Che bella giornata, il mio compleanno!
Mario - 21-06-2003
Era mercoledi, 18.06.03 ed era il mio compleanno. Sarà stato che compivo 17 anni e, come sapete, il 17 porta sfortuna, soprattutto a noi Napoletani.
Sarà che il mercoledì ce l'ha come, come gli avessi fatto qualche sgarbo.
Sta di fatto che ogni mercoledì, anche se mi alzo presto, arrivo puntulamente con dieci minuti di ritardo.
Il giorno del mio compleanno non volevo fare tardi perché avevamo il test di biologia. Mi ero messa la sveglia alle 6,30, mi sono alzato, sono andato in bagno, mi sono preparato i vestiti, mi sono appoggiato un po' al letto e quando ho riaperto gli occhi il cellulare faceva le 7,40, e quello non sbaglia mai. Ed era male, perché sarei dovuto essere alle 7,20 alla fermata.
Mi sono alzato, sono corso in bagno e in cinque minuti ero pronto. Sembravo un fulmine. Poi, per arrivare puntuale a suola, ho dovuto svegliare mio fratello per farmi accompagnare a scuola con la vespa.
Mio fratello sembra una freccia con la vespa, dopo quindici minuti eravamo davanti alla scuola. Poi il bello che quando sono sceso mi ha chiesto:
- Hai l'handy accesso?
- Sì
- Ok. Lascialo acceso.

Io normalmente lo spengo in classe, anche perché è vietato e, se me lo beccano, se lo pigliano.
Verso le nove la maestra mi chiama alla lavagna e, mentro stavo scrivendo un esercizio di matematica, sento vibrare il cellulare che vibrava nella tasca dei pantaloni. Mio fratello aveva avuto la bella idea di mandarmi l'SMS all'ora della mia nascita.
Il cuore mi batteva sui duecento, la gamba che vibrava, ma maestra che mi guardava e io che stavo come paralizzato.
Meno male che riuscii lo stesso a risolvere l'esercizio perché era facile e nel frattempo il cellulare aveva spento di vibrare, altrimenti ci avrei rimesso il telefonino.
Tornando a casa ho perso il primo bus e poi mi sono addirittura addormentato nel bus successivo che ho preso dopo. Quando mi sono svegliato ero già due fermate dopo di quella mia. Sono sceso, ma ho dovuto aspettare 20 minuti che arrivasse il bus per tornare indietro.
Finalmente a casa!
Eh tie'! Sbatto la testa contro la porta. Mi esce il sangue e mi macchio tutta la faccia. Arriva mia madre e si mette pure a ridere.
Mi sono fasciato e sono uscito per andare a comprare delle fragole, ma non ce n'erano più e ho dovuto comprare un barattolo di pesche.
Dovevo prendere delle uova anche. La pila di uova era tutta scassata. Le uova erano messe tutte in disordine. Ho preso uno ad uno le uova, come faccio sempre, per controllarle e me ne sono rotte due in mano.
Tornando a casa il barattolo delle pesche che tenenvo dentro la busta appeso al manubrio, sbatteva contro i raggi della ruota anteriore, facendo sballare e fare dele curve strane in mezzo alla strada, tanto che le altre persone pensavano che fossi ubriaco.
Alla fine è stato bello. Volevo posare la bicicletta nel garage e ho visto da lontano che la saracinesca era aperta. Mi sono affrettato per evitare che chiudesse, ma proprio nel momneto in cui stavo entrando, è iniziata a scendere.
La vedo ancora adesso come la mia testa si avvicinava sempre di più e io non avevo nessuna possibilità per evitarla.
Mi sono ritrovato a terra con la fascia che si era tolta e la testa rotta di nuovo allo stesso punto.
Mi ritrovai a letto con mia madre che mi faceva respirare dell'aceto per farmi rinvenire e io che mi sentivo tutto rotto e avrei preferito svegliarmi il giorno dopo. Così il mercoledì 17 sarebbe stato già trascorso.
Altro che venerdì tredici come per i tedeschi! Io l'ultima volta ho trovato una moneta araba d'argento e la porto come portafortuna.

Mario, 10. classe della Hauptschule con la collaborazione del maestro Tizza


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