Sicurezza dei ragazzi su Internet. E i genitori?
Gianfranco Scialpi - 01-07-2015
Alla fine di maggio ho tenuto un incontro sulla "Navigazione sicura dei ragazzi su Internet". Devo dire che i partecipanti hanno molto apprezzato il mio taglio "sbilanciato" sul versante formativo ( Il profilo dei ragazzi 2.0 e le soluzioni ) che ha messo in secondo piano quello tecnico ( presenza e attivazione Parental Control, controllo cronologia...) . Del resto non poteva essere diversamente. Sono un insegnante, quindi...
Ora mi attendevo una affluenza maggiore. Cosa non ha funzionato? Non certo la pubblicità: locandine distrivuite in piccoli e medi esercizi commerciali, parrocchie... L'iniziativa è stata anche " amplificata" anche da alcuni giornali locali. La collocazione oraria ( ore 18,00 ) sembrava favorire una buona affluenza. Eppure...
Ora discutendo con i genitori presenti all'incontro, sono arrivato alla conclusione che il problema sia nella scarsa consapevolezza del problema ( cyberbullismo, pedopornografia... ) da parte di molti adulti. Essi ritengono, probabilmente, che la questione non potrà riguardarli, in quanto si fidano dei propri ragazzi o che sia troppo presto per interessarsi. Aggiungo anche che molti genitori alle prese con la perdita di lavoro o con stipendi dimezzati o assenti, siano più concentrati sugli aspetti materiali ( assicurare il pranzo e/o la cena... ) e meno su quelli formativi. Tutte queste ragioni, possono in parte giustificare questo disinteresse. Ma resta il fatto che un figlio non è solo una bocca da sfamare, ma anche un'intelligenza da nutrire, una persona da formare, attraverso una selezione, una scelta di opportunità. Ciò implica anche lo "scarto" o " la limitazione temporale" di alcune "offerte di mercato". Scriveva Gibran che i figli non sono nostri, ma ci sono stati affidati per far emergere il "tesoro" di umanità che risiede in loro. Oggi l'educazione e la formazione si gioca sui silenzi dei nostri ragazzi, sugli steccati che stanno alzando con i possibili " immigrati digitali", quali sono i loro genitori. L'impegno educativo è il far emergere queste situazioni, rivestendole di "discorsi e parole", emozioni e paure. Obiettivo possibile se il rapporto intergenazionale è basato sulla reciproca fiducia e dialogo. E per questo ci vuole tempo, Tanto tempo. E spesso questo manca ai genitori, decretando in questo modo la loro assenza, a favore di altri soggetti, che hanno come volani l' Eros e il Thanatos ( Freud )
Spaventa un dato in percentuale, che misura la frattura fra i " nativi digitali" e gli "immigrati digitali": in caso di cyberbullismo l'85% dei ragazzi non parla con i genitori , perché essi non intendono aprire il " personale mondo virtuale" a loro. Realtà fatta di messaggi con codice linguistico spesso inventato dalla Community, relazioni atipiche...
Con buona pace dei genitori che interpretano i loro silenzi, come assenza di problemi.

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