Devolution e divenire cosmico
Liceo Scientifico Fermi (Bari) - 21-12-2001
“E pur si muove!” G.Galilei

Documento di analisi della “Proposta Bertagna” elaborato all’interno del Liceo Scientifico “Fermi” di Bari e sottoscritto da oltre 80 docenti dell’Istituto.


Da un esame della proposta di riforma della scuola del ministro Moratti, emergono i seguenti punti dai quali si evidenzia l’impalcatura generale della proposta:

1. Sulla base del referendum sul federalismo del 7 ottobre scorso e la conseguente possibile modifica costituzionale, si ribadisce il nuovo protagonismo regionale in materia di istruzione. Nella proposta del ministro si parla non più di Stato ma di Repubblica (p.11) con uno slittamento del significato nel senso della devolution amministrativa e legislativa che sposta l’asse decisionale sulle regioni e le aree territoriali nell’ambito dell’istruzione e in particolare della formazione professionale.
2. Il percorso di istruzione complessivo consta di 12 anni e pertanto si riduce di un anno rispetto all’attuale, in particolare si porta da 5 a 4 anni la scuola secondaria superiore.
3. A 14 anni il percorso di apprendimento si biforca in un ramo “alto” a carattere liceale e in uno di avviamento professionale per l’apprendistato lavorativo. Quest’ultimo non prevede sbocco universitario.
4. Il sistema educativo “integrato”, cioè con il concorso di scuole pubbliche e private, contempla tre percorsi formativi:
- il primo viene delegato alle famiglie e alle altre istituzioni sociali extrascolastiche, perché ogni elemento sociale diventi “risorsa culturale ed educativa”;
- il secondo, obbligatorio per tutti: è quello della scuola propriamente detta: qui si effettua un taglio delle ore annuali di lezione, dalle 1100-1200 ca. attuali (da 30 a 36 ore settimanali) alle 825 complessive annuali (25 ore settimanali). Il taglio delle ore complessive prevede un’ulteriore suddivisione ( 20 ore settimanali a quota annuale e 5 ore settimanali a quota locale).
- il terzo, quello facoltativo, o dell’eccellenza, o dei “laboratori”, viene gestito dal territorio e dalla competizione fra scuole e praticamente prevede l’ utilizzo di quelle 300 ore complessive ‘tagliate’ al punto 2. Con la differenza che quel tempo scuola che fino ad ora è stato patrimonio di tutti, nella proposta diventa facoltativo, dunque sarà riservato a chi lo “voglia”. Sarà gratuito, da 0 a 300 ore; mentre scatterà il pagamento per un servizio ulteriore. Verrà gestito dal territorio, cioè dalla competizione fra le scuole, che allo scopo potranno organizzarsi in rete, e da altre agenzie.

Ne consegue che:
- i docenti saranno “flessibilmente” utilizzati tramite: a) accorpamento di discipline, b) “eliminazione di discipline che passeranno dalle 13-18 attuali nei licei al massimo a 8-10” ( G:Bertagna, Corriere della Sera, 6/12/2001), c) spostamenti di alcune discipline al percorso n.3, quello facoltativo, come, pare, ed.fisica, disegno, e altre.Infatti (sic! p.38).
- maggior carico di incombenze ma inferiore retribuzione; sfaldamento dell’orario di cattedra ma prolungamento dell’orario di servizio fino a 24 ore sett.; incremento del fondo d’istituto ma vincolato all’economia sulle retribuzioni stipendiali;
- svalutazione del primato scolastico in campo formativo e competizione con altre agenzie formative esterne alla scuola pubblica abilitate, grazie alla contemporanea legge di parità scolastica, non solo a rilasciare diplomi e a certificare competenze, ma addirittura a far parte di diritto degli OO.CC. della scuola.

Tra “flessibilità” e “razionalizzazione”, lo scopo della riforma è, dunque, esclusivamente quello di risparmiare denaro.
Tale scopo favorisce la Confindustria rendendo disponibile a basso costo risorse lavorative pronte e flessibili (“In tale quadro, i percorsi di formazione secondaria, proprio perché ispirati da una solida sensibilità pedagogica e culturale, dovranno presentare una duplice finalità: la prima adattiva, ovvero rispondere alla domanda di professionalità che emerge dal mercato del lavoro; la seconda innovativa, ovvero creare le condizioni per modificare forme e contenuti delle professionalità esistenti, anticipando bisogni e dinamiche economiche e sociali ancora incoative.”, p.58).
Sacrifica, invece, senza scrupoli la primaria funzione sociale della scuola che dovrebbe, al contrario, offrire una reale uguaglianza di partenza, anche per valorizzare, in uscita, talenti e meriti in modo socialmente traversale.

