Elementi per un dibattito
Fuoriregistro - 02-03-2003
Anp, Aperf, Cgilscuola ed il problema delle alte professionalità. Al di là delle polemiche la domanda è: quali orizzonti si profilano all'interno della professionalità docente?



Il fatto

Anp - Apef, la strana coppia
Da Tuttoscuola

Un nuovo connubio nel panorama delle associazioni professionali della scuola: l'Apef (Associazione Professionale Europea Formazione), ha annunciato infatti un accordo di tipo federativo con l'Associazione
Nazionale Presidi. Quest'ultima, pur conservando la storica sigla ANP, ha cambiato la sua ragione sociale (gia' nel Congresso dello scorso mese di dicembre) per assumere la denominazione ufficiale di "Associazione dei Dirigenti e delle Alte Professionalita' della Scuola". Le funzioni di rappresentanza sindacale saranno svolte
dall' ANP , mentre l' Apef si occupera' dell'elaborazione professionale riguardante la carriera degli insegnanti .
Dunque al prossimo rinnovo contrattuale per i docenti, se l'alleanza dovesse funzionare, attorno al tavolo di negoziazione potrebbero sedere anche questi due soggetti (l'Anp gia' partecipa a quello per i
dirigenti scolastici). Per ora l'iniziativa delle due organizzazioni sembra interessare un limitato numero di docenti: quelli che hanno ricevuto l'incarico di presidenza (circa 3500) e i collaboratori vicari (10.000), per i quali si apre una prospettiva non tanto di consolidamento nella funzione esercitata quanto di riconoscimento di crediti professionali ai fini della carriera come dirigenti scolastici. Le altre "alte professionalita'" per ora sono di incerta individuazione: l'Apef sostiene che esse dovrebbero essere definite su base normativa, evitando procedure di tipo elettivo-contrattuale come quelle oggi previste per i docenti "funzione-obiettivo", ai quali, in effetti, l'iniziativa non sembra rivolta.
L'operazione e' di portata potenzialmente assai rilevante: in Gran Bretagna, dove la carriera degli insegnanti si articola in numerose figure professionali, si calcola che circa un terzo dei docenti concluda la propria esperienza di lavoro come capo di istituto o avendo occupato una delle posizioni intermedie "ad alta professionalita'" alle quali guarda l'iniziativa Anp-Apef.


La discussione


Associazione presidi & C. scrivono ai docenti
Da cgilscuola


Non avremmo ritenuto necessario soffermarci sulle due lettere aperte rivolte in questi giorni da ANP e APEF ai docenti, i cui contenuti ognuno valuterà, se non per richiamare l’attenzione sulla trama delle parole che è davvero interessante.

Sintetizziamo, per aiutare a capire, i due testi. Il Presidente dell’ANP così argomenta le scelte del suo sindacato: “(…) In risposta alle pressanti sollecitazioni di molti, l'Anp ha ripetuto, nelle scorse settimane, il gesto di coraggio di quindici anni fa, aprendosi alle alte professionalità docenti (…) quelle che già la legge di riforma dell'autonomia, tuttora in larga misura inattuata, indicava come strettamente collegate al lavoro del dirigente. Chi sono, oggi, queste alte professionalità? Potenzialmente ed augurabilmente, sono tutti i docenti; ma, qui ed ora, sono soprattutto coloro che si riconoscono tali.

Le loro aspettative di riconoscimento professionale sono legittimamente diverse ed accomunate solo, finora, dal fatto di non trovare una sede ed una voce per essere riconosciute.

Da oggi questa sede e questa voce esistono e sono quelle offerte dall'Anp: che però ha bisogno, per condurre questa battaglia, della forza che sola può venirle dalla convinta e numerosa adesione di chi si riconosce in essa. Il cammino è già iniziato, con la sottoscrizione di intese fra l'Anp e alcune associazioni professionali di docenti. Altre seguiranno. L'obiettivo è quello di sedere - di qui a due anni - al tavolo contrattuale, per far udire e pesare la voce di chi oggi svolge un lavoro di qualità nella scuola, senza altra prospettiva che quella di un'avara mancia prelevata annualmente dal fondo di istituto.”


Della lettera del Presidente dell’APEF, che ripete le stesse argomentazioni della lettera riassunta prima, riportiamo il giudizio sull’attuale fase scolastica:

“ (…) Anche l'Istruzione italiana vive il suo momento di complessiva modifica. Autonomia gestionale e didattica, valorizzazione del segmento della formazione professionale, centralità del soggetto che apprende, responsabilità in merito ai risultati, efficienza amministrativa ed efficacia dell'azione didattica: la Scuola italiana diventa scuola europea, seppure cercando giustamente di mantenere saldi i tratti più positivi della sua tradizione.”

Vediamo in ordine la trama delle parole.

