Tra Arzano e Barbiana
Francesco Di Lorenzo - 06-02-2003
ALFABETIZZAZIONE IN LINGUA ITALIANA PER STRANIERI: OCCASIONE DI ISTRUZIONE E DI INTEGRAZIONE SOCIALE




Il CORSO DI ALFABETIZZAZIONE IN LINGUA ITALIANA PER STRANIERI, organizzato dal Centro Territoriale Permanente per l’Educazione degli Adulti di Arzano ( Napoli), ha avuto un apprezzabile successo di iscrizioni e di frequenza.
Gli iscritti provengono dalla Russia, dall’Ucraina, dal Pakistan, dal Madagascar, dal Burkina Faso, dallo Sri Lanka, dalla Guinea e dalla Costa d’Avorio: questo per dire che la “plurale”, differente, provenienza continentale e culturale, chiede, già dal principio, una risposta didattico - metodologica conseguente ed adeguata.
Ma qual è il contesto nel quale si opera? Comune dell’hinterland napoletano, Arzano, ha una situazione sociale di per sé problematica che non favorisce l’inserimento degli stranieri nel mondo del lavoro, ma pone difficoltà anche per il loro inserimento nella comunità in senso stretto. Diventa perciò importante, per chi si trova quindi a vivere una doppia condizione sfavorevole, l’acquisizione delle basi essenziali per comunicare in lingua italiana.
Il percorso formativo è stato strutturato in modo da offrire l’occasione di recuperare momenti di crescita personale, di fortificare il senso della propria identità, di migliorare le modalità di rapportarsi alla realtà sociale locale.
Promuovere, come si fa, la conoscenza di sé accanto alla conoscenza della realtà territoriale, delineando le difficoltà e le opportunità che essa presenta, di certo favorisce lo sviluppo della capacità di operare scelte consapevoli e fornisce gli strumenti necessari per l’ingresso nel mondo del lavoro.
Nello specifico l’azione formativa ha lo scopo di raggiungere gli obiettivi relativi all’acquisizione della padronanza della lingua italiana (scritta e orale), per accedere ad un uso più consapevole e sicuro della lingua, nonché all'acquisizione graduale e corretta dell'ortografia.
Le abilità da acquisire sono quelle relative alla comprensione e all’uso di frasi ed espressioni che riguardano ambiti di immediata rilevanza, come le informazioni personali e familiari, il fare la spesa o acquisti in generale, la geografia locale e i problemi relativi all’occupazione. Le competenze finali prefissate hanno come riferimento l’uso corretto della lingua italiana – intendendo per questo una lingua con morfologia e sintassi semplice – in attività di routine come per esempio lo scambio di informazioni su argomenti familiari e comuni, la descrizione degli aspetti del proprio vissuto, della propria cultura e della propria storia personale, dell’ambiente circostante e l’espressione dei bisogni immediati.
Tutto questo attraverso esercitazioni – con schede ben strutturate e pratiche, facili da leggere annotare e conservare – su argomenti di vita quotidiana, come possono essere la casa, gli uffici pubblici, la salute, il lavoro, gli acquisti, il tempo libero, i trasporti, la città, il ristorante, l’albergo, il bar, la famiglia.
Per quanto riguarda la metodologia adottata, si è sperimentata la validità di una reale, forte e specifica individualizzazione dell’insegnamento. Ogni corsista segue un percorso linguistico tutto suo che parte dalle differenti competenze iniziali e si snoda nei particolari delle proprie attitudini, prospettive, fantasie, pensieri, interessi, idee. Tale metodologia è integrata da momenti di cooperazione di gruppo, con spazi di tutoring interno ai piccoli gruppi e feed-back sull’errore ( quest’ultima tipologia metodologica permette di non sprecare gli errori che si commettono, ma di utilizzarli come informazioni utili per stimolare in chi apprende la capacità di autocorreggersi).
È utile, a questo punto, mettere in evidenza una questione che riguarda proprio il livello didattico-metodologico. Come per tutte le attività di insegnamento nell’educazione degli adulti, più che di insegnamento vero e proprio si deve parlare di animazione culturale. In pratica si interviene non da insegnante ma da animatore culturale, da collaboratore discreto, da guida all’autoeducazione e all’autoistruzione.
Ci sono, poi, due questioni che fanno da sfondo teorico e quindi da struttura al corso in esame e che mettono in luce lo spirito, la consapevolezza e anche le ambizioni che animano tutto il gruppo ( per molti aspetti corsisti e docenti insieme). La prima è relativa al concetto di plurilinguismo così come si è venuto configurando nell’ambito dei documenti del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue.
Il "plurilinguismo" oggi non va inteso come conoscenza di più lingue straniere, ma come una competenza comunicativa alla cui formazione contribuiscono tutte le conoscenze e le esperienze linguistiche e non, che hanno origine nel rapporto tra le lingue e le culture differenti.
Le competenze generali, vale a dire le conoscenze, le abilità e le capacità linguistiche, si basano sul sapere teoretico, sull'esperienza personale e sulla conoscenza di valori e convinzioni collettive, e dipendono dalla ricchezza e dalla struttura del patrimonio di informazioni precedenti a disposizione dell'individuo. Esse comprendono quindi il sapere teorico (sapere), le abilità e il sapere procedurale (saper fare), le competenze derivanti dalle caratteristiche individuali e dalle convinzioni personali (saper essere), la capacità di continuare ad apprendere (saper apprendere).
Le competenze linguistico-comunicative sono perciò la combinazione di tre componenti: linguistica, socio-linguistica e pragmatica.
Le competenze linguistiche sono composte dalle conoscenze e dalle abilità lessicali, fonologiche, sintattiche e da altre dimensioni del sistema linguistico legate alla struttura cognitiva individuale.
Le competenze socio-linguistiche sono definite dalle condizioni socioculturali e influenzano la comunicazione tra rappresentanti di diverse culture.
Le competenze pragmatiche regolano l'uso funzionale di tutte le risorse linguistiche e includono la coesione e la coerenza del discorso, l'identificazione delle tipologie testuali, l'ironia, la parodia.
Questo per ribadire che acquisire la competenza comunicativa anche in una seconda o terza lingua è un processo complesso che si snoda tra conoscenze basilari di lessico, fonologia, morfologia e sintassi, ma anche tra competenze generali ed è in gran parte condizionata dalle esperienze collettive e personali.

