Esami finali/fine degli esami
Francesco Di Lorenzo - 21-01-2017
È notizia di questi giorni: l'esame di maturità cambia ancora. Ma non cambia nella struttura, cambia solo un po' nelle sfumature. Si toglie qualcosa, si aggiunge qualcos'altro. Si tratta di piccole cose. Di quisquiglie.
Qualcuno, visto il balletto in corso ormai da qualche anno, ha proposto che per una decina di anni tutto rimanga fermo com'è. Accettare finalmente che bella o brutta che sia la prova di maturità, per un po' di tempo rimanga sempre la stessa. Questo per evitare il senso di precarietà che il cambiamento continuo ingenera in tutti noi. Con la conseguenza di non raccapezzarsi più dietro ad un tormentone del genere. Certo, non c'è niente di male, a cambiare le cose che non vanno o anche aggiornare le cose che risultano ormai invecchiate. Ma la verità è che non si è mai contenti. Tra l'altro (e per inciso) è molto probabile che il contrario, cioè la mancanza di cambiamento, produrrebbe la critica opposta. Lamenti del tipo, nella scuola italiana non si smuove mai niente e l'esame di maturità è sempre uguale.
Il popolo degli scontenti cronici esiste, è innegabile e incombe. Tanto varrebbe, a questo punto, istituzionalizzare il cambiamento: ogni due o al massimo tre anni, il ministro in carica si industrierà di trovare per l'esame di maturità, piccole ed inutili modifiche che però diano la possibilità ai criticoni di poter sempre dire la loro.

A parziale giustificazione, c'è che il nostro esame di maturità ha una sua storia particolare. Introdotto nel 1923 dalla riforma Gentile, all'inizio era di una difficoltà esagerata. Nelle prime sessioni, quelle degli anni 1924 e del 1925, superavano la prova poco più della metà degli studenti. Nel 1940 il ministro Bottai lo semplificò anche a causa della guerra. Ma nel 1952 il ministro Gonella lo portò al suo antico rigore. Poi nel 1969, sull'onda della contestazione, si cambiò tutto. Due prove scritte e colloquio orale solo su due materie (una a scelta del candidato). Il ministro era Fiorentino Sullo, e questa formula doveva avere validità sperimentale di soli due anni. Fatto sta che nel 1971 una legge la prorogò (all'infinito). Praticamente fino al 1997, quasi trent'anni dopo, l'esame nato come sperimentale è diventato una regola fissa.
Ci fu poi la riforma dell'esame di maturità introdotta dal ministro Luigi Berlinguer. Quella che strutturalmente è in vigore ancora adesso e che con alcune modifiche l'anno prossimo cambierà (ma solo un po'). Nel frattempo però, cioè dal 1997, ogni ministro che è passato, ad eccezione di De Mauro, si è preso la briga di lasciare la sua traccia. Di firmare una piccola modifica così da essere ricordato (si fa per dire). Iniziò subito il ministro Moratti con le commissioni composte di soli membri interni, ed un solo presidente esterno uguale (valido) per tutto l'istituto. Poi ci fu Fioroni con il ritorno alle commissioni miste, prof esterni ed interni. Mariastella Gelmini portò non la media ma il sei in tutte le materie per essere ammessi all'esame. Francesco Profumo, infine, nel 2012, inaugurò il sistema dell'invio delle tracce con il sistema telematico, sistema criptato e a doppia chiave, per così dire infallibile e difficilmente 'hackerabile'.

Nel frattempo, era successo che nel 1976 la prova fu rinviata perché accadde il seguente episodio: alla vigilia della prova di italiano, un individuo che si spacciò per il provveditore agli studi, convinse una suora, preside di un istituto pavese, ad aprire la busta contenente le tracce dei temi custodita nella cassaforte dell'istituto, adducendo la scusa che bisognava correggere un errore di trascrizione commesso dal ministero. La suora aprì la cassaforte, tolse la ceralacca dalla busta sigillata e lesse le tracce al signore in questione. Una volta finita la telefonata, la suora fu colta dai dubbi e denunciò quello che le era accaduto. Il risultato fu che la prova di italiano quell'anno venne rimandata su tutto il territorio nazionale.
Cose che capitano. Per la cronaca, in parecchi paesi al mondo, l'esame finale chiamato di maturità non esiste. Esistono forse più interessanti metodi di valutazione.

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