Ciao brother
Roberta Bedosti - 05-03-2004
Adolescenti





Dalla 3 C arrivava un forte brusìo, alcuni ragazzi uscirono nel corridoio incontro alla prof. d' inglese.
- Prof. venga. Rashid e Cristian si picchiano ! -.
Barbara Cavenaghi si precipitò in classe appena in tempo per vedere i due ragazzi che si affrontavano come due galletti da combattimento, spintonandosi brutalmente.
- No sono ladro ! - urlava Rashid sulla faccia di Cristian.
- What' s the matter with you ? -
Alla voce della prof. Cristian lasciò il maglione di Rashid e si staccò dal ragazzo.
- Cristian, Rashid smettetela ! -
Rashi appariva il più sconvolto dei due, tremava e ripeteva " Prof. lui dice io ladro. Io no sono ladro".
- Ladro ? Ma che cosa dici? Ragazzi andate a posto. Qualcuno mi vuol dire che cosa è successo ? -.
La classe piombò in un improvviso, imbarazzato silenzio. Poi qualcuno cominciò una frase qualche altro la completò, finché tutto precipitò di nuovo nel caos di voci sovrapposte, informazioni confuse e incomplete.
- Basta ! - urlò l' insegnante, ottenendo un nuovo, pesante silenzio.
Giulia alzò la mano e, a un cenno dell' insegnante cominciò.
- La prof. Ariberti è entrata a cercare il cellulare, perché non lo trovava più, allora Cristian ha detto che nell' intervallo Rashid l' aveva preso in mano….-
- Io l'ho messo subito lì - sbottò Rashi indicando la cattedra.
- Zitto Rashid. Continua Giulia -
- Al cambio d' ora Rashid ha dato una spinta a Cristian -
- E mi ha chiamato bastardo bugiardo - interruppe Cristian
- Sì - confermò Giulia - allora Cristian glia ha detto " Non sarà la prima volta che rubi 2 e Rashid si è messo a urlare " Non sono un ladro" e a spintonare Cristian -.
- Molto bene, anzi male. Adesso è tutto più chiaro - la donna firmò il registro come per prendere tempo, poi cominciò a girare tra i banchi
- Così basta che Rashid prenda in mano un cellulare per diventare un probabile ladro ? E se l ' avesse preso in mano Fabrizio o Michele ? L' avreste accusato subito ? - .
- Ma prof. loro non conoscono tanti " vo' cumpra' " come Rashid - esclamò Paolo sorridendo.
- Credi di essere spiritoso ? - la donna lo guardò dritto negli occhi - Rashid conosce qualche ambulante perché parla la stessa lingua. What about your class test ? Where did you steal the right answers ? - .
Paolo abbassò gli occhi confuso.
- Non è bello essere accusati di aver " rubato " le risposte giuste eh ? E tu Cristian …-.
In quel momento la prof. Pittigliani bussò e mise dentro la testa.
- Ragazzi, il cellulare della prof. Ariberti è stato ritrovato, l' aveva messo nel suo cassetto e se ne era dimenticata -.
- Ma allora quello che aveva preso Rashid nell' intervallo ? - chiese Cristian ancora in preda alle ultime emozioni.
- Rashid non " aveva preso " nessun cellulare - puntualizzò la donna - il mio cellulare, che è uguale a quello della prof. Ariberti era sulla cattedra e io ho approfittato dell' intervallo per insegnargli l' ora - poi sorrise alla classe e uscì.
La Cavenaghi rivolse a Cristian uno sguardo inequivocabile. Il ragazzo si schiarì la voce e chiese scusa a Rashid che sembrava essersi ormai calmato.
- All right. Let's go on with our lesson, open your books, please -.
La donna cominciò a scrivere alcune domande alla lavagna: i ragazzi tenevano gli occhi fissi sui loro libri.
Irene evitò lo sguardo di Paolo. Si chiedeva che cosa l' avesse spinto a dire quelle cretinate sui " vo' cumpra' ". Possibile che si fosse sbagliata così clamorosamente su di lui ? Eppure ogni giorno le rivolgeva mille piccole attenzioni, che stavano diventando il loro codice segreto .
Paolo copiava meccanicamente le frasi dalla lavagna, mangiandosi le unghie nervosamente.
