Le classi pollaio, ok! E quelle superpollaio...
Gianfranco Scialpi - 10-01-2017
Navigando in Rete si parla spesso di classi-pollaio. Di questa aberrante soluzione organizzativa è evidenziata la genesi (D.P.R.81/2009 ), le diverse sentenze che ne hanno decretato la sua netta contrapposizione al diritto allo studio per ognuno e alla sicurezza ( T.A.R. Molise. T.A.R. Sicilia ...), e recentemente il suo carattere anticostituzionale ( T.A.R. Toscana, T.A.R. Campania ).
Rare sono le riflessioni sulla pratica diffusa di sdoppiare le classi, prive del docente, perché assente per un giorno. In determinati casi, questa procedura, giustificata dalla disposizione contenuta nella Legge di Stabilità 2015 , fa lievitare le classi oltre i limiti consentiti dal D.P.R. 81/2009 ( 26 infanzia, 27 primaria e secondaria di primo grado, 30 secondaria di secondo grado ). A questo si aggiunge anche lo sforamento del rapporto cubatura classe/ numero alunni ( D.M. 18 dicembre 1975 - 1,80 mq per alunno infanzia o primaria o studente secondaria di primo grado, 1,96 mq per studente secondaria di secondo grado ). Da qui la costituzione delle classi superpollaio.
I quesiti irrisolti sono i seguenti:
1) in caso di incidente l'Amministrazione, dopo essere stata condannata dal giudice al risarcimento ( responsabilità diretta. Cass. civ. Sez. III 6331/98; Corte Conti Sez. Giur. Lazio n. 40 del 15/05/1998; Corte Conti Sez. Giur. Piemonte n. 1590 dell'11/X/1999), attiverà la procedura di rivalsa sul docente?
2) In questo caso l'incidente rientra nei casi di colpa? Questa caratterizza un comportamento che non persegue intenzionalmente il realizzarsi dell'evento, che tuttavia per diverse cause ( l'improvvisazione organizzativa delle classi superpollaio...) si concretizza.
3) L'assenza di un ordine di servizio, spesso per diversi motivi non prodotto dai D.S., costituisce un aggravante per il docente?
Apprezzerei l'apertura di una riflessione sulle suddette questioni. Queste cadrebbero se si arrivasse all'abolizione della norma "classe superpollaio", il cui fondamento risiede nella "cura del minore". Non vorrei assistere alla solita serie di commenti post- evento ( Mi auguro che questo non accada mai! ). Questo cambio di rotta costituirebbe un reale "cambioverso" culturale del nostro Paese, abituato a gestire le emergenze e raramente a prevenirle con una seria progettazione. Chiedo troppo?

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