La questione Giustizia e la Democrazia
Salvatore Camaioni - 12-10-2003
Lettera aperta a sindacati, movimenti, società civile


Nei giorni scorsi la Commissione giustizia del Senato ha varato, in sede referente, una vera e propria controriforma dell'ordinamento giudiziario.
Non si tratta di una delle tante discusse (e talora incomprensibili) misure in tema di giustizia, ma di un attacco frontale alla qualità della nostra democrazia. Con essa, infatti, vengono messi in forse i fondamenti della giurisdizione e la stessa possibilità, per i cittadini più deboli, di avere effettiva tutela davanti a un giudice indipendente. Se la legge verrà approvata, nessuno sarà più in condizione di poter affermare, con il mugnaio prussiano insofferente delle prevaricazioni del suo re, "ci sarà pure un giudice a Berlino!". Non è una esagerazione.

La portata di ogni singolo cambiamento può, a prima lettura, sfuggire ai non tecnici, ma il quadro complessivo è di immediata evidenza. I punti principali del progetto sono noti:
- separazione sostanzialmente irreversibile tra giudicanti e requirenti,
- suddivisione della magistratura in gradi e categorie chiuse (dodici, complessivamente) con accesso non secondo criteri di idoneità e attitudini, ma con concorsi per titoli ed esami che privilegiano i bravi studiosi,
- introduzione di una struttura gerarchica rigida funzionale a consentire il controllo politico (attraverso il dirigente) di interi uffici,
- sottrazione al Consiglio superiore (e, dunque, all'autogoverno) di funzioni e poteri fondamentali (dall'organizzazione degli uffici alla formazione, dalla valutazione dei magistrati per il conferimento di incarichi sino al trasferimento di ufficio per incompatibilità) e così via.

Un emendamento dell'ultima ora, poi, ha cancellato diritti fondamentali del magistrato e amputato la giurisdizione di compiti che strutturalmente le competono: al magistrato viene inibita, con una sorta di grottesca e incostituzionale capitis deminutio, la possibilità di aderire a movimenti e associazioni che perseguano anche "finalità politiche", di partecipare a "attività o iniziative che non abbiano carattere scientifico, ricreativo, sportivo o solidaristico", di "tenere rapporti con gli organi di informazione"; la giurisdizione, in macroscopica violazione dell'art. 101, comma 2 Costituzione, viene militarizzata e ridotta ad attività servente dei desiderata della maggioranza politica mediante la previsione dell'obbligo di interpretazione conforme "alla lettera e alla volontà della legge" (stabilite dal ministro attraverso l'esercizio dell'azione disciplinare...) e del divieto di interpretazione "di contenuto creativo" (sic!). Né è casuale che la controriforma ordinamentale proceda parallelamente al progetto di abolizione dei tribunali minorili (approvato dalla Commissione Giustizia della Camera), destinato a ridurre il livello di tutela dei minorenni, in omaggio alla tendenza ad escludere lo Stato da ogni ingerenza nella vita della famiglia (anche di quella violenta ed abusante).

Se il disegno dovesse essere definitivamente approvato le conseguenze sarebbero devastanti per il sistema e per i cittadini. La vita quotidiana di giudici e pubblici ministeri sarebbe scandita dalla continua partecipazione a concorsi (almeno sette nella carriera), da una mobilità forzata e dalla accentuata soggezione (di diritto o di fatto) ai dirigenti degli uffici. E ciò senza quella crescita di professionalità complessiva che è , invece, l'obiettivo fondamentale: perché tutti i magistrati indistintamente sono chiamati, nello svolgimento delle loro funzioni, ad adottare decisioni che incidono sulla libertà personale, sull'onore, sui beni, sulla attività lavorativa, sulla vita familiare dei cittadini. Il modello di buon magistrato diventerebbe quello di un burocrate preoccupato di preparare concorsi più che di svolgere bene il proprio lavoro, impegnato soprattutto a eliminare carte, distratto dalla attenzione ai contenuti della sua attività. Ne risulterebbero ferite e mortificate l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e la possibilità stessa di tutela dei diritti di tutti, inevitabilmente connesse, nella nostra esperienza storica, con il pluralismo culturale dei magistrati e con il lavorio giurisprudenziale teso a conformare la legislazione ordinaria al sistema costituzionale e ad adattarla ai continui mutamenti sociali (basti pensare alle controversie bioetiche o alla questione del danno biologico).

Questa torsione del sistema si inserisce in un contesto di sfascio organizzativo che sta intaccando persino la possibilità di celebrare i processi ordinari. Il tentativo di modificare lo status dei magistrati si accompagna, infatti, al più totale disinteresse per l'efficienza e la funzionalità del servizio giustizia, paralizzato dai tagli di fondi, risorse e progetti di innovazione, consapevolmente realizzati dal ministro della giustizia (che continua, seppur con sempre minor credibilità, a occultare il fallimento della propria gestione con pretestuose accuse ai magistrati). Le ripetute leggi ad personam degli ultimi anni hanno avuto effetti solo parziali in termini di depotenziamento del sistema: di qui il tentativo di cambiare il giudice e la deliberata corsa allo sfascio (per rendere accettabile l'operazione, addossandone la responsabilità ai magistrati).

Tutto ciò - inutile dirlo - non ha nulla a che fare con la modernizzazione dello Stato e con l'attuazione dei principi costituzionali. Sono in gioco l'indipendenza e la libertà di giudicare: beni irrinunciabili, per i cittadini prima che per i magistrati. Solo la crescita di questa consapevolezza e la conseguente mobilitazione dei cittadini possono produrre una inversione di tendenza. Per favorire questo processo siamo disponibili, nei limiti che la specificità del nostro ruolo istituzionale impone, ad ogni forma di collaborazione.

30 Settembre 2003

Magistratura Democratica


interventi dello stesso autore  discussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 12-10-2003
Fatevi sentire anche attraverso i mass media, dato che questo problema da essi è trattato ai minimi termini. Poi, si potrebbero coinvolgere i sindacati nell' indire un altro sciopero inerente la giustizia. Inoltre fate sottoscrivere, tramite "fuoriregistro" un appello da inviare alle più alte cariche dello Stato. Insomma, cercate di proporci degli input e noi sosterremo la questione giustizia che riguarda tutti i cittadini.

 ilaria ricciotti    - 13-10-2003
I mass media oggi hanno parlato di voi finalmente. Ciò non deve essere un fatto sporadico, ma martellante, come ci martellano di notizie di cronaca nera.