" Cretino cretino, cretino, urlava ossessivamente nel suo cervello, perché cavolo aveva tirato in ballo i " vo' cumpra'"? Sapeva benissimo che si era giocato in un attimo la considerazione che si era faticosamente conquistato da quando era in banco con Irene. E come se non bastasse ci si era messa anche la prof. d' inglese. Accidenti gli mancava solo un' altra insufficienza per giocarsi l' iscrizione al Liceo Artistico.
- Paolo, read your answers, please -.
La voce della prof. lo fece sobbalzare. Si guardò intorno disperato. Per fortuna nessuno se ne accorse e riuscì a leggere le risposte che Irene gli indicava sul proprio quaderno.
- All right, forse hai finalmente cominciato a studiare - concluse soddisfatta l 'insegnante.
Paolo cercò gli occhi di Irene, ma la ragazza continuava ad evitare il suo sguardo. Avrebbe voluto abbracciarla, sentire il profumo dei suoi capelli e invece non trovò di meglio che disegnarle un delizioso gnometto con una cintura a forma di " GRAZIE".






Giulia raggiunse Irene che stava parlando con l' insegnante di lettere.
- Posso ascoltare anch'io ? - azzardò alle spalle dell' amica.
- Mi stava corrompendo perché non vuole fare Mamma Capuleti, invece secondo me diventerà perfetta - rispose l' insegnante.
- Irene, se lo dice la Pitti……- esclamò Giulia scambiando con l' insegnante uno sguardo di complicità.
- Non è vero, sono troppo timida. Non potrei fare un servitore ? -.
- Non se ne parla nemmeno. - concluse la donna decisa - Lasciatemi scappare che mia figlia ha dimenticato le chiavi in casa e poi sta cominciando…- stese la mano, bagnata dalle prime gocce di nevischio - sta cominciando a nevicare. A domani - e si allontanò veloce.
Il cielo era biancastro, l' aria tagliente e gocce gelate entravano negli occhi. Le due ragazze si tirarono i cappucci sulla testa e proseguirono in fretta.
- Oggi non sei aspettata ? - chiese Irene maliziosamente.
Giulia si voltò per controllare che nessuna compagna le seguisse.
- No, oggi Maurizio non è a scuola. Ha fatto le gare di nuoto, però mi viene a prendere dopo l' allenamento. Sai è la prima volta che…- non riusciva a trovare le parole per descrivere all' amica la nuova sensazione che provava per il ragazzo.
- Che t' innamori ? - suggerì Irene.
- Non so se sia amore, però quando lo vedo mi sento tutta…….ho voglia di correre e di arrampicarmi sugli alberi. Prima che il tempo fosse così brutto lo facevamo. -.
- Vi arrampicavate sugli alberi ? -
- Non proprio, correvamo fino a non avere più fiato, poi ci lasciavamo cadere ai piedi degli alberi e stavamo lì a guardare il cielo tra i rami.-
- Ti ha mai dato un bacio ? - chiese all' improvviso Irene.
Giulia restò un attimo perplessa, si chinò ad allacciarsi una scarpa per prendere tempo. Irene era la sua migliore amica, le aveva sempre detto tutto, eppure un non so che di strano una specie di nuovo, sconosciuto pudore le impediva di dire la verità.
- Non proprio - rispose a bassa voce
- Come non proprio, ti ha baciata o no ? - incalzò Irene, tirandosi il cappuccio fin sopra gli occhi.
- Mi bacia sempre sulle guance quando mi saluta e mi ha sfiorato il collo con le labbra, ma non un bacio sulla bocca, no, non ancora -. " Bugiarda, bugiarda " si ripeteva senza guardare l' amica. Invece Maurizio l' aveva baciata. Lei si era girata e se l' era trovato così vicino che non aveva potuto fare altro. Un bacio lunghissimo che li aveva lasciati con gli occhi brillanti, emozionati, muti fino al portone di casa.
- Tu invece sempre convinta che Paolo sia un sensibile incompreso ? - cambiò discorso Giulia.
- Mi sembrava che fosse cambiato, fino all' altro giorno - rispose Irene guardando per terra.
- Già con quella battuta su Rashid e i vo' cumpra' si è messo al livello di Cristian -.
