Il ''flop'' della sanatoria: per evadere le domande servirebbero 19 anni
Rolando A. Borzetti - 05-03-2003
dal Redattore Sociale

L' Ares fa un bilancio della Bossi-Fini a sei mesi dall'entrata in vigore. Aumentano sbarchi (+35%) e arrivi di clandestini.

A sei mesi dall’entrata in vigore della legge 189/2002 (la Bossi-Fini), l’Ares ha tracciato un primo bilancio sugli effetti della norma: quali conseguenze sulle condizioni degli immigrati nel nostro paese nei vari settori della vita sociale, dal mercato del lavoro alla salute, dalle abitazioni ai centri di “accoglienza”, dal soggiorno alle espulsioni, dai rifugiati all’ emergenza guerra-terrorismo? Il bilancio è contenuto nel rapporto di Ares, che in sintesi evidenzia un aumento degli ingressi di clandestini in Italia negli ultimi sei mesi, così come un aumento degli sbarchi irregolari (+35%).

Ecco, comunque, ciò che emerge dalla ricerca.

Per ciò che concerne il mercato del lavoro, viene ricordato come una delle innovazioni più importanti contenute nella 189 è stata la sostituzione del permesso di soggiorno per motivi di lavoro col “contratto di soggiorno”.
Tali restrizioni negli ingressi e nel soggiorno in Italia hanno avuto nei primi mesi di applicazione della legge alcune rilevanti conseguenze:

Le procedure farraginose ed insensate(...) hanno incentivato, in carenza di altra via legale praticabile, l’afflusso di clandestini. Da notizie filtrate attraverso le associazioni di immigrati, si può stimare che gli arrivi clandestini in Italia, nonostante i blocchi navali, nonostante gli accaniti rastrellamenti, abbiano superato negli ultimi 6 mesi le 50.000 unità, mentre gli ingressi regolari non siano superiori al 2% di tale cifra”.

Altra conseguenza rilevata dall’Ares è la precarizzazione e comunque il peggioramento delle condizioni lavorative degli immigrati, “ridotti a mera forza di lavoro sfruttabile, perché ricattabile a piacimento (tanto più se clandestina)”.
A fronte del costo della vita in continua crescita, il costodel “lavoro migrante”, nei mesi considerati ha subito un sostanziale abbassamento.

Secondo alcune stime il salario di un “clandestino” sarebbe inferiore del 20-30% rispetto a quello di un regolare; il che non può non ripercuotersi sul livello salariale dei lavoratori italiani. Inoltre, l’
istituzionalizzazione da del contratto di soggiorno ha avuto come risultato quello di rallentare il processo di integrazione.

Passiamo alla sanatoria, definito dall’Ares un “flop pilotato”. Le domande di emersione sono state 697.000, ma le pratiche di regolarizzazione vanno avanti con il contagocce. I casi definiti dalle Prefetture sono poche migliaia. I tempi, a detta delle stesse autorità preposte, si annunciano come biblici, non inferiori ai tre anni. Particolarmente grave la situazione di Roma: le domande presentate alla Prefettura ammontano a 108.377, di contro i permessi finora rilasciati sono appena 1000 e tali pratiche vengono esaminate al ritmo di 20 al giorno.

Se le cose continueranno in questo modo l’espletamento di tutte le pratiche si realizzerà fra 19 anni! Intanto i circa 600 mila regolarizzandi vivono in una specie di limbo senza diritti elementari quali quello all’unità familiare o quello al lavoro. Sono stati peraltro segnalati numerosi casi di espulsioni di immigrati che avevano fatto domanda di regolarizzazione, e questo nonostante la legge preveda in questi casi la sospensione del provvedimento di espulsione anche in in presenza di precedenti denunce. E secondo Bachu, rappresentante di Dumcatu, una grossa associazione di migranti pachistani, sarebbe salito (da 3000 a 4000 euro) il prezzo che gli immigrati privi di permesso devono pagare per trovare un “datore di lavoro” compiacente, disponibile a certificare un contratto di lavoro”.

