Lettera dalla Palestina
Maria Grazia Rattin - 08-01-2001
Le ho incontrate per strada, se si può ancora chiamare strada questa traccia
fangosa sbarrata da mucchi di terra e pietre, N. e Z. , con i grembiuli
chiari e la cartella sulle spalle, come tanti bambini e bambine che conosco.
Ma camminano in silenzio, le due sorelle, una davanti e l’altra un po’ a
distanza, curve e guardinghe.
Per andare a scuola devono passare vicino al check point, dove troppo spesso
si spara. Alcuni compagni di scuola hanno lasciato i loro banchi vuoti e i
loro ritratti sui muri.
"Ho paura - dice la loro mamma - ho sempre paura di non vederle tornare, ma
cosa posso fare? Cerco di salvare un minimo di normalità nella nostra vita
per non perdere dignità e speranza. Ma è normale abbandonare la propria casa
ogni sera, tornare al mattino per raccogliere i proiettili nel cortile e
spazzare i vetri, seguire con lo sguardo i propri figli sperando che i
cecchini non stiano facendo la stessa cosa? Dicono di noi che non siamo
buoni genitori, che mandiamo i nostri figli a morire... è vero, i ragazzi
tirano le pietre, è il loro modo di sfogare rabbia e umiliazione, ma è
normale andare a scuola con i fucili puntati contro?"


Altri bambini ho visto andare a scuola, con gli occhi bassi e l’espressione
seria, scortati da soldati con mitra e giubbotto antiproiettile fino alla
camionetta blindata. Non ho chiesto i loro nomi, non mi avrebbero lasciata
avvicinarmi abbastanza per sentire la risposta, ma forse anche la loro madre
si stava chiedendo se sia normale...


Nelle stesse strade ho incontrato due studenti italiani, armati di computer
portatile, di web camera e microfono. Li ho visti arrivare dappertutto,
catturare voci e immagini, li ho visti digitare velocemente in fondo agli
autobus, per strada e durante gli incontri. Li ho molto amati, quei due
ragazzi, non solo per la loro intraprendenza e curiosità, ma anche perché,
con la loro presenza, hanno forse reso meno insicuro il ritorno a casa di
qualche bambino/a.
Si chiamano Marco e Bruno, se volete conoscere il loro lavoro, andate su
www.studenti.it

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