La casa... il sogno di tutti
Pino Tizza - 01-04-2003
L'emigrazione in Svizzera vista dalla scrittrice Zaira Sellerio



Da sempre noi Italiani siamo costretti ad emigrare. Pur amando la nostra terra, negli anni'60 molti di noi hanno lasciato il paese d'origine in cerca di lavoro per dare un futuro migliore ai figli.

In molti siamo emigrati in questa terra dove il popolo Svizzero non vedeva di buon'occhio questi stranieri.

Infatti č vero che i primi Italiani che sono arrivati in Svizzera erano visti con poca simpatia. Quell'intruso straniero che veniva dal sud, un po' chiassoso, goffo, con lo spago intorno alla valigia e il viso rugoso, segnato di malinconie non era gradito.

Veniva qui in cerca di fortuna, con tutti gli inconvenienti e le umiliazioni che una lingua straniera porta. Faceva i lavori manuali, pesanti, con il sogno di ritornare dopo pochi anni al paese natale.

Si ritrovava la domenica mattina, con il vestito nuovo, un po' sgualcito, alla stazione, in cerca di un volto amico, come se il rumore del treno gli tenesse compagnia, e li avvicinasse in qualche modo alla sua amata patria, placando dentro di lui la pesante solitudine.

Lasciava, al paese la sposa, i figli, i vecchi genitori analfabeti che non sapevano nemmeno dov'era questa Svizzera e dove i loro figli andassero.

Dopo pochi anni venivano raggiunti dalla moglie, portandola a vivere in una piccola stanzetta con i servizi in comune, o nelle baracche di legno, in mezzo a tanti disagi non potendo ospitare nemmeno un amico per prendere un caffč.

Lavoravano e risparmiavano per comprarsi un pezzo di terra e costruirsi una casa.

" La casa... il sogno di tutti ."

Col passare del tempo le cose miglioravano e venivano raggiunti dai loro figli, che con tanto impegno e buona volontŕ riuscivano a integrarsi, assumendo posti responsabilitŕ. Questi non coltivavano piů i sogni dei genitori di ritornare in patria a tutti costi.

E quando il sogno diventava realtŕ e la casa era fatta, andavano via da soli, portandosi dietro quella malinconia, di chi tutto ha, ma nello stesso tempo non ha nulla.

Oggi quella valigia con lo spago é solo un vago ricordo dei nostri padri.

I nostri figli sono nati e cresciuti qui, si potrebbe dire, nonostante tutto, che sono almeno in parte, Svizzeri.
interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Agata Rita Judicelli -Salerno    - 12-01-2004
Caro Pino,
hai centrato in pieno, eccomi... io sono una fra tanti.
I miei genitori arrivarono nella Svizzera tedesca agli inizi degli anni "50, io ero ancora in fasce. Essi avevano giá abbandonato la terra dei mandorli in fiore giá parecchio tempo prima, infatti, mio padre aveva lasciato la sicilia, una prima volta da solo per recarsi a Genova, ma non ci rimase a lungo per via di una penna che mio fratello aveva addentato prima della sua partenza, i segni su quella penna lo fecero tornare sui suoi passi. Successivamente partí per MIlano e dopo qualche mese di permaneza in Lombardia, sentí parlare della Svizzera, ma questa volta si portó dietro la famiglia, probabilmente la sua valigia era di cartone e legata con lo spago, io non lo ricordo, ma appartengo a quell´epoca. Che la valigia fosse di cartone ne sono sicura, io quella valigia l´ho vista in solaio da bambina, era marrone e con gli angoli rinforzati. Quando i miei genitori arrivarono la prima volta in Svizzera, tramite un amico, approdarono in un piccolo paese di montagna del Canton Aargau, il paesino si chiama Küttigen, d´inverno era quasi sempre innevato, molto carino ed accogliente, io lo ricordo bambina, poi , negli anni successivi ci trasferimmo ad Aarau. I miei genitori hanno lavorato sodo fino a quando io e mio fratello siamo cresciuti, ci siamo sposati e solo qualche anno fa si sono ritirati nella terra dove fioriscono i mandorli. Il sogno d´avere una casa comoda e confortevole lo hanno raggiunto, ma sono ritornati soli. Quando lasciarono la Sicilia avevano tanti sogni, tante speranze, ma mai immaginavano di ritornare da soli... credo che di casi come il mio ce ne siano tanti...
saluti sinceri da
Agata Rita

 Zaira Sellerio    - 14-12-2007
Cara Agata Rita Judicelli -Salerno
Ti prego di rattificare i complimenti al nostro amico PINO, perchč il testo lo scritto io, cordiali saluti dal profondo del mio cuore ,ZAIRA SELLERIO