L'alternanza fai da te
Francesco Di Lorenzo - 22-10-2016
Altro che rottamazione. Che inversione di tendenza. Il dibattito nella e sulla scuola italiana verte ancora sull'importanza o meno del Liceo Classico. Una novità assoluta. Il 'classico' dibattito che nella scuola italiana non è mai passato di moda, tanto che, negli anni novanta, quando un ministro dell'Istruzione pose il problema del suo superamento, la levata di scudi fu quasi unanime. E l'allora ministro Berlinguer fu costretto a desistere.
A distanza quasi regolare sui giornali e sulle riviste si riprende la disputa che ormai appassiona sempre meno per il semplice fatto che le cose intanto nella società sono cambiate. L'importanza di una scuola di serie A per i futuri dirigenti (e per le élites) contrapposta ad una scuola di serie B per tutti gli altri, è un problema che restando confinato nella mente di qualche nostalgico non dà nessun fastidio. Il fatto è che, invece, sembra che ci sia una parte importante dell'intellettualità italiana che si appassiona talmente a tale disputa da farla sembrare una novità. Diceva qualcuno che 'in Italia chi parla di scuola è destinato all'eternità'. Ci aveva visto proprio giusto!

Tanto per continuare sulla classifica o sulla gerarchia delle scuole, il professor Tullio De Mauro, ex ministro dell'Istruzione, ha fatto rilevare come uno dei primi provvedimenti che prenderà il neo governo conservatore inglese di Theresa May, sarà quello di rafforzare le 'grammar school' (l'equivalente del nostro liceo classico), a scapito della scuole tecniche e delle 'modern school', considerate canali di formazione di serie B.
Un qualcosa del genere venne tentato nei primi anni duemila dal governo Berlusconi e messo in cantiere dal ministro dell'istruzione Moratti. Una vecchia idea, quindi, della destra o del centro-destra, quella di dire che 'liceizzando' la scuola si riducono le distanze tra le classi sociali. A questa bella idea del primo ministro Inglese ha risposto Kenan Malik, studioso anglo-indiano di etica pubblica, che, dati alla mano, ha detto che salvo rari casi individuali, chi appartiene alle classi svantaggiate con la riforma inglese continuerà ad esserlo. Non è la scuola, o meglio, non è solo la scuola che deve muoversi in tal senso ma l'intera società. Tutti insieme ci si deve battere per l'uguaglianza sociale se si vogliono ottenere dei risultati.
A questo proposito le speranze, anche se dure a morire, non sono molte.

Alla fine i nodi vengono al pettine. O, per essere più espliciti, quando si mistifica la realtà (prima o poi) si viene scoperti. Così, mentre il ministro Giannini parla di successo per l'alternanza scuola-lavoro organizzata dalla Buonascuola, ci sono i dati della Cgil che la smentiscono clamorosamente. Un attento monitoraggio del sindacato, che ha coinvolto 205 scuole in 87 province, rivela che i fatti sono altri. Questi. Un ragazzo su 4 che ha partecipato nel primo anno di attuazione della legge 107 per l' alternanza scuola-lavoro, ha vissuto un'esperienza dequalificata. Il 10% ha partecipato solo ad attività propedeutiche (nei licei, per esempio), Il 14% solo ad esperienze dì lavoro (senza preparazione teorica), l'80% delle esperienze è stata fatta nel periodo estivo e al sud la situazione è stata peggiore che altrove.
Un mezzo fallimento. In pratica, non c'è stata nessuna programmazione, la maggior parte delle offerte di alternanza è venuta da soggetti privati in modo occasionale. Un fare le cose tanto per farle, anzi, facendo finta di farle. Senza programmazione e senza tutoraggio, i ragazzi sono stati lasciati allo sbaraglio. In questo modo l'alternanza non serve e non qualifica.
In pratica, in molti casi, si va solo a lavorare da qualcuno che già si conosce, come una volta si andava a bottega. Solo che nel frattempo qualcosa è cambiato.
E non contando che forse più di uno ci è andato sempre a lavorare, invece di andare a scuola. Quindi senza saperlo (e senza sorridere a 32 denti) stava già facendo l'esperienza dell'alternanza scuola-lavoro: un giorno al lavoro, un giorno a scuola.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf