Ecco perchè il 24 marzo bisogna scioperare
Francesco Paolo Catanzaro - 23-03-2003
24 Marzo 2003 sarà una giornata di mobilitazione per tutta la popolazione della scuola. I sindacati e tutti i docenti uniti in questo giorno esprimeranno il loro No ad una riforma che, anche se è diventata legge, invece di venire incontro agli operatori della scuola , li dimezza, crea preoccupazione per il futuro, disdegna il lavoro dei precari e del personale A.T.A. e non li gratifica con il passaggio in ruolo, dimezza i fondi da destinare per le scuole e trasforma le istituzioni scolastiche soltanto in luoghi di addestramento professionale, dimenticandone la valenza culturale e di trasmissione dei valori. Siamo contro le politiche tendenzialmente squalificanti in nome della privatizzazione, contro il dimezzamento dei docenti di sostegno,contro la lotta intestina dei precari storici che giornalmente si affidano agli avvocati per corsi e ricorsi nei confronti dei colleghi precari sissini , anch’essi illusi dalle manovre politico- propagandistiche, contro il non riconoscimento della loro professionalità,siamo contro la logica del risparmio illogico in una realtà che è quella che ci aiuta a far crescere i nostri figli e a formare le generazioni del futuro. Perché quando si comincia a tagliare le spese nei progetti per il futuro dei nostri giovani , noi docenti dovremmo non soltanto scioperare ma GRIDARE e MANIFESTARE il nostro dissenso verso un'operazione che fa risparmiare lo Stato grazie a quei politici che sembrano acquisire meriti propagandistici e che in realtà sono demeriti culturali e sociali per la loro azione, ma fa abbassare la qualità delle proposte didattiche possibili in tutta la nostra nazione. Ecco perché giorno 24 c.m. si dovrebbe pur scioperare: per far sentire la nostra voce, per far capire che i docenti non sono impiegati della scuola ma PROFESSIONISTI ai quali i politici devono chiedere pareri quando progettano riforme e tagli alle finanze scolastiche
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 Gianni Mereghetti    - 23-03-2003
Se vogliamo essere finalmente considerati dei professionisti, tutto dovremmo fare fuorchè scioperare il 24 marzo.
Il motivo è molto semplice, ed è che i sindacati che ci portano in piazza non hanno nemmeno chiesto la contrattazione separata, primo passo verso la professionalità docente.
Temo che lo scopo reale dello sciopero del 24 sia politico e non la promozione della professionalità docente. Per questo io andrò a scuola, convinto che sia questo il modo migliore per essere a favore di una nuova professionalità docente, adeguata alle esigenze educative e culturali che si chiedono oggi!

 Rossana Serra    - 24-03-2003
Anch'io sono convinta che ci siano non una ma mille ragioni per aderire a questa giornata di sciopero. Penso, però, che dovremo per il futuro pensare ad altre forme di protesta, forse anche più incisive, come lo sciopero bianco o dimettersi da tutte le attività aggiuntive che molti di noi svolgono giornalmente senza un'adeguata remunerazione. In questo modo si blocherebbero veramente le attività scolastiche, danneggiando tutta quella moltitudine di persone più o meno "esperte" che circolano nelle nostre scuole svolgendo corsi di vario genere dietro lauta ricompensa. Contemporaneamente non verremo meno al nostro dovere di svolgere regolarmente le nostre lezioni in classe.

 Maria Grazia Fiore    - 24-03-2003
Come docente non posso non capire e fare mia la necessità di manifestare apertamente e chiaramente il dissenso verso un'azione riformatrice che ha come costante metro di paragonela riforma Gentile, quasi che in ottant'anni non sia successo nulla nella scuola italiana.
Dissentendo con il collega che per primo ha commentato l'articolo, credo che i problemi diventino semplici soprattutto quando non li si considera nella loro complessità, come nel caso della professionalità docente a cui non basta certo una contrattazione separata per decretarne il battesimo ed un rinnovato riconoscimento sociale.
Qui il problema è quello di una riforma che accentuerà la gerarchizzazione implicita della classe docente di stampo gentiliano (ossia: il tuo valore di docente scaturisce dal luogo, dal grado di scuola e dalla materia insegnata) rendendola ancora più manifesta.
Il problema è la mortificazione dell'intera scuola di base e del duro lavoro di innovazione durato decenni che ci si limita a gettar via come se nulla fosse stato, umiliando una professionalità costruita sul campo che si vede relegata ad anacronistici scenari da libro Cuore o, a secondo delle occasioni, ristrutturata secondo una logica da catena di montaggio, in cui l'individualizzazione degli apprendimenti si tradurrà nel collocare il/la bambino/a nella filiera giusta.
Il problema è una scuola media che non evolve ma involve, piuttosto, che non dovrà fare altro che sancire quelle disuguaglianze che - ormai minimamente intaccate da una scuola dell'infanzia declassata ad asilo assistenziale - lentamente si andranno rafforzando a partire dalla seconda elementare se il tutor non avrà saputo scegliere i laboratori giusti o se il/la bambino/a non riuscirà ad entrare in relazione con i docenti di laboratorio o se questi procederanno autonomamente rispetto al percorso fatto dal docente tuttologo (non è prevista una programmazione comune ma, del resto, non si fa così negli altri gradi di scuola?) o, ancora, a causa dei gruppi di livello che devono essere determinati (ad esempio come previsto per la lingua straniera) a partire da questa classe.
Il problema sarà quello di gestire i programmi storia, geografia e scienze che ricoprono l'arco dell'intera primaria senza prevedere neppure l'ombra di quegli strumenti operativi, di quelle metodologie e delle prospettive teoriche previste dall'ormai dimenticata normativa sulla continuità didattica ed educativa.
Il problema sarà il destino decretato per l'istruzione tecnica e professionale, che rischia di bruciare le migliori esperienze realizzate da molti istituti in questo campo e che probabilmente sarà diverso da regione a regione, così come la quota di curricolo ad esse attribuito (a cui si aggiungerà la quota spettante alle famiglie che contribuirà ulteriormente a differenziare per censo il percorso formativo di ognuno). E cosa rimarrà all'autonomia scolastica se non si vuole azzerare totalmente il curricolo nazionale?
Il problema è che il riconoscimento - reale e non strumentale - della professionalità della classe docente non può eludere una riflessione approfondita su che cosa si vuole intendere per tale e, soprattutto, su che cosa si vuole farne.
Ecco perché oggi si è scioperato.