Nick Novecento
Roberta Bedosti - 24-02-2004
Adolescenti





Giulia entrò nello spogliatoio e trovò Maria che stava cambiandosi lentamente.
- Sbrigati lumaca - .
- Eh, arrivo, arrivo. Gliel' avete detto al prof. che stavo finendo di copiare il compito di francese ?
chiese la ragazza togliendosi gli occhiali.
- Certo, per questo mi ha mandato a recuperarti, qualcuno ha detto che era una scusa per non far la partita… -
- Scommettiamo che indovino chi è stato? - Maria stringeva nervosamente gli occhiali - tanto è sempre lui, ce l' ha con me -.
- Smettila Maria, non cominciare il solito tormentone. Sbrigati invece ! - le strappò gli occhiali di mano e li infilò velocemente nella tasca dello zaino.
- Come se, come se,- aveva cominciato a tremarle il labbro inferiore - come se non lo sapessi che Fabrizio ride ogni volta che non prendo la palla e Paolo fa la mia imitazione e….e…Cristian - e come un fiume in piena scoppiò in un pianto irrefrenabile.
Giulia restò a guardarla, per un attimo immobile, incerta se consolarla o buttarla sul ridere, poi le mise una mano sulla spalla e la lasciò sfogare.
Entrò Irene di corsa.
- Allora il prof. è scocciato, ma …cosa succede ? -
- Niente, niente - rispose Giulia - forse è meglio dire che Maria sta male -.
- No - sussurrò Maria tra un singhiozzo e l' altro - sarebbe ancora peggio -.
- Ho un' idea - esclamò Irene -fingi di zoppicare un po', come se avessi messo male il piede -.
Le compagne la guardarono incredule.
- Beh, non è una bugia molto grave - si giustificò la ragazza - almeno nessuno ti prenderà in giro -
- Non ti fa molto bene stare in banco con Paolo! - esclamò Giulia.
- A stare con lo zoppo…- aggiunse Maria.
- Provi a zoppicare - concluse Irene e trascinò in palestra la compagna soffocando una risata.
Tra gli sguardi sorpresi dei compagni e i commenti a denti stretti dell' insegnante Maria fu collocata a sedere e potè godersi in santa pace una partita senza preoccuparsi di essere scattante. Alla fine dell' ora si avviò tranquilla nello spogliatoio, dimenticandosi della presunta storta.
- Come va il piede ? - la voce del prof. la fece sobbalzare.
- Meglio, grazie, riesco ad appoggiarlo - sorrise e guardò il professore, che, essendo senza occhiali, le apparve un po' sfuocato, ma incoraggiante.
Raggiunse gli spogliatoi appena in tempo per riconoscere la voce di Veronica.
- Non è vero che Fabrizio la prende sempre in giro, è lei che è lenta. Sarà la più brava della classe, ma è la più imbranata -.
- Povero Fabrizio, guai a chi te lo tocca - le urlò Maria, arrivandole alle spalle.
Veronica si voltò di scatto, avvampò, afferrò lo zaino e uscì di corsa.
Giulia guardò la compagna con uno sguardo divertito.
- Brava Maria, per la prima volta hai fatto canestro -.
- Sarò anche imbranata - rispose, mettendosi gli occhiali - ma ci vedo benissimo -.
- Insomma con questi cambi di posto se ne vedranno delle belle. Dovrò stare più attenta a Rashid - concluse Giulia, sorridendo maliziosa.






- Chi vuole venire a presentare il suo libro ? - chiese la prof. Pittigliani, sollevando la testa dal registro.
Silenzio.
- Devo chiamare io ? - continuò sperando di vedere qualche volontario.
Veronica si alzò e si diresse vero la cattedra.
- Io ho letto " Novecento " di Baricco - iniziò decisa.
- Bene - s' illuminò la prof. - ne vuoi parlare ai tuoi compagni ? -
Veronica fece una breve sintesi, poi aprì il libro e cominciò a leggere.
