Jekill e Hyde
Roberta Bedosti - 16-02-2004
Adolescenti




" Allora sempre su Internet ? "
" Stavo cercando materiale per la relazione di geografia" mentì Irene, rannicchiandosi sul letto.
" Io l' ho già finita, perché oggi ho l' allenamento. Ho trovato un sito con delle immagini troppo carine. Sono sicura che faranno impazzire la Pitti ".
" Secondo te domani c'è la Pittigliani? Ho sentito dire dai primini che avranno un' ora di supplenza"
Stavano entrambe parlando d' altro, come se un lieve imbarazzo le trattenesse dall' affrontare l' argomento. Giulia fece un timido tentativo.
" Volevo dirti che mi dispiace per oggi, ma ero così felice per lo scampato pericolo che sono andata giù un po' sul pesante ". Irene sorrise.
" Ti conosco, però prima di dire una cavolata… "
" Contare fino a dieci " recitarono in coro e scoppiarono a ridere Il temporale era passato e aveva lasciato solo qualche bianca nuvola sfilacciata.
" Indovina chi ho incontrato al parco ?"
" Girl or boy ?"
" Boy of course "
" Dal tono potrebbe essere Martini di 3° A"
" Magari, lasciamo stare gli dei, un po' più giù ".
Irene cercò tra i belli di 3° A, terreno preferito di Giulia e sparò decisa:
" Maurizio, Maurizio Dorigotti ".
" Canestro " esultò Giulia " lo sapevi che aveva avuto una storia con Alessandra ? Ma adesso è tutto finito, lei è una deficiente, pensa che mentre stava con lui andava dietro al Lungo di 3° C, poi Maurizio li ha beccati al cinema e ora è libero cittadino "..
" Ma non è un po', un po'…" Irene non riusciva a trovare la parola per non offendere l' amica che sembrava così entusiasta.
" Un po' troppo fighetto ? Sì, ma non più di tanto. Abbiamo scoperto un sacco di cose in comune: è cintura marrone di judo e forse andrà ai campionati italiani, ama il basket e anche lui suona la chitarra"
" No, non ci credo, non sembra il tipo sensibile "
Te l' ho detto dottor Jekill e Mr. Hyde, a proposito hai finito di leggerlo".
" Sì ho già cominciato a fare la scheda, ma mi sono bloccata sull' ultimo punto".
" Il punto più importante " sentenziò Giulia imitando la voce della prof. di lettere " il messaggio ragazzi, anzi i messaggi, dovete abituarvi a cogliere i messaggi dell' autore ".
" Già , come se fosse facile".

" Sì, che è facile, beh certo non per le matematiche come te. E' uno sdoppiamento: Jekill era stufo di essere considerato da tutti il buono e si tira fuori Hyde, il lato oscuro, quello che ognuno di noi cerca di nascondere, perché ne ha paura . Ad esempio per me Paolo è un pallone gonfiato, un po' sfigato, ma magari, qualcuno riesce a tirargli fuori Jekill e…."
Pesante silenzio dall' altra parte. Giulia capì che stava di nuovo giocando col fuoco e prese il toro per le corna:
" Insomma si può sapere perché io ti racconto tutto di me e tu non mi dici mai niente? Non sei una vera amica. Non ti fidi di me. E' vero io parlo molto, ma so tenere un segreto ".
" Non c' è proprio niente da sapere. E' che credo che anche Paolo abbia un suo Jekill molto nascosto, solo che se ne vergogna ".
" Finalmente " pensò Giulia " il ghiaccio è rotto ".
" Deve essere nascosto molto bene, perché io non ho mai visto altro che caricature e prese per i fondelli "
" Le caricature sono il suo modo di comunicare " replicò Irene e temendo di scoprirsi troppo " comunque hai ragione, spesso è insopportabile. Come sei rimasta con Maurizio ? ".
" Ci vediamo domani all' ingresso del Parco. Non mi va che in classe comincino subito a spettegolare. Ora ti lascio, perché voglio fare inglese, prima dell' allenamento ".
Finita la telefonata Giulia balzò in piedi, piroettò felice per la stanza.
" E vai! Sì,sì, sì! O.K. Irene ".
Si sdraiò sul letto, chiuse gli occhi e passò alla moviola tutto il percorso nel parco. Maurizio le aveva sfiorato i capelli prendendole lo zaino e lei aveva sentito un piccolo brivido e aveva finto d' inciampare, per nascondere il rossore alle guance. Era la prima volta che passava tanto tempo da sola con un ragazzo. Spesso si trovava ad essere l' unica donna con 5 o 6 maschi e subito diventava come loro, tanto che aveva sempre pensato che la considerassero un amico più che una ragazza.
Per la prima volta la sua solita parlantina si era inceppata: era rimasta in ascolto, quasi imbarazzata.
Le era esplosa una strana dolcezza, che non sapeva come affrontare, perciò, prima di lasciare il ragazzo, si era buttata sull' umorismo per ritrovare la sua sicurezza.