Innanzitutto, queste due lettere sanciscono lo stato di crisi irreversibile del sindacato di mestiere come modalità di rappresentanza.

Non è un caso che due associazioni (ANP e APEF) vogliano raggiungere l’obiettivo di avere una rappresentanza complessiva per potere sedere ad entrambi i tavoli contrattuali che costituiscono il comparto scuola.

Siamo in presenza di storie più o meno lunghe che si interrompono a favore di una svolta radicale: quella della rappresentanza generale, cioè di tutti.

Dopo dichiarazioni superbe e sdegnate sulla necessità di una netta distinzione dei Dirigenti, senza invasioni di campo dei docenti, non è piccolo il passo indietro dell’ANP.

Sull’APEF, un’Associazione che ha più comandi retribuiti dal MIUR che aderenti, vale la stessa riflessione con in più il fatto che essa ha sempre osteggiato ogni idea di contrattazione mentre ora la invoca fino a chiedere consensi sull’idea del sindacato che rappresenta tutti (pardon: i bidelli mai!).

Entrambe volevano il contratto separatissimo e adesso vorrebbero fare un sindacato più generalista.

Il secondo elemento che ci ha colpito è la cultura gerarchica, la cultura del “capo”, che emerge dalle due missive. Non ci riferiamo tanto alla proposta di introdurre modalità di valutazione o forme di carriera che solo i logori schemi di osservazione della realtà delle due associazioni scriventi fanno ritenere un loro tema esclusivo.

Ci si propone di assumere un tema ma non una volta appare il “volgare” termine risorse, denaro.

I salari europei? Gli aumenti contrattuali? Non tagli ma investimenti?

Nulla di tutto ciò, di questi argomenti non si parla ci mancherebbe!

Un concorso o il Dirigente, trasformato in autorità salariale, allora diventano lo strumento, già proposto in altre occasioni, per realizzare questa valorizzazione, questa carriera, in nome della quale si chiedono consensi.

Che poi gli stessi che oggi predicano (per gli altri) la differenziazione delle carriere siano fra coloro che più attaccano gli articoli del contratto che intendono innovare la dice lunga sulle coerenze.

Il terzo elemento sul quale richiamiamo l’attenzione rappresenta, in realtà, una costante in questi lunghi mesi: lo sdraiamento sul Governo e sul Ministero, quando non sulle posizioni di singole persone.

In entrambe le lettere la vis polemica contro le organizzazioni sindacali è inversamente proporzionale al consenso assoluto dato ad ogni scelta del Governo e del Ministro tanto che addirittura nelle due lettere non si cita mai la “controparte”. La ragione di questa simpatica “dimenticanza” sta nel fatto che della controparte si condivide la proposta sulle carriere. Come non ricordare che mai una critica si è levata da queste associazioni alle proposte del Governo, anzi, anche di fronte alle decisioni più assurde o pesanti (ad es.: tagli di organico; riduzioni dell’autonomia scolastica; soffocamento delle scuole per la riduzione delle risorse; ecc.)?

In sostanza qual è, allora, l’ammiccamento rivolto ai docenti destinatari di queste lettere, il “valore” sul quale si sollecita un consenso per poter “chiedere” al tavolo contrattuale (sintomatico che non si usi mai il termine “rivendicare”)?

Il rapporto esclusivo e fiduciario con il Ministero. Nulla di nuovo ragazzi, semplicemente un bel tuffo per ritornare agli anni ’50!

Roma, 28 febbraio 2003

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L’anonimo cigiellino
Da Anpf


Evidentemente abbiamo fatto centro. Non si spiega diversamente il più che evidente nervosismo che serpeggia nelle file di (quasi) tutto il sindacalismo scolastico da quando abbiamo firmato il protocollo d’intesa con la nuova Anp. Sui siti sindacali si susseguono note e commenti dai toni più disparati, ma tutti con la manifesta intenzione di spiegare agli insegnanti quanto sia pericolosa, brutta e cattiva (e magari, monicellianamente parlando, anche sporca) la nuova via imboccata dall’ Apef in accordo con l’Anp.

Ma una nota, in particolare, ci ha colpito per la sua stizza, per la frettolosità delle argomentazioni (e, talvolta, anche della sintassi), per il bisogno trasparente di demonizzare, di usare sottintesi, di far dire agli altri quello che non dicono, ecc. E’ comparsa il 28 febbraio, ad opera di anonimo, sul sito Cgil. Ad essa diamo qualche risposta nelle parti che abbisognano di chiarimento (perchè, appunto, oscure nell’argomentazione). Per le altre i colleghi sapranno farsi un’idea precisa pur senza il nostro intervento.