"Non c' era niente da fare, doveva succedere e adesso stava succedendo: Danny Boodman T.D. Lemon Novecento sarebbe sceso dal " Virginian", nel porto di New York, un giorno di febbraio. Dopo trentadue anni vissuti sul mare, sarebbe sceso a terra , per vedere il mare……….."
Le parole scivolavano come onde dell' oceano, accarezzavano le immagini e le accendevano negli occhi dei ragazzi. I compagni ascoltavano rapiti la bella voce di Veronica, affascinati dal suo viso espressivo che tradiva un' emozione sofferta, a tratti dolorosa.
Fuori si era alzato un vento forte, uno di quei venti che soffiano per giorni interi, strappando le foglie dagli alberi e sollevandole in secchi mulinelli variopinti. Un vento che porta nubi grigiastre o cieli azzurri, quasi taglienti. Un vento insistente e impietoso che spoglia la città e la intristisce in un inverno precoce.
"E intanto lui là, fermo, con un piede sul secondo gradino e uno sul terzo. Se ne rimase così per un tempo eterno. Guardava davanti a sé, sembrava cercasse qualcosa. E alla fine fece una cosa strana. Si tolse il cappello, allungò la mano oltre il mancorrente della scaletta e lo lasciò cadere giù…….."
Erano tutti lì ragazzi dagli occhi brillanti e dalle labbra rosa, proiettati in un futuro incerto, ma pieno di sogni, erano lì sul piroscafo insieme a Nick Novecento e speravano che Nick si decidesse a scendere per esplorare il mondo, erano lì sulla scaletta del loro piroscafo, pronti a salpare verso spazi immensi, desiderosi di vivere grandi avventure.
"Adesso so che quel giorno Novecento aveva deciso di sedersi davanti ai tasti bianchi e neri della sua vita e di iniziare a suonare una musica assurda e geniale, complicata, ma bella, la più grande di tutte. E che su quella musica avrebbe ballato quel che rimaneva dei suoi anni. E che mai più sarebbe stato infelice….". Veronica chiuse il libro e per un attimo la magia dei suoni continuò a regnare nella classe, neppure l' insegnante sembrava voler turbare l' atmosfera e l' accompagnò al posto con un sorriso soddisfatto. Veronica incrociò lo sguardo luminoso del suo compagno di banco che le sussurrò
- Brava -
e subito ritornò il bravo ragazzo attento e concentrato.
Veronica non stava più nella pelle da quando le era capitata la fortuna di essere in banco con Fabrizio, il più bello, il più bravo, il più simpatico della classe. Tutte le compagne la invidiavano e la tempestavano di domande a cui non sapeva mai cosa rispondere. " Com' era Fabrizio come compagno di banco? Boh! " Normale, gentile, corretto, l' aiutava se aveva bisogno in un compito, ma con lei rideva poco, sembrava stranamente timido . E lei ? Lei si sarebbe fatta ammazzare piuttosto che confessare a qualcuno il suo amore. Perché amore era. Non poteva essere altro quell' emozione che la prendeva quando lui la sfiorava appena, quando la guardava con quel sorriso malizioso. Quante volte aveva finto di dimenticare il libro per potergli stare più vicina, quasi per rubare un po' d' intimità anche in mezzo a tante persone. Ora si sentiva felice. Lei aveva letto con tutta la passione di cui era capace, aveva letto soprattutto per lui, perché si accorgesse della sua voce, dei suoi occhi, della sua bella bocca e finalmente quel " Brava " sussurrato, quasi furtivo, era arrivato a completare la sua gioia. Decise di sfruttare quell' improvviso momento di complicità.
- Perché non ti offri ? - gli sussurrò vicinissima.
- Non sono bravo come te, io ho…..
- Non è vero - incalzò lei - se vuoi sei bravissimo, dimenticati della classe, dimenticati di essere Fabrizio -
- Allora nessun altro ? - la voce della prof. ruppe l' incanto di una brevissima intimità tanto sognata.
- Io - Fabrizio ascoltò il suono della propria voce come se appartenesse ad un' altra persona - io ho letto " Il buio oltre la siepe " - .
