Alex Schwazer, mi dispiace molto...
Giocondo Talamonti - 14-08-2016
Alla conferenza stampa Alex Schwazer non c'era. E' toccato a Sandro Donati e ai legali del marciatore altoatesino illustrare l'ingiusta sentenza del Tas che ha confermato otto anni di squalifica. Una vita sportiva cancellata, finita. Ma gli interrogativi sulla tempistica di tutta questa vicenda rimangono. La chance di Schwazer di marciare da protagonista a Rio è svanita. Nonostante i suoi precedenti, però, sono convinto che stavolta non si sia dopato. Penso che, la mediaticità del caso non ha giocato a suo favore. Tendo piuttosto a credere al suo tecnico, Sandro Donati, che è tornato a parlare di un complotto, ordito dalla IAAF, ai danni dell'atleta italiano. Troppe le incongruenze. A partire dal campione di urina dell'atleta che, testato una prima volta, non aveva dato alcun esito, ma che, a distanza di tre mesi, aveva mostrato tracce di testosterone di natura esogena. Sulla provetta, inoltre, era indicato il luogo di provenienza, il comune di Racines, residenza di Schwazer, in violazione dei principi di anonimato e per questo Donati ha parlato di "incongruenze" sulla conservazione del campione sul quale poi è stata riscontrata la presenza di testosterone.Per non riferire dei successivi controlli, venti nell'arco di diversi mesi, tutti con esito negativo.

Dunque, il sospetto che volessero farlo fuori non è peregrino. E ci sono riusciti. Dall'ambiente di Schwazer intanto si fa sapere che la questione, che fino ad ora è stata di pertinenza della giustizia sportiva, si sposterà ora nelle aule dei tribunali a seguito della denuncia presentata per sospetta manipolazione delle provette.

Insieme all'atleta, è lecito nutrire un altro sospetto: che si è voluto colpire, cioè, il tecnico Sandro Donati, uno dei primi a porre l'attenzione sul troppo facile ricorso al doping nello sport. Sandro Donati, consulente Wada (Agenzia Mondiale Antidoping) insieme all'avv. Guido Calvi, parlamentare, presentatore del disegno di legge sul doping, possono essere considerati profeti della correttezza sportiva. E' quindi faticosamente pensabile che il Dr. Donati si possa essere macchiato di un'infamia in totale contrasto con la sua formazione etica e professionale. Di lui conservo una profonda considerazione, fin da quando partecipò, il 9 ottobre 1998, su invito dell'Amatori Podistica Terni, al Convegno"Sport, Salute e Doping"-
Nel corso di quel Convegno, tenutosi presso la sala consiliare del Comune di Terni, furono spese parole dense di significato, a riprova di quanto i relatori fossero impegnati nella lotta al doping: "...Un atleta non muore a 39 anni- è stato detto in quella circostanza - Se non è stato oggetto di attenzione di qualche medico di malaffare. Sarebbe opportuno che nel mondo del ciclismo, per esempio, si andasse a verificare quali sono le condizioni di salute di molti atleti che vivono una stagione straordinaria, poi scompaiono, e la ragione perché un grande atleta come Riva, uno dei più grandi calciatori italiani, o Rivera, fossero grandissimi atleti, ma nel rivederli nei filmati li ritroviamo esili, magri rispetto alla corpulenza che taluni atleti mostrano invece tutte le domeniche negli stadi. Ha ragione Zeman, ha detto una cosa vera, denunciando le manovre illecite nascoste dietro prestazioni sportive impossibili. Ha avuto il coraggio civile di dire che i calciatori italiani, beh! Non nascono così, diventano così.
Da questo punto di vista, Schwazer non mi pare incarni il prototipo del drogato. Non voglio fare una sua difesa ad oltranza, cosciente che le smentite in questo campo sono all'ordine del giorno. Posso dire, in questa fase, di essere molto dispiaciuto. Si tratta di un atteggiamento di umana solidarietà, nella speranza che ulteriori sviluppi sulla ricerca della verità restituiscano all'uomo la dignità perduta.

Insieme all'atleta, è lecito nutrire un altro sospetto: che si è voluto colpire, cioè, il tecnico Sandro Donati, uno dei primi a porre l'attenzione sul troppo facile ricorso al doping nello sport. Sandro Donati, consulente Wada (Agenzia Mondiale Antidoping) insieme all'avv. Guido Calvi, parlamentare, presentatore del disegno di legge sul doping, possono essere considerati profeti della correttezza sportiva. E' quindi faticosamente pensabile che il Dr. Donati si possa essere macchiato di un'infamia in totale contrasto con la sua formazione etica e professionale. Di lui conservo una profonda considerazione, fin da quando partecipò, il 9 ottobre 1998, su invito dell'Amatori Podistica Terni, al Convegno"Sport, Salute e Doping"-
Nel corso di quel Convegno, tenutosi presso la sala consiliare del Comune di Terni, furono spese parole dense di significato, a riprova di quanto i relatori fossero impegnati nella lotta al doping: "...Un atleta non muore a 39 anni- è stato detto in quella circostanza - Se non è stato oggetto di attenzione di qualche medico di malaffare. Sarebbe opportuno che nel mondo del ciclismo, per esempio, si andasse a verificare quali sono le condizioni di salute di molti atleti che vivono una stagione straordinaria, poi scompaiono, e la ragione perché un grande atleta come Riva, uno dei più grandi calciatori italiani, o Rivera, fossero grandissimi atleti, ma nel rivederli nei filmati li ritroviamo esili, magri rispetto alla corpulenza che taluni atleti mostrano invece tutte le domeniche negli stadi. Ha ragione Zeman, ha detto una cosa vera, denunciando le manovre illecite nascoste dietro prestazioni sportive impossibili. Ha avuto il coraggio civile di dire che i calciatori italiani, beh! Non nascono così, diventano così.
Da questo punto di vista, Schwazer non mi pare incarni il prototipo del drogato. Non voglio fare una sua difesa ad oltranza, cosciente che le smentite in questo campo sono all'ordine del giorno. Posso dire, in questa fase, di essere molto dispiaciuto. Si tratta di un atteggiamento di umana solidarietà, nella speranza che ulteriori sviluppi sulla ricerca della verità restituiscano all'uomo la dignità perduta.
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