Ci accusa dunque l’anonimo cigiellino, di:

1) aver fatto passi indietro rispetto alla nostra impostazione originaria

2) non chiedere “salari” europei

3) chiedere “carriere” e, contemporaneamente, attaccare “gli articoli del contratto che intendono rinnovare”

4) appiattirci sul Governo, “chiedendo” anziché “rivendicando”, e “tuffarci” negli anni ’50.

Vediamo di fare un po’ di luce, non prima, però, di aver reso noto (che volete, con questi è indispensabile mettere le mani avanti), che parliamo per noi (Apef) e non per l’Anp, che non ha bisogno, certamente, di tutori.

1) ebbene si, gentile anonimo cigiellino, abbiamo fatto un passo indietro. Non avremmo pensato che gli Insegnanti italiani avessero ad un certo punto bisogno dell’intervento dell’Associazione Dirigenti per raggiungere certi risultati. Ma la storia sindacale degli ultimi anni ci ha tolto l’ultima speranza. Nessuna delle Organizzazioni che oggi vantano il requisito di rappresentatività si muove sul versante della professionalizzazione del corpo docente, tutte essendo impregnate di vetero egualitarismo impiegatizio. Tutte interessate a mantenere i loro apparati; tutte, loro si, tutte, spasmodicamente protese alla ricerca del mantenimento dello status quo attraverso la connivenza di pezzi dell’amministrazione.

E allora abbiamo deciso di trovare alleati, anche esterni alla categoria, per chiedere un contratto separato per gli insegnanti e un sistema di diversificazioni e di carriere.

Parafrasando un testo che il nostro certamente conosce, abbiamo fatto un passo indietro. Per farne due avanti.

2) è vero, astuto cigiellino, non abbiamo chiesto “salari” europei. Né mai lo faremo. Per il semplice motivo che, quando sarà tempo e luogo, e non certo nell’ambito di una lettera il cui obiettivo è quello di spiegare una situazione, non certo quello di stilare una piattaforma rivendicativa, noi chiederemo “stipendi” europei.

Capisco che la risposta, d’emblèe, non la convinca troppo, ma se è disposto ad uno sforzo sovrumano (per lei, dico) per astrarsi dal suo linguaggio tardo operista, forse capirà cosa intendiamo.

3) e quali sarebbero gli articoli “innovativi” del contratto, quello sul concorsaccio? quello

sulle “funzioni obiettivo”? Se a questi lei si riferisce, le ricorderò il Principe de Curtis:

Ma mi faccia il piacere!

4) infine, gentile anonimo, capisco che sia tipico del suo metro logico-culturale ritenere che il manifesto fondativo di una esperienza associativa debba per forza contenere l’individuazione del “nemico”, di classe o politico che sia. E che se non ci sono attacchi virulenti ( rafforzati magari dalla tradizionale “rivendicazione”) contro il nemico, lei ne deduce l’appiattimento sullo stesso, in questo caso se ho ben capito, il Ministro Moratti. Nulla di strano. Una modalità sindacale del genere, un tantinello stantia, direi (questa si, da anni ’50), ancora sussiste. La sua Cgil, i Cobas, l’odierna gilda e pochi altri, ne siete residua testimonianza. L’ideologismo ancora cova, qua e là, nonostante il procedere dei tempi e della storia. Solo che, vede, a noi strillare piace poco. E’ faticoso, e quindi ne facciamo uso limitatissimo. Centellinato. Lo riserviamo ai momenti cruciali. Per esempio per mandare all’aria norme come quelle del concorsaccio.

Diversamente da chi, invece, è abituato (facendo politica, più che sindacato)a starnazzare quando governano gli altri, e a limitarsi a mugugnare, o addirittura tacere quando è la parte amica a decidere.

Se ne ha a male se le ricordo i tagli delle finanziarie dal ‘97 al 2000? O la legge 62 del 2000 che dà il via ai finanziamenti della scuola privata ? Ha dimenticato chi ha concesso la Dirigenza e l’area contrattuale specifica ai Presidi? E, soprattutto, si ricorda chi era al governo e chi ha firmato il contratto che ha allontanato enormemente gli stipendi degli insegnanti italiani da quelli europei col passaggio degli scatti di anzianità a due a sei anni? Quanti scioperi ha indetto la sua organizzazione all’epoca?



E’ tutto, anonimo cigiellino. Almeno per il momento. Sappia, in ogni caso, che noi a lei ci teniamo, anche se ci dipinge quasi come la peste del millennio. Perché, seppure involontariamente, ci consente di capire quel che non dobbiamo dire e fare. E dunque ci indica, in un certo qual modo, barlumi di verità. E’ Eraclito, come lei certamente ricorderà. E’ Hegel.

Con viva cordialità,

Sandro Gigliotti

P.S. Avrà notato che ho evitato di risponderle sul tema “moraleggiante” degli esoneri. Il moralismo è sempre stata l’estrema risorsa di chi non ha altri argomenti. Non è dunque la mia.
Però, se insiste….
SG




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