Fece i pochi passi che lo separavano dalla cattedra nella confusione più totale. " Perché si era lasciato convincere ?" Cominciava a sentire addosso gli sguardi di tutte le ragazze. " Accidenti adesso diventerò rosso come un pomodoro e leggerò malissimo ". Si schiarì la voce nervosamente e incrociò gli occhi di Veronica. Si sentì inondare da un piacevole calore, una bella energia che lo trasportò lontano dalla classe, lontano dalle sue paure. E così fu……..e…….e…..e…e si trovò a dar voce e corpo a quei personaggi. Quando ebbe finito di leggere si sentì rilassato e felice come dopo una bella corsa. L' insegnante aveva l ' aria soddisfatta e da tutta la classe partirono gridolini d' ammirazione. Si sedette ancora un po' frastornato, mentre l' insegnante richiamava al silenzio per assegnare i compiti. Solo allora si girò di scatto verso Veronica e quasi timoroso di trovarsi di nuovo calamitato dai suoi occhi le sussurrò un maldestro " Grazie " e si chinò sotto il banco per cercare il diario.






- Buona giornata prof. - urlò il ragazzo zigzagando con la bici
- Ciao, Cristian, cerca di non cadere di nuovo
- Non si preoccupi, ho imparato la lezione -.
L' insegnante scosse la testa poco convinta.
- Ricordati i soldi per il teatro: domani è l' ultimo giorno - aggiunse, alzando leggermente la voce, ma il ragazzo la salutò con la mano, ormai lontano.
" Benedetto ragazzo, sempre le stesse cose ". Però quest' anno sembrava davvero cambiato, anche se le colleghe…. Il pensiero del futuro Consiglio di Classe e delle inevitabili lamentele su Cristian la fecero rabbrividire per un attimo.
Sara Pittigliani camminava veloce, con il suo passo un po' saltellante, il magro corpo leggermente proteso in avanti, quasi a raggiungere un traguardo vicinissimo. Era vicina alla cinquantina e aveva vissuto più coi ragazzi che da sola, tanto da conservare quel candore un po' infantile e quell' allegria con cui riusciva a sdrammatizzare qualsiasi situazione. Per i " primini " era una continua fonte di sorprese, per i veterani di terza era una presenza rassicurante, faceva ormai parte della loro vita. Quando al termine delle lezioni lo sciame di alunni si riversava fuori per perdersi in infiniti rivoli, c'era sempre qualcuno che le si affiancava con la scusa di qualche dubbio scolastico e le confidava problemi e conflitti, qualche altro le faceva trovare bigliettini dentro i compiti in classe: consigli, s.o.s, piccole confessioni. Sara era felice di quel rapporto così particolare che riusciva a stabilire con gli alunni. Conosceva bene il confine tra la sua vita privata e la sua professionalità ed era molto attenta a non confondere i due piani: troppe volte, nel passato, si era scontrata con bigottismi e fraintendimenti per la sua ingenuità. Disponibile, affettuosa, ma restava sempre lei l' insegnante e loro gli alunni .
Entrò in casa e si sdraiò sul divano assaporando quel momento così piacevole in cui rivedeva la mattinata alla moviola e già programmava il pomeriggio, prima che marito e figlia la inondassero di piccoli problemi.
Era abbastanza soddisfatta. L' idea di far leggere in classe brani scelti dai ragazzi aveva creato una bellissima atmosfera e aveva costretto tutti, perfino i più pigri, ad uno sforzo di approfondimento.
L' idea le era venuta vedendo Totem, la trasmissione di Baricco. Aveva avuto qualche perplessità: sarebbero stati capaci a 14 anni di tirar fuori il brano più significativo ? significativo ? perché ? sarebbero caduti nella banalità ? Aveva rischiato e il tentativo stava dando frutti tuttaltro che disprezzabili.
" Accidenti !" si ricordò all' improvviso che aveva lasciato a scuola i film " L' amico ritrovato " e
" La vita è bella ", di cui voleva analizzare alcune scene, prima di vederli coi ragazzi.
" Accidenti " - ripetè tra sé -" perché non uso un' agenda come tutti ? ".
In effetti aveva provato una volta, ma dopo poche annotazioni qua e là se ne restava tristemente vuota. Preferiva fidarsi della sua prodigiosa memoria.