Rashid correva più forte che poteva, di tanto in tanto si fermava per riprendere fiato, poi riprendeva più veloce.
" Accidenti questo stupido orologio, proprio adesso doveva fermarsi" pensò, mentre svoltava l' angolo. Vide gli ultimi alunni entrare nel portone e, con un disperato scatto finale, riuscì a mescolarsi alla folla vociante che si dirigeva verso le scale.
" Salvo " respirò a pieni polmoni. Non avrebbe dovuto sopportare lo sguardo di disapprovazione dell' insegnante e i sorrisetti dei compagni seduti e composti nei loro banchi. Già ieri si era sentito, come un cavallo alla fiera.
Ricordava di esserci stato una volta con lo zio, nel paese vicino al suo: tutti parlavano forte, gesticolavano, bevevano e lui ne aveva approfittato per sparire. Si era divertito un mondo a girare da solo, fiero del gilet che la zia gli aveva regalato. Era ricomparso proprio quando lo zio, soddisfatto per i buoni affari, lo aveva portato a mangiare i suoi dolci preferiti.
Sì, ieri era stato imbarazzante sentirsi tutti quegli occhi addosso, avrebbe voluto scomparire.
Entrò in classe e riconobbe Giulia, che lo salutò con un gioioso " Ciao " e lo guidò al terzo banco, senza parlare.
" Chissà forse questa ragazza così gentile, che ieri nascondeva qualcosa, gli avrebbe risparmiato le solite domande "Da dove vieni? Da quanto tempo sei in Italia ? ".
Non aveva più risposte da dare, era stanco, era avvenuto tutto così in fretta che voleva solo essere lasciato in pace.
Giulia gli scrisse sul quaderno " GIULIA" poi fece scattare un altro colore della penna e gli fece cenno di scrivere il suo nome. Rashid lo scrisse e cercò di imitarla, ma la penna non scattò. Giulia la fece scattare alcune volte e la mise sul banco del compagno. Improvvisamente tutti si alzarono in piedi e Rashid pensò ai militari, che aveva visto una volta in parata, mentre loro, bambini, cercavano di imitarne il passo e il portamento. Era passato tanto tempo: c'era ancora suo padre.
" Rashid " la voce dell' insegnante lo fece sobbalzare. Era una giovane donna, dai corti capelli scuri e un' espressione molto dolce.
" Prendi questo flauto, lo puoi tenere finché non ne avrai uno. Sai suonare ?".
L' insegnante gli tendeva un flauto e forse voleva che lui suonasse, ma non si ricordava nessuna canzone. Prese lo strumento e lo rigirò tra le mani. " Che cosa doveva farne ?". Mise le dita in una posizione che conosceva e soffiò piano, poi meccanicamente le dita si spostarono da sole sulle note di un motivetto, che aveva suonato decine di volte con suo fratello.


" Bravo, molto bravo" l'insegnante lo accompagnò al suo posto tra gli sguardi stupiti e ammirati dei compagni.
" Aprite il libro a pag. 23, proviamo l' esercizio n. 2. Ricordatevi di tenere ben chiuso il foro nella parte dietro: Uno, due tre…." E tutti cominciarono a suonare, tranne Rashid che guardava il libro e le dita di Giulia, senza saper cosa fare.
" Rashid, non sai leggere la musica ? " l' insegnante si era rivolta a lui, forse doveva suonare ancora.
" Io no capisco" farfugliò un po' confuso. Odiava quella frase, perché era costretto a pronunciarla continuamente, in cambio di un sorriso di comprensione.
L' insegnante si alzò decisa e gli fece segno di seguirla fuori dalla classe. Entrarono in una piccola aula con qualche banco, lavagne colorate e un computer, dove non c'era nessuno. Aprì un piccolo quaderno con righe sottilissime e disegnò una fila di pallini neri poi disse:
" La " suonò la nota " tu adesso, tu, prova ".
Rashid suonò la nota, poi provò il si , fece un' altra fila di pallini e disse:
" Ora copia la e si in questo foglio e suona ".
Lo lasciò solo a riempire il foglio di inutili pallini. Si alzò e si avvicinò alla finestra, ma era così alta, che dovette avvicinare una sedia per poter guardare fuori. Era buffa la gente vista dall' alto, si vedevano i cappelli, le scarpe e i corpi scivolavano affettati come fette di anguria.
" Madonna mia, vieni subito giù di lì!" gli urlò una donna con un grembiule nero e Rashid capì dalla faccia, che gli conveniva scendere e tornare alle sue note.
" Ma come ti è venuto in mente? E se cadevi? Uh, non ci voglio pensare !".
La donna continuava a borbottare parole incomprensibili e il ragazzo cominciò a inseguirla suonandole il flauto nelle orecchie. Finalmente suonò la campana e Giulia venne a riprenderselo.




Paolo cercava invano di nascondersi tra i ragazzi che, al suono della campana uscivano dalle classi, ma la prof. di matematica lo scovò dietro una colonna del corridoio.
- Chissà come mai la tua sveglia non funziona quando c' è matematica alla prima ora?-
- Non sono in ritardo, sono andato a fare gli esami del sangue…..- cominciò Paolo
- Già, che cominciano alle 9,30: chi credi di prendere in giro ? - strillò la donna.
Per fortuna, mentre Paolo cercava di appiattirsi tra il muro e la finestra, apparve la prof. di lettere che prese la collega sottobraccio e le sussurrò qualcosa all' orecchio, offrendo al ragazzo un' insperata possibilità di fuga.
La classe era nella piacevole confusione del cambio d' ora, si formò subito un gruppetto intorno a Paolo che si esibì nell' imitazione dell' Ariberti tra l' ilarità generale.
Entrò la prof. di lettere, ognuno raggiunse con calma il proprio posto e Paolo restò in attesa di collocazione, visto che Rashid lo fissava tranquillo dal posto, che era stato il suo, accanto a Giulia.
- Prof, cambiamo i posti? - chiese Samanta, sperando di liberarsi di Ines.
- Sono due mesi, prof, che non li cambiamo! - piagnucolò Ines, guardando l' amica Isabella, nella fila opposta.
- Va bene, va bene- tagliò corto la prof. - lasciatemi firmare- .
Seguì il solito valzer del cambio posti, che occupò un buon quarto d' ora, regalando a qualcuno la prospettiva di mesi di piacevoli risate e ad altri l' aureola del martirio. Ines cominciò a spettegolare con Isabella, Giulia continuò ad aiutare Rashid e Samanta guardò con invidia Irene che si era trovata proprio vicino a Paolo.
- Hai fatto la scheda del libro - chiese la ragazza, per nascondere l' emozione.
- Sì, ma è cortissima, non sapevo cosa scrivere, però ho disegnato Jekill e Hyde- .
Irene non riuscì a trattenere una risata alla vista della grottesca caricatura delle prof. di lettere e matematica. Giulia lanciò uno sguardo disperato all' amica, ma prima che Irene riuscisse a nascondere il disegno, il foglio era già nelle mani dell' insegnante che lo osservava sorridendo.
- Paolo sei davvero bravissimo. Sono proprio così magra ?- chiese spalancando gli occhi chiari.
Paolo abbozzò un sorriso imbarazzato. La donna mostrò il disegno ai ragazzi e una risata contagiosa esplose senza ritegno.
- Però c'è un errore, vediamo chi lo trova ? -
- La prof. Ariberti ha i capelli più lunghi - azzardò Veronica
- Lei, prof. non porta i tacchi così alti- .
- Jekill e Hyde sono due aspetti della stessa persona, non possono essere due persone diverse - affermò Giulia sicura.
- Brava Giulia, questo è proprio il messaggio dell' autore -.
- Irene e Giulia si scambiarono un divertito sguardo di complicità.
- In ognuno di noi c' è un Jekill e un Hyde che tendiamo a soffocare. Sarebbe interessante che cercaste quella parte sconosciuta, non è detto che sia necessariamente cattiva, spesso è solo un aspetto nascosto che non si esprime - .
Irene guardò Paolo che ascoltava la prof, scarabocchiando automaticamente stelle e fiori sul quaderno.
- Prof, non è che ci fa fare un tema? - chiese Cristian, suscitando un brusìo d' insopportazione.
- Non ci avevo pensato…però..-.
- Noooooooo -.

L' esplosione repentina convinse la donna a cambiare argomento e l' ora trascorse velocemente in un' atmosfera di studio e collaborazione.


continua

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