Percorsi, cambiamenti, giravolte e capovolte delle parole (2)
Cosimo De Nitto - 07-10-2015
Le avventure delle parole, le loro virtù camaleontiche, le loro trasformazioni, la loro capacità di veicolare sensi diversi, anche opposti, non finiscono mai. Ovviamente non pensiamo che le parole siano dotate di una propria soggettività: le trasformazioni, le storpiature, le opacità, le ambiguità, i capovolgimenti di senso, i ribaltamenti di significato sono opera dei parlanti/scriventi, sono frutto delle loro intenzioni comunicative e in ultima analisi dei loro interessi.
Uno degli argomenti che tiene banco in questi ultimi tempi a ridosso della legge di "stabilità", o finanziaria che dir si voglia, è quello delle pensioni.
Una volta il mondo della scuola non si sarebbe tanto appassionato a questo tema. Oggi, invece, dal momento che la categoria degli insegnanti italiani è tra le più vecchie d'Europa e del mondo, la legittima aspirazione ad andare in pensione (di pari passo a quella dei nuovi docenti a subentrare e svolgere la professione in modo stabile) fa sì che questo problema delle pensioni assuma un ruolo centrale richiamando la filiera: anzianità-diritti-pensione-turn over- ringiovanimento del personale.
Le legittime e costituzionali aspirazioni di moltissimi insegnanti arrivati alla non più giovane età di ultra sessantenni si scontrano con gli interessi costituiti di classi dirigenti che in Europa e in Italia trovano ottima cosa far pagare i costi della crisi ai lavoratori, riducendo i loro diritti, attaccando il welfare (sanità, scuola, pensioni...), spingendo la classe media a livelli e condizioni di retribuzioni e di vita molto prossime alla soglia di povertà, favorendo i ricchi che divengono sempre più ricchi (concentrazione della ricchezza), riducendo gli spazi di democrazia, favorendo i processi di accentramento a livello nazionale (decisionismo, uomo solo al comando, stravolgimento della Costituzione...) e sovranazionale (troika, "ce lo chiede l'Europa"...).
La polemica tra le opposte parti e opposti interessi si infiamma. Per quanto la parte sociale argomenti i suoi bisogni/diritti, la parte avversa, pur riconoscendoli all'apparenza, usa come pezzo da 90 potente e insuperabile (bazooka, arma non convenzionale direbbe il presidente della BCE) la parola "sostenibilità".
I diritti delle persone, dunque, contro "la sostenibilità del sistema pensionistico". La vita passata-presente-futura reale contro una parola magica, terribile, apparentemente neutra, incontestabile come una verità scientifica, razionale, di buon senso, necessaria ancorché astratta.
Che poi questa "sostenibilità" sia frutto di una scelta politica di determinati interessi di parte contro il quasi universo sociale, che il "sistema" sia sistemato a bella posta per favorire gli interessi dei pochi contro gli interessi dei più deve essere nascosto dalla nebbia, dalla ambiguità della "sostenibilità". Il tutto per occultare gli interessi dell'establishment, della classi dirigenti, dei ricchi, dei "poteri forti" nella loro irresistibile ascesa verso il dominio assoluto e incontrastato.
Al solo sentire la parola "sostenibilità", così usata come arma impropria, il povero aspirante pensionato (aspira alla pensione non alla carica milionaria di AD di una multinazionale) tremano le vene dei polsi, viene assalito da un terrificante senso di colpa, si sente un affamatore, un eversore del "sistema", un incosciente dilapidatore di denaro pubblico, un potenziale distruttore dei destini del Paese, un nemico dei giovani, un divoratore di futuro.
Eppure anche questa parola nella comunicazione sociale era originariamente ancorata a significati progressivi che suscitavano speranze per i più, speranze di un mondo migliore, più giusto, più rispettoso di ambienti, natura, persone.
La sostenibilità ambientale richiamava ad una riflessione sulla qualità dello sviluppo, sulle distorsioni e sulle patologie del consumismo, sulla necessità di profonde e radicali trasformazioni dell'attuale meccanismo di sviluppo economico che produce concentrazione di ricchezza e generalizzazione di povertà, sperpero e miseria al contempo.
La sostenibilità era una parola ampia e teneva insieme, coniugandoli e rendendoli compatibili, tre ambiti: ambientale, economico, sociale. Il suo contenuto era ed è progressivo, in quanto favorevole a nuovi equilibri (amichevoli, compatibili) tra natura, economia, società.
Sostenibilità era ed è una parola democratica, rivoluzionaria in quanto apre orizzonti nuovi, più umani ad un mondo sempre più in guerra economica e militare, sempre più incarognito da rapine, competizioni, sperpero e cattivo uso delle risorse della terra, che non sono infinite.
Sentita in bocca a Padoan e al governo questa parola è bruciata e stravolta nei suoi orizzonti di senso. Quando dicono che non si può mettere mano alle ingiustizie, chiamate eufemisticamente e ipocritamente "rigidità", della "riforma" (vedi l'articolo precedente a proposito della parola riforma) Fornero per non compromettere la "sostenibilità" del sistema pensionistico, dicono delle falsità.
Il "sistema" Fornero è nato ed è stato programmato per funzionare solo ed unicamente contro gli interessi della parte più debole, più produttiva della società. Si è scelto di colpire il welfare per non toccare i privilegi e gli interessi forti.
Il "sistema" Fornero è "sostenibile" economicamente? Certo, economicamente è sostenibile in quanto scarica sulle spalle dei lavoratori ciò che non si vuol far pagare ai ricchi, privilegiati, evasori, profittatori, corrotti e corruttori, privilegiati di ogni sorta. Ciò che non vogliono ammettere è che questo sistema è "insostenibile" socialmente e umanamente, perché le persone non ce la fanno più, non possono passare direttamente dal lavoro alla tomba, contrariamente ad ogni principio di civiltà e umanità.
Odiare una parola che fino a ieri si è amata sol perché è stata rubata, violata, stravolta, trasformata in un'arma di distruzione sociale ed umana? Giammai.
Tutt'al più mandare a casa gli imbroglioni, i ladri di parole, i profittatori, gli strumentalizzatori, i piazzisti al servizio dei potenti.
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