La risposta del Ministro
Bianca Maria Cartella - 19-01-2001
Quando inviai a Fuoriregistro la lettera aperta al Ministro della Sanita', la inviai
anche al'Ufficio Stampa del Ministero della Sanita' oltre che alla
stampa locale ed al sito del Tg5.
Oggi ho trovato la risposta del Ministro Veronesi, che ricalca in gran parte quella inviata al Corriere della sera nei giorni scorsi.

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Ho letto con particolare attenzione la sua gentile lettera per
e-mail. La droga comporta una problematica complessa, dai risvolti e
correlazioni spesso difficili da interpretare, qualsiasi decisione si
prenda in merito, essa è destinata a provocare turbamenti nelle
coscienze di tutti
Il tossicodipendente è un malato sul quale il medico deve chinarsi con
una “intelligenza d’amore” perché per curarlo si deve uscire dai
giudizi e pregiudizi
Ho manifestato alcune convinzioni personali, sia sul proibizionismo in
generale, sia sulle droghe leggere, confortato da evidenze
epidemiologiche e scientifiche, e ho voluto aprire un dibattito che
fosse sereno e produttivo. Ma sono consapevole che quello della droga è
un problema di non facile soluzione
Questo ritengo necessario vada precisato in via di principio.
Venendo alla sua protesta, credo necessario una spiegazione più
approfondita.
Diceva Voltaire. :” Datemi una frase staccata dal discorso di un uomo
e io ve lo farò impiccare. ”E’ capitato anche a me con le polemiche
suscitate dalle dichiarazioni sullo “spinello” e ne sono sinceramente
dispiaciuto, soprattutto per i giovani professori che lavorano con
passione e spirito di sacrificio nella scuola italiana.
Non in tendo scaricare colpe sui giornalisti, che sono sempre obbligati
alla sintesi, ma il mio discorso, anche se breve, era più articolato e
partiva dal dato di fatto di una ricerca realizzata dal Consiglio
d’Europa, secondo cui il 43% degli studenti italiani ha fatto uso
almeno una volta dello spinello.
Ho spiegato questa realtà epidemiologica ( sono per educazione mentale,
un ricercatore che forma il suo pensiero sulla base dei dati
dell’esperienza e della pratica) come il risultato di un cambio di
mentalità e di comportamenti, ormai diffuso nei giovani, verso una
accettazione della droga leggera, quasi come una consuetudine normale.
E ho detto che la caduta delle frontiere della trasgressione poteva
trovare una sua spiegazione nel fatto che “ anche tra gli insegnanti vi
sono coloro che negli anni ’70-80 si erano concessi qualche spinello”
e, perciò stesso, meno propensi a intransigenze generazionali.
Ciò che mi rammarica caro collega ­ e mi permetta questa comunanza
lei e tutti gli insegnanti- non è certamente il fatto che io possa
venire “impiccato”, ma che voi vi siate sentiti, legittimamente, offesi
da una frase estrapolata dal suo contesto.
.Conosco bene il vostro lavoro prezioso e appassionato, so delle
difficoltà spesso gravose, in cui siete costretti ad esercitarlo. E
sono consapevole che il ruolo a voi assegnato nell’educare al sapere e
anche al vivere è difficile e tuttavia esaltante, perché proprio in
questo momento di travaglio etico e di confronto sono fondamentali
alcune certezze da trasmettere ai nostri ragazzi.
Abbiamo tutti ( anch’io sono padre di sette figli) da farci perdonare
molti peccati di omissione verso i giovani. Troppo spesso ci siamo
limitati sbrigativamente ad innalzare steccati di proibizione piuttosto
che indicare loro prospettive e fattivi progetti di vita. Alcol, fumo e
droga, nel loro uso e abuso, sono tre rischi che pesano ma dai quali
non siamo stati sempre in grado di dare una mano ai ragazzi perché non
ci caschino dentro. Chiedo anche a voi di partecipare al tavolo di
lavoro che intendo convocare e con il quale cercheremo di trovare
strade nuove. La vostra esperienza mi sarà certamente di grande aiuto.
Con stima immutata
.
Umberto Veronesi
Professore e Ministro della Sanità
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