Basovizza
Marino Bocchi - 06-01-2001
Unico esempio di lager nazista in Italia, la Risiera di San Sabba (http://risierasansabba.nelweb.net/)
si trova in un sobborgo di Trieste con la sua cella della morte e le 17 celle di detenzione in cui vennero soppresse e bruciate tra le tre e le cinquemila persone (triestini, sloveni, croati, friulani, istriani, ebrei, partigiani e detenuti politici). A circa 10 chilometri, sul ciglione carsico, sorge la borgata di Basovizza, nella cui foiba i partigiani comunisti di Tito gettarono i corpi “delle vittime (croate, italiane, slovene), degli eccidi da loro perpetrati” (Massimo L. Salvadori, Enciclopedia Storica Zanichelli). Quanti furono, in totale, gli infoibati, tra Basovizza e altrove? Secondo il sito Fiamma Nera, http://web.tiscalinet.it/fiammanera/,
tra i 4 e i 5 mila, “prendendo come attendibili….i dati anglo-americani”.
Ora si da’ il caso che la giunta di Monza abbia deciso di non sborsare neppure una lira come contributo per i viaggi degli studenti che, dovendosi recare in visita didattica ai campi di sterminio nazisti, non inseriscano una sosta obbligata alle foibe istriane (Corriere della sera del 3 gennaio 2001). L’equazione alla base del ragionamento e’ tutta interna all’attuale fase di revisionismo storico: comunismo = nazifascismo, quindi lager = foibe.
Che c'e' di male, si dira'? Nulla osta all’ipotesi di un viaggio d’istruzione in entrambi i luoghi, specialmente quando siano geograficamente vicinissimi come la Risiera e Basovizza. Forniti di un adeguato supporto critico, i ragazzi potranno ricavare da un itinerario del genere insegnamenti molto istruttivi. Cio’ che rende aberrante la delibera della giunta presieduta dal sindaco Roberto Colombo (Forza Italia) e’ invece l'intenzione che essa tradisce, l'equazione di fondo: visitare lager e foibe insieme per relativizzare, rendere omogenei e giustificare storicamente, alla luce l'uno dell'altro, entrambi i fenomeni, ciascuno dei quali finirebbe per perdere il suo carattere unico, specifico, irriducibile, secondo la famigerata tesi di Nolte per cui il nazismo e i campi di concentramento nacquero in relazione oppositiva alla minaccia rappresentata dal bolscevismo sovietico.
Alcune settimane fa, Einaudi ha pubblicato “Processo e morte di Gesu’”, a cura di Gustavo Zagrebelsky. Si tratta della traduzione in italiano di un saggio scritto da Chaim Cohn, ex alto magistrato ed ex ministro dello Stato d’Israele .Il tentativo e’ quello di dimostrare che gli ebrei non ebbero alcuna colpa nell’arresto, condanna e morte di Cristo, anzi il Sacro Sinedrio avrebbe cercato di salvare Gesu’, tentando di convincerlo a “ritrattare” la notte prima di essere portato di fronte a Pilato. I vangeli, di conseguenza, racconterebbero una verita’ di comodo, ad uso e consumo dei lettori romani, in un periodo in cui si trattava di alleggerire il peso delle persecuzioni. Recensendo il libro su Repubblica del 3 gennaio, Adriano Sofri osserva giustamente e acutamente che:”Nessuno puo’ dubitare che l’antiebraismo cristiano , e l’antisemitismo che ne e’ stato discendente fin troppo stretto, abbiano preso a fondamento il racconto evangelico della maligna condanna di Gesu’ da parte del Sinedrio, della pressione esercitata su Pilato, della riuscita sobillazione della folla ebraica fino alla invocazione del “Crucifige”…Ma errore e infamia dell’antigiudaismo cristiano e dell’antisemitismo non sarebbero meno tragici e meno ripugnanti se le cose fossero andate cosi’. Anzi, e’ l’idea che il rifiuto dell’antiebraismo superstizioso e razzista debba appoggiarsi a una revisione del processo a Gesu’, a suscitare un disagio”.
Auschwitz o la Risiera di San Sabba non sono meno ripugnanti perche’ da qualche parte esiste Basovizza con il suo carico di orrore.


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