Tale proposta,infatti,con l’esplicito riferimento al rinnovato sistema di organizzazione che va oltre il Taylorismo (pag.58) e procede verso “la qualità totale”, da un lato, svaluta il valore legale del titolo di studio, dall’altro, inserisce la scuola in un’ottica aziendale, poiché come già ci aveva detto G. Lombardi, in un intervento su Mondo Economico del 30/4/94, (Cfr. nella proposta la ricorsività di termini quali: negoziare, contrattare, ottimizzare).

In sintesi, l’impianto complessivo della riforma implica:

1. Devoluzione in materia di istruzione e in particolare di formazione professionale con subordinazione della scuola alle realtà locali.Si dovrà “negoziare”(pag.39; 40 e passim) con le famiglie il percorso formativo dei figli. privilegiando quindi dunque, obiettivamente, gli interlocutori più forti , economicamente e socialmente.
2. Privatizzazione della scuola pubblica e pubblicizzazione delle scuole private.
3. Subordinazione degli interessi della popolazione in tutte le sue fasce di censo e di estrazione sociale agli interessi del mercato e dell’industria.
4. Svalutazione dell’ istruzione a sommatoria di risultati.
5. Riduzione del concetto di formazione a quello di formazione professionale.
6. Taglio drastico di posti di lavoro: esasperazione della conflittualità dei docenti per la conservazione del posto; riduzione di garanzie stipendiali e sociali per i lavoratori della scuola, i cui compiti,contemporaneamente perdono professionalità e acquisiscono genericità, e si subordinano, così, alle situazioni contingenti della scuola di servizio.
7. Proliferazione di “patenti” e “patentini” certificanti sedicenti crediti formativi che rendono obsoleto il concetto di titolo di studio e introducono quello di profilo educativo culturale e professionale che potrà essere diverso (perché risultato di un percorso –puzzle ) in teoria da un alunno all’altro, non nel rispetto della persona ma per l’esigenza del mercato.
8. Precarizzazione del lavoro. E’ evidente come in tal maniera nessun titolo acquisito può più essere garanzia di sicurezza a tempo non determinato.
PERTANTO, I DOCENTI SOTTOSCRITTI

1. RESPINGONO COMPLETAMENTE IL PROGETTO DI RIFORMA DEL MINISTRO MORATTI CHE COMPORTA

- DISTRUZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA
- TAGLI DRASTICI DI POSTI DI LAVORO
- PRECARIZZAZIONE DEL LAVORO DEI DOCENTI

2. RIVENDICANO IL DIRITTO AL PIENO RICONOSCIMENTO PROFESSIONALE

3. RIBADISCONO LA DIGNITA’ E LA NON SVENDIBILITA’ DEI FINI EDUCATIVI E SOCIALI DELLA SCUOLA PUBBLICA AD ALCUN RICATTO ECONOMICISTICO E INTERESSE PRIVATO.


Breve annotazione in calce.

A consolazione di questo preoccupante scenario, si riportano le testuali parole del documento ministeriale che recita:
“D’altra parte non esiste una conoscenza o un’abilità stabilita che sia riconducibile in maniera univoca e biunivoca ad una sola ed esclusiva dimensione disciplinare: ogni conoscenza e ogni abilità è sempre una complessità che si contestualizza in una serie di rimandi che giungono fino all’unità della cultura umana e che, dunque, mostrano sempre visibili segni di relazione con dimensioni non solo logico-formali (pluri e interdisciplinari), ma anche affettive, estetiche, etiche, sociali, tecniche, perfino religiose (se , come ha ammonito Bettelheim, non è nemmeno possibile insegnare le tecniche della lettura se chi le apprende non le inserisce in una più grande e generale motivazione alla propria salvezza) (sic!, corsivo nostro).”(pp.38-39)

Lo stesso documento, nel paragrafo successivo, con una discesa di tono dall’ “escatologico-profetico” al “colloquial-animalesco”, parla della definizione degli standard di qualità del servizio la cui funzione "è permettere alla comunità sociali, alle famiglie e agli studenti di esercitare non soltanto il tradizionale diritto al mugugno, ma ben più corposi e non evanescenti servizi ( “esercitare” corposi servizi ?!!!!!) consacrati (torna il lessico sacrale !) a veri e propri interessi legittimi da rivendicare, protetti dalla legge. (Boh!?)" (p.39).

E così, tra orizzonti metafisici ed esternazioni onomatopeiche, il docente si estinguerà (o si evolverà, a seconda dei punti di vista) nel nulla del divenire cosmico!

Bari, 13 dicembre 2001



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