Irene taceva. Sapeva bene che Giulia aveva ragione. Paolo l' aveva delusa, le sembrava di aver sprecato inutilmente tutte le sue energie, tuttavia cercò di difenderlo.
- Sai quando è in gruppo fa ancora lo scemo, però da solo è diverso -.
- Vuoi dire che c' è un " da solo " che mi nascondi ? - insinuò Giulia
- Voglio dire che come compagno di banco è simpatico, disponibile e molto gentile - si lasciò
sfuggire Irene.
- Diciamo che ti sei presa una bella cotta! - concluse Giulia mettendole una mano sulla spalla.
Irene sorrise e, per la prima volta , non negò.
- Accidenti - esclamò - devo andare a prendere mio fratello, me ne ero completamente
dimenticata - e lasciando l' amica che sorrideva soddisfatta, si mise a correre.






La neve era caduta fitta fitta per tutta la notte e quando Sara Pittignani spalancò la finestra, aspirò a pieni polmoni l' aria pulita del mattino. Si chinò sulla figlia per svegliarla. Era così vicina che sentiva il suo respiro sulla faccia, come quando da piccola si addormentava nel lettone. Le scostò un ricciolo dalla fronte e sussurrò:
- Sveglia dormigliona, c'è la neve -.
La ragazza si mosse appena, sorrise prima di spalancare gli occhi ed esclamare:
- Stavo facendo un sogno bellissimo -.
- Davvero ? -
- Volavo, cioè camminavo sugli alberi, da una albero all' altro in un bosco pieno di neve -
- Alzati gnomo del bosco o farai tardi a scuola, perché oggi non potrai usare la bici -.
Le strade erano ancora un po' addormentate, ma c'era quell' allegria festosa della prima nevicata, i clakson più discreti , il ritmo un po' più lento. Sara svoltò l' angolo ed entrò nel bar. Le piaceva, la mattina, raggiungere l' amica Barbara Cavenaghi, scambiare le prime battute della giornata, accordandosi su qualche lavoro comune. Barbara era la sua collega d' inglese, lavoravano insieme da poco, ma si erano intese subito ed erano diventate inseparabili. Entrarono a scuola chiacchierando fitto fitto come se si fossero riviste dopo una lunga assenza.
- Tanto è inutile che ci diamo tanto da fare, dovremmo rimandarli a casa loro. Il governo li fa
entrare tutti e ce li troviamo in classe che guastano gli altri - tuonava una voce inconfondibile dall' aula docenti.
Sara e Barbara si scambiarono un' occhiata d' intesa ed entrarono nella stanza. La collega Colombo stava tenendo una delle sue conferenze antistranieri ad un pubblico di insegnanti assonnati che cercavano di recuperare il registro e fuggire nelle classi.
- E poi non ci sono mai stati tanti furti come adesso, da quando abbiamo tutti questi marocchini. L' altro giorno non avevano fatto sparire il cellulare della Ariberti ? -
- Veramente l' aveva dimenticato - sbottò Sara seccata.
- Oh, è arrivato Perry Mason - esclamò la Colombo ironicamente.
- Guarda che io Rashid lo conosco bene - aggiunse Barbara - perché lo seguo per il progetto stranieri, è un ragazzo buono, che ha sofferto molto, è proprio inutile ragionare coi soliti luoghi comuni -.
- Beh, beh, difendeteli pure, ci metteranno i piedi in testa - e continuò nel corridoio - una bella pulizia, ecco cosa farei una bella pulizia -.
- Non perdiamo tempo - disse Barbara, scaldandosi le mani sul termosifone - vediamo quali parti posso far leggere io in inglese -.
Sara tirò fuori molti fogli che sparse sul grande tavolo.
- Direi la prima scena del balcone ?-
- Tutta ? -
- Sì, non si può tagliare e poi il monologo di Mercuzio -.
Si immersero nel lavoro finché non si udì un ticchettìo di passi frettolosi. Alzarono la testa.
- Ciao, sono in ritardo - entrò la Ariberti come un ciclone, aprì un cassetto da cui rotolarono due libri e un astuccio
- Accidenti quando si ha fretta - prese il registro e richiuse il cassetto, prima che tutto precipitasse di nuovo. Arrivata alla porta fece dietro front si tolse la pelliccia
- Che cosa fate ? - e l' appese all' attaccapanni
- Stiamo programmando " Giulietta e Romeo".