- Si invecchia - sospirò alzandosi - sarà meglio preparare qualcosa da mangiare ! -






La voce della prof Gentili arrivava ovattata alle orecchie di Rashid, che, in una giungla di parole incomprensibili , captava, di tanto in tanto un suono abituale e s' illuminava tutto come un bimbo a Natale.
- Che cosa vedete di nuovo in questo ritratto?-
Silenzio.
- Riguardate questo quadro che abbiamo già visto. Ci sono dei ritratti ?-
- Le persone inginocchiate -.
- Sì, Paolo e che tipo di quadro è ? -
- Religioso - rispose pronto il ragazzo.
- Certo, perciò i protagonisti del quadro non sono loro. Questi sono i primi ritratti dei.. ?-
- Committenti - urlò Ines leggendo dagli appunti, compiaciuta della propria diligenza.
Rashid continuava la sua silenziosa battaglia di suoni sconosciuti e cercava di ricordare dove aveva già visto quei volti addolorati, quei colori accesi. Riaffioravano immagini di chiese vuote dalle pareti coperte di quadri, altari dorati e scuri confessionali, dove aveva talvolta trovato rifugio dopo una giornata di cammino. Strade piene di gente indifferente al suo sguardo implorante, al suo disperato bisogno d' amore. Quando qualcuno gli chiedeva qualcosa, si ritraeva spaventato, come un animale ferito, si confondeva tra i vicoli pieni di rumori, di odori, dove spesso riusciva a rubare un po' di frutta.
I compagni alzavano la mano e parlavano il loro linguaggio ordinato, pulito. Improvvisamente si trovò con la mano alzata.
- Sì, Rashid ? -
La prof. si rivolgeva proprio a lui, il suo sguardo era buono, ma lui non sapeva cosa dire. Cominciò a sorridere, come faceva sempre quando si sentiva umiliato.
- Spagna - sbottò come se la parola fosse uscita troppo precipitosamente dalla sua bocca.
- Spagna ? -
I compagni si voltarono sorpresi verso di lui, era la prima volta che interveniva in una lezione: L' insegnante ripeteva a bassa voce la stessa parola, sforzandosi di interpretare la risposta del ragazzo e poi avvenne il miracolo. La donna introdusse nella macchina bianca un libro e sul muro apparvero le chiese di Spagna, i volti ossuti, i mantelli rossi dei santi e Rashid s' illuminò:
- Sì, sì Spagna ! -
I compagni lo guardarono come se lo vedessero per la prima volta, mentre la voce della prof. continuava a sparare una raffica di parole tra le quali, ogni tanto, trovava un appiglio. Giulia gli diede un pizzicotto sul braccio e gli sussurrò : - Bravo-.
- Adesso chi ha portato una foto abbastanza grande cominci a fare il ritratto - riprese l' insegnante
- Prof. io mi sono dimenticato -.
La Gentili fece un profondo respiro per non esplodere.
- Cristian, siamo alle solite: giovedì scorso non avevi i pennarelli, oggi la foto -.
- Ha ragione prof, ma..vede io stamattina avevo messo una foto grande di Britney Spears in una cartelletta - prese fiato e si guardò attorno. Ines e Isabella si davano delle gomitate, mentre Samanta cercava di coinvolgere Paolo in qualche stupida risata.
- E allora ? - lo incalzò l' insegnante.
- Allora ho dimenticato a casa la cartelletta -.
La donna prese il registro scrisse l ' inevitabile nota, scelse una foto sulla cattedra, la lasciò in silenzio sul banco di Cristian e proseguì la spiegazione. Presto la classe si ritrovò in un operoso laboratorio. Ogni tanto qualcuno si alzava, chiedeva aiuto, poi tornava al posto e riprendeva il lavoro. Paolo era felice. Aveva avuto il permesso di ritrarre Irene dal vivo e poteva osservarla con calma, senza imbarazzi. Irene si sentiva orgogliosa di quel privilegio e lasciava trapelare un timido sorriso che le illuminava gli occhi e dava un po' di colore alle guance.


continua

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