Uva amara
Gianni Zappoli - 19-08-2015
2015: Paola

"Andava via di casa alle 2 di notte. Prendeva l'autobus alle 3. Ai campi, ad Andria, da San Giorgio Jonico, arrivava intorno alle 5.30.
Noi a casa la rivedevamo non prima delle 3 del pomeriggio, in alcuni casi anche alle 6. Guadagnava 27 euro al giorno."

Morta nei campi per due euro l'ora

1949: Giovanna

"...Sembrava una donna anziana e aveva appena trent'anni. Da quattro giorni stava male, si lamentava di notte. Le compagne vicino a lei nel camerone per una volta o due la sgridarono: «stai zitta che non lasci dormire». Poi si accorsero che soffriva davvero, le dissero: «Se ti senti poco bene non venire in risaia».
Ma lei non poteva non andare in risaia. Aveva a casa il marito, rientrato dalla prigionia in Germania con un ulcera gastrica, tre bambini piccoli, la mamma vecchia. S'era tanto raccomandata al suo paese che la facessero partire. Le abbisognavano a tutti in costi i soldi e il chilo di riso di tutte le sue trenta giornate.
Continuò a lavorare. S'alzava ogni mattina con le gambe tremanti, e la testa le girava. Per camminare dritta sul sentiero fissava i piedi della compagna che aveva davanti, se avesse girato gli occhi sarebbe caduta vinta dalla vertigine. Scendeva nella risaia in fila con le altre, l'acqua fredda le dava una scossa; strappava l'erba con le palpebre quasi chiuse, a tastoni, affidandosi alla sicurezza del tatto.
A mezzogiorno, invece di mangiare dormiva. La sera era come ubriaca. Le compagne le dicevano: «Tu stai male, bisogna chiamare il dottore». Lei si metteva a piangere, diceva di no, di no, che lasciassero stare: non voleva dire che era ammalata, non voleva interrompere il lavoro. Questo pò di lavoro lo aveva aspettato per mesi, e in casa pativano la fame.
Si guardarono in faccia, le altre, e capirono: tutte erano nelle stesse condizioni.di
Così andò avanti per quattro giorni: la mattina del quinto cadde di schianto dentro l'acqua, con la faccia tra il riso da mondare. Si fece la schiera delle mondine, tutte le si affollarono intorno, la sollevarono, molle e livida come un'annegata. «Che cosa succede?» gridò l'agente dall'argine.
«Una che sta male» risposero. «Bene - disse con impazienza - Portatela su in due, e che le altre tornino subito al posto. Porca miseria! Basta una mosca che vola e subito lasciate di lavorare!».
Non era una mosca che vola, signor agente, ma una mondina che moriva.
Tirò gli ultimi respiri appena distesa sul sentiero. Rimase lì, con la faccia in su, quella faccia di trent'anni che dimostrava cinquanta.
La portarono col suo fazzoletto bianco, la portarono via con la carretta, dondolante sulle assi come una balla di fieno. Si chiamava Giovanna Maggi Fenati, e veniva da un piccolo paesino in provincia di Cremona. "
[Renata Viganò - Archivio storico dell'UDI e dell'Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara (a cura di), Le donne, le lotte, la memoria: 1949 - 1999 a cinquant' anni dalla morte di Maria Margotti, Ferrara, Editrice Il Globo, 1999, pp. 65-66]

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 Cub Piemonte    - 22-08-2015
Mentre è stata necessaria la morte causata da un lavoro massacrante di più di un bracciante perché si parlasse delle bestiali condizioni di vita e di lavoro di crescenti settori della classe operaia, il Governo non trova di meglio da fare che riproporre una legislazione volta a limitare l'esercizio dello sciopero.
La tecnica usata, scontata e banale ma efficace, è la solita: si prende qualche vicenda particolare, di norma falsificando la realtà, per sostenere il carattere nocivo all'interesse generale dei cittadini degli scioperi.
A quest'ennesima operazione i dirigenti di CGIL-CISL &UIL rispondono, nella "migliore" delle ipotesi, sostenendo che la limitazione del diritto di sciopero deve essere stabilita da loro e non dal governo: ne fanno insomma una questione di potere, del loro potere.
E' assolutamente evidente che se governo, padronato, dirigenti dei sindacati concertativi concordano nella necessità di rendere impraticabile lo sciopero vuol dire, in linea generale, che lo sciopero è il principale strumento di difesa da parte dei lavoratori e, nella situazione attuale, che si propongono di disarmarli per poter assestare nuovi colpi ai lavoratori stessi.
Di fronte a questa ripresa di una campagna che ci tedia da anni e al concreto rischio dell'introduzione di una legislazione che limiti pesantemente il diritto di sciopero, la Confederazione Unitaria di Base ritiene necessaria una campagna di informazione, mobilitazione, iniziativa tale da contrastare ogni attacco alle libertà civili e sindacali.
A questo fine, nelle prossime settimane, la CUB darà vita a presidi, assemblee, mobilitazioni e invita tutti i lavoratori, i delegati, le organizzazioni sindacali non asservite ad azioni comuni .
Difendere la libertà ovunque !