- Sì però questi ragazzi non studiano eh, hanno fatto un compito orribile e poi…-
- Ehmmm- tossicchiò la bidella sulla porta - professoressa Ariberti la classe è scoperta, sa, manca una mia collega…-
- Ah sì, sì arrivo, arrivo - e si precipitò ancheggiando, in bilico sugli stivali troppo alti.
Le due amiche si guardarono e scoppiarono a ridere.






- Maurizio hai dello shampoo ?-
- Credo di averlo finito - si mise a cercare nella sacca
- Tieni - Rashid allungò la bottiglietta al ragazzo sotto la doccia.
Carlo detto " il lungo " fece un passo verso di lui e se ne versò un po' sulla testa, mentre Cristian approfittò del momento per aprire l' acqua calda e chiudergli la fredda.
- Sei stato bravo, senza di te non avremmo vinto la staffetta - disse Carlo soddisfatto, restituendo lo shampoo e visto che Rashid sorrideva, senza dar segno di aver capito, si mise a gesticolare, mimando il crawl.
- Tu sei bravo nuoti bene -.
- Sì, s' io nuota da piccolo nel mare -.
- Ahhhhh - Carlo schizzò via dalla doccia bollente - porca…..-
Cristian cominciò a spruzzarlo di acqua fredda e in un attimo le docce si trasformarono in un carosello di spruzzi, schizzi e risate. Rashid si tirovò di colpo tra alte onde spumeggianti, bruni ragazzini, occhi brillanti, denti bianchissimi. Giù tutti sotto le onde, gare infinite per chi stava più sotto e lui Rashid era sempre l' ultimo portato in trionfo sulle spalle degli amici, rovesciato sulla sabbia fine, caldissima, dove finalmente poteva riprendere fiato.
- Cos' è questo casino ? - la voce del bagnino portò il silenzio per un attimo, poi lentamente in un vociare più contenuto i giovani nuotatori lasciarono il campo di battaglia.
Maurizio e Paolo fecero un pezzo di strada insieme parlando animatamente, fermandosi ogni tanto davanti a qualche vetrina sportiva a sognare futuri successi.
- Perché non vieni a casa mia, sono solo potremmo navigare un po' ? - propose Paolo.
- E' un po' tardi -
- A che ora devi essere a casa ? -
- No…è che.. devo andare a prendere una compagna - confessò Maurizio tutto d' un fiato.
- Una compagna o la tua ragazza ? - insinuò Paolo.
- Un' amica…- Maurizio cercava le parole, vedeva il viso sorridente di Giulia - un' amica un po' speciale -.
- L' hai mai baciata ? - chiese Paolo.
Maurizio rimase un po' sconcertato dai modi troppo spicci del compagno.
- No, no - riguardò l' orologio - forse posso venire per una mezz' ora -.
- Bene -.
Paolo prese a calci una lattina di Coca cola e la passò all' amico, che, invece, la raccolse e la gettò nel primo cestino. Paolo aprì la porta di casa, buttò lo zaino per terra e fece entrare Maurizio nella sua camera.
- Vuoi bere qualcosa ?- chiese, aprendo il frigo.
- Una sprite , grazie - urlò Maurizio dall' altra stanza.
Il ragazzo guardava i disegni di Paolo appesi alle pareti, poi prese il ritratto di Irene che spuntava dalla teca semiaperta, lo allontanò, lo avvicinò alla finestra.
- Bello - esclamò, sentendo Paolo alle sue spalle.
- Non è finito, manca…lei non sorride così -
Maurizio lo osservava compiaciuto, stava scoprendo un segreto: era il momento della sua rivincita.
Paolo lo guardò negli occhi, per la prima volta serio.
- Se dici una parola io… --
- Tranquillo fratello - rispose calmo Maurizio.
Paolo tornò a sorridere.
- Ciao brother. Anche tu ascolti il vecchio Jack Folla ? -
- Tutti i giorni -

I due ragazzi si sedettero davanti al computer, per condividere una ricerca, una scoperta, forse per iniziare una nuova amicizia.


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