Si celebra la pace e l'unità d'Europa...rimbocchiamoci le maniche
Giocondo Talamonti - 07-05-2016
Il 9 maggio è il giorno indicato dall'Europa per celebrare la pace e l'unità.
C'è da chiedersi di quale unità si parla?
Si stanno blindando i confini fra Bulgaria e Turchia, fra Macedonia e Grecia, fra Ungheria e Serbia. Si alzano muri ovunque (la loro costruzione è ritenuta la soluzione più semplice per far credere alla gente una solidità nel risolvere i problemi, ma che la storia ci insegna di trasformarsi in una dinamica che porterà a feroci dittature).
La Norvegia, la Svezia, la Danimarca chiudono le frontiere, la Germania intensifica i controlli, i valichi di Slovenia Austria e Slovenia Croazia sono bloccati e l'Austria pensa di controllare le frontiere con l'Italia.
Come fare?
La Carta Universale dei diritti umani all'art.1 recita " Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire in uno spirito di fraternità vicendevole". E' da qui che bisogna ripartire per dare risposte. Meno egoismi, meno nazionalismi, meno indifferenza e più solidarietà da parte di ogni popolo europeo.
Non è una soluzione distribuire risorse ai vari Stati di confine (vedi Turchia) per risolvere i problemi, ci vuole, invece, volontà politica nell'affrontarli con la dignità e la concretezza che richiedono.
Siamo tutti consapevoli che la guerra è organizzata per interessi economici e strategici e a farne le spese sono le popolazioni che non possono far altro che fuggire.
Mentre altri tentano di imporre la supremazia economica, aumentano ogni giorno gli immigrati.
Gli immigrati percepiti come un danno per le politiche economiche degli stati comunitari sono, invece, una risorsa se vengono spalmati sul territorio europeo che conta 500 milioni di abitanti. Essi, anche se fossero 10 milioni, rappresentano solamente il 2% della popolazione europea.
Il rischio che si corre è quello di una comunità europea monetaria, sempre meno umanitaria e sempre più divisa.
Per piegare i Paesi che non vogliono accogliere, Bruxelles è pronta a usare le maniere forti: chi non accetta i ricollocamenti incorrerà in pesanti sanzioni. Non saranno i fili spinati e le chiusure a fermare l'esodo di massa, occorre governare i territori con attenzione quotidiana per gestire il fenomeno, avere una visione inclusiva guardando a chi fugge dal proprio Paese (fuori comunque chi delinque, e chi sfrutta), attrezzare centri di accoglienza nei luoghi di partenza,
L'Articolo 14 comma 1 " Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.".
L'accoglienza ed il rispetto degli individui si scontra con la nostra paura di essere colpiti nei nostri privilegi.
L'opinione pubblica impaurita dal fenomeno della sicurezza individuale che collettiva, anche per il crescere delle persone che fuggono dalla guerra e dalla fame, è stata misurata in una recente indagine effettuata dal Censis.
Da essa risulta che i maggiori problemi che pesano sul futuro del Paese sono: al primo posto  una classe politica litigiosa e inconcludente (34%), seguono l'elevata disoccupazione (29,6%) , la corruzione, dove i  politici sono protagonisti, al 26,2%, infine, al quarto posto, con il 17,7%, l'eccessiva presenza di immigrati.
L'Europa se vuole evitare gli esodi di massa, bisogna che sia presente, dia speranze, aiuti le trasformazioni, sia vicina anche ai bisogni fondamentali di questa gente.
La preoccupazione, lo sdegno e la mancanza di tranquillità, alimentati dall'allarme terroristico (vedi i fatti incresciosi accaduti a Bruxelles, e il fenomeno dell'immigrazione che incolpevolmente viene ad esso associato) devono far crescere gli impegni internazionali, come quello di una intelligence comune e la ricerca di una pace fra gli stati in conflitto, per poi cadere nel dimenticatoio una volta caduta la tensione.
Il pontefice ci ricorda spesso di trovare una maggiore collaborazione internazionale. "Migranti e rifugiati non sono pedine sullo scacchiere dell'umanità" e invita a vincere i pregiudizi e le ostilità che spesso nascono nei confronti del diverso.
E' proprio il caso di dire rimbocchiamoci le maniche per poter festeggiare degnamente, il 9 maggio l'Europa.
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