L’Ares riporta anche una stima della Uil secondo cui, malgrado la sanatoria, un lavoratore extracomunitario su cinque continua a lavorare in nero a Milano.
Si tratta del 20% del totale dei lavoratori immigrati con punte che arrivano al 50% in alcuni settori.
Il fenomeno del lavoro nero si concentra infatti nei settori della ristorazione, dell’ edilizia e della pulizia e facchinaggio. Nell’edilizia, dove su 44.000 addetti circa 7.000 sono lavoratori extracomunitari, solo 1000/1500 hanno usufruito della sanatoria, ma un altro 20% continua a lavorare in nero.

La situazione non è certo migliore nel Nord-Est dove il lavoro nero degli immigrati si aggira tra il 18 e il 22%. Mentre in alcune zone del meridione (Salento, Sicilia), specie per i lavori stagionali in agricoltura viene ancora segnalato il fenomeno del caporalato.

Sempre secondo l’Ares, la nuova legge ignora l’imprenditoria degli immigrati, dando per scontato che in Italia per gli immigrati non vi siano possibilità di sopravvivenza diverse dalla sottoposizione ad un datore di lavoro.
Solo incidentalmente nella legge si parla di lavoro autonomo (art.26), per precisare che il visto d’ingresso in Italia per lavoro autonomo, nei limiti numerici dei flussi previsti (e il successivo decreto 15.10.2002 ne prevede 2000), è rilasciato dalla rappresentanza diplomatica dopo l’accertamento della sussistenza dei requisiti per svolgere tale attività.

Secondo l’Ares, dall’entrata in vigore della nuova legge, “malgrado le statistiche trionfalistiche e la “stretta” sui controlli di frontiera, continuano ad arrivare in Italia migliaia di profughi e di immigrati esclusi da qualunque possibilità di ingresso legale e dunque costretti alla clandestinità”. Nei sei mesi di applicazione della Bossi-Fini gli sbarchi sono aumentati del 35% rispetto al corrispondente periodo dell’ anno precedente. A fine settembre 2002 erano sbarcati 16.500 clandestini, rispetto ai 12.000 dell’anno precedente. Successivamente, anche a novembre e dicembre vi sono stati nuovi sbarchi, in Calabria, in Puglia, ma soprattutto in Sicilia.

Contemporaneamente, nei sei mesi considerati si sono susseguite operazioni di polizia e retate di ogni genere. “Negli ultimi mesi sono stati segnalati molti casi (in particolare a Bologna) di immigrati espulsi ancor prima che il magistrato convalidasse il fermo presso il centro di permanenza temporanea. Proprio a Bologna una ragazza rumena è stata riaccompagnata in patria con i voli organizzati dalla questura, nonostante il giudice avesse annullato il provvedimento di trattenimento eseguito il giorno prima”.
Inoltre, con cadenza quasi settimanale in questi sei mesi sono partiti i voli charter organizzati dal Ministero degli Interni per rimpatriare centinaia di prostitute straniere entrate in Italia illegalmente. Il rimpatrio con il charter segue quasi sempre la conclusione di un’indagine o di una semplice operazione antiprostituzione. I “voli della vergogna”, così vengono definiti, sarebbero stati 22 negli ultimi sei mesi.

Dopo aver parlato di “inchieste bidone”, l’Ares evidenzia come un’indagine ad hoc sarebbe necessaria per monitorare le condizioni degli immigrati rispetto alla salute ed alla assistenza sanitaria. “ Come è noto la legge, ed anche la Bossi-Fini prevede l’erogazione dell’assistenza sanitaria di base soltanto ai lavoratori immigrati regolari e loro famiglie. Agli immigrati non regolari vengono erogate soltanto le cure urgenti ospedaliere”.



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