Bafa-Bafa
Emanuela Cerutti - 08-12-2001
Vi racconto un gioco, incentrato sull’incontro tra due culture completamente diverse tra loro, per lingua, abitudini mentali, tradizioni, che fa parte della lunga serie di “giochi per l’educazione allo sviluppo” da più parti raccolti e pubblicati.
Il gioco richiede un numero di partecipanti significativo (almeno una decina) ed un paio di animatori, che preparino le tracce sulle quali i giocatori costruiranno la simulazione.
I giocatori sperimentano in prima persona le difficoltà e le opportunità che tale incontro con la diversità può offrire, con estrema attinenza alle molteplici situazioni del modo reale.
Bambini o adulti che siano, vengono pertanto portati a scoprire atteggiamenti, sentimenti, reazioni non previste, percezioni dell’identità e dell’alterità mascherate, a volte, da una ragione un po’ imbavagliata, quella che non ha avuto il tempo e il modo di costruirsi per prove ed errori, ma soltanto per imperativi, etici o meno.
I due gruppi rappresentano, dunque, due culture ben differenziate di cui ricevono, per iscritto, una serie di regole di comportamento tipiche .
Per fare un esempio,il primo gruppo può caratterizzarsi per una vita sociale basata su rapporti amicali, rilassati, fiduciosi: si tratta di una società patriarcale, in cui l’uomo rappresenta un ruolo dominante.
L’altro gruppo, per contrasto, giudica i suoi appartenenti in relazione al prestigio socio-economico che raggiungono e dà grandissima importanza al denaro e alla capacità di accumularne il più possibile.
In realtà è possibile inventare regole diverse, adeguandole, ad esempio, ad una situazione conflittuale sulla quale si vuol lavorare (gruppi di alunni all’interno di una classe, classi diverse, gruppi di insegnanti, gruppi appartenenti a diverse aree politiche, gruppi di uomini e donne…): in questo hanno carta bianca gli animatori, che, durante le svolgimento del gioco, avranno anche la funzione di osservatori esterni-facilitatori.


Dopo un iniziale momento di “studio” delle regole, che deve lasciare comunque ampio spazio all’improvvisazione, come in qualunque simulazione efficace, i due gruppi si “visitano”, in occasione di un “viaggio” o di un particolare incontro e, senza possibilità di porre domande dirette, cercano di scoprire gli altrui principi, attraverso l’osservazione e l’attuazione dei comportamenti simulati che ne conseguono.
Terminata la visita, i due gruppi si ricostituiscono e, separatamente, analizzano in un primo momento le sensazioni positive e negative sperimentate nel gruppo di appartenenza; in un secondo momento mettono a fuoco i comportamenti del gruppo opposto, cercando di risalire alle motivazioni sottese.
Il gioco termina con la socializzazione delle reciproche riflessioni , alla ricerca dei nodi critici evidenziati nel confronto con la diversità, dei pregiudizi dovuti ai condizionamenti interni, dei malintesi che nascono quando l’attenzione non si sposta da una parte all’altra, ma rimane all’interno del proprio orizzonte, paladina impaurita di finte certezze.
Come per tutti i giochi, bisogna crederci e lasciarsi un po’ andare: se decidete di provare, vi consiglio di mettervi in una stanza con specchi e di chiedere a qualcuno di filmare il tutto.
Potrebbe succedere di non credere ai propri occhi!!!!!



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 Pippo Spano    - 09-12-2001
Su qunto fai non vi erano dubbi e ti ringrazio della conferma. Sono inoltre molto gtato dell'analisi atutto campo che fai, dalle mie parti non siamo in grado di vedere le cose chiare come puoi vederle tu: sarà che siamo rispettosi del Popolo italiano e non crediamo che sia proprio così stupido copme lo vedi tu, forse ci hanno insegnato meglio il significato di DEMOCRAZIA POPOLARE e di DIALOGO DEMOCRATICO.