La seconda questione è relativa ad un punto di vista di ordine più specificamente politico, e per questo mi soffermerei su Don Lorenzo Milani. La sua idea di scuola era fondata su temi forti e centrali come il dare a tutti, specie a quelli che non ce l’hanno, il potere della lingua, una maggiore quantità di parole che servono per esprimersi ma anche, e non solo, per difendere e affermare i propri diritti.
Senza le parole si è tagliati fuori. “È la lingua che ci fa uguali” non è uno slogan ma un concetto che nasce dalle convinzioni più profonde della “scuola di Barbiana”. Dalla stessa matrice deriva la convinzione che la scuola dovrebbe essere fatta principalmente per i più poveri e per gli oppressi.
Non c’è bisogno di molte parole per evidenziare come lingua e oppressione sottintendano concetti strettamente collegati agli stranieri che frequentano il corso di cui stiamo parlando, e non solo a quelli.
Una digressione solo per dire che gli “studenti” del corso, se si vuole, li possiamo ritrovare tutti, pari pari, nella “Lettera a una professoressa”. Chi, se non loro, sono i nuovi ragazzi di paese, i timidi, i Sandro e i Gianni contrapposti ai Pierini?

In margine, una conclusione che apparentemente esula un po’ dal discorso finora fatto. I Centri Territoriali Permanenti per l’educazione degli adulti, oltre al perseguimento delle proprie finalità che sono quelle di garantire a tutti l’alfabetizzazione funzionale per il pieno esercizio del diritto di cittadinanza, e le percentuali italiane sull’analfabetismo e sul mancato conseguimento della licenza elementare e media dicono quanto ce ne sia bisogno, possono e devono diventare centri in cui si organizzano dei servizi appositamente per l’utenza straniera, con sportelli informativi per svolgere funzioni di accoglienza e orientamento. (Naturalmente si devono poter progettare e realizzare pure per i corsisti stranieri percorsi di formazione finalizzati al conseguimento della licenza elementare o media).
Anche così ( o forse solo così), i CTP possono svolgere, oltre al ruolo di agenzie di formazione ed istruzione, anche quello, non meno importante, di promozione e socializzazione del dialogo tra persone provenienti da culture e Paesi diversi, nonché diventare luoghi dove gli adulti abbiano l’opportunità di imparare lingue e materie scolastiche e scoprire contemporaneamente percorsi di educazione informale.






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