Autonomia: una questione metodologica
Enrico Maranzana - 25-07-2016
Chiamata diretta: perché?

"La riforma di oggi apre un percorso. La parola chiave è l'autonomia scolastica", ha detto il ministro Giannini. Una proposizione che giustifica la facoltà di scelta dei docenti attribuita al dirigente scolastico.
Una proposizione da cui traspare un'anacronistica visione della scuola, una proposizione che stravolge "la sostanza dell'autonomia scolastica" [DPR 275/99 art. 1], una proposizione che conferma l'operato della dirigenza scolastica che ha eluso le norme sulla collegialità.
Si tratta di una questione di metodo: razionalità esige che la soluzione dei problemi avvenga per raffinamenti successivi. Inizialmente si studia l'ambito in cui sorge il problema, poi si definiscono i risultati attesi, s'identificano i dati necessari, si formulano ipotesi e strategie, si capitalizzano gli scostamenti tra esiti e attese.
La norma del 99, metodologicamente corretta, definiva "la sostanza dell'autonomia scolastica" con la specifica delle attività progettuali necessarie "allo sviluppo della persona umana adeguato ai diversi contesti" mentre, "la buona scuola", interpreta l'autonomia come mera facoltà amministrativa.
La lettura dei PTOF mostra la scelleratezza della scelta ministeriale.

Autonomia di Luigi Berlinguer VS autonomia di Stefania Giannini


Profonde e sostanziali differenze contrappongono l'approccio al problema educativo dell'esecutivo D'Alema/Berlinguer rispetto a quello elaborato da Renzi/Giannini [DPR 275/99 VS legge 107/2015].
Le strategie risolutive sono diametralmente opposte: da un lato tre percorsi unitari [formativo-educativo-dell'istruzione] conducono al successo formativo ["mirati allo sviluppo della persona umana adeguato ai diversi contesti" (art. 1 - comma 2)], dall'altro lato si procede alla cieca, per tentativi, per prove ed errori [PTOF - RAV - INVALSI].
La traslazione dei due procedimenti in campo ospedaliero facilita la formulazione di un giudizio.
Nel primo caso il governo dei processi formativi/educativi è locale [il feed-back è l'architrave della progettazione - (CFR Dlgs 297/94 art.7 comma 2 lettera d)], mentre "la buona scuola" pone i test Invalsi a modello [eterodirezione].
Le due modalità di gestione evidenziano un divario insanabile.
L'enunciazione delle linee gestionali implica la conoscenza e il dominio delle dinamiche scolastiche mentre, la percezione della scuola come scatola nera, di cui si osservano solamente gli ingressi e le uscite, è l'abdicazione delle tipiche responsabilità d'indirizzo che competono al Governo del paese.
Futuro e passato sono gli ambiti di riferimento delle due normative. La visione sistemica e l'abbattimento della complessità, caratteri ispiratori le disposizioni del 99, sono bypassati con l'introduzione di modalità di gestione semplificatrici e banalizzanti.
Le strutture decisionali previste sono inequivocabile sintomo della dicotomia: all'articolazione degli organismi responsabili delle attività formative-educative-dell'istruzione-dell'insegnamento si sostituisce un'organizzazione lineare con il dirigente scolastico al vertice.
Il significato di "Autonomia delle istituzioni scolastiche", che riguardava il governo dei processi d'apprendimento, è stato sovrascritto dalla legge 107 che l'ha identificato con la gestione delle risorse.
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