Un minuto di silenzio
Francesco di Lorenzo - 27-06-2015

1.Il macth si è concluso: 159 sì, contro 112 no. Con la fiducia del governo, la Buonascuola è passata al Senato. Ed ora sono 'fatti' nostri. Che purtroppo incideranno nella vita di tutti.
La bagarre che si è scatenata al Senato, portata avanti dagli esponenti dei Cinque Stelle, si è unita alle dichiarazioni dei sindacati (tutti o quasi) che hanno annunciato il proseguimento della battaglia: Renzi non pensi di aver vinto la guerra, dicono in coro. Staremo a vedere quali strategie hanno in mente. Quel che resta certo, è il poco tempo che manca per settembre, con le nuove immissioni in ruolo da fare (quante?), e le altrettanto nuove disposizioni che genereranno di sicuro il caos.
Il danno è fatto, come è stato da più parti rilevato, e il lavoro per rimediare non è detto che serva. Ma, comunque, bisogna tentare di arginare il decadimento, provare a porre rimedio al degrado, magari inventando creativamente risposte davvero innovative: come è stato detto su questo giornale da Giuseppe Aragno, ormai stiamo raschiando il fondo da parecchio tempo e il nostro unico compito sarebbe quello di risalire. O almeno, tentare.

2. Oltre la Buonascuola, ora c'è da prendere in considerazione la 'buona università'. E anche qui le cose non vanno per il meglio.
Il PD, memore di quello che è già successo, cerca di prendere tempo, fa passi meno veloci, pensa di rendere più condivise le scelte che comunque si dovranno fare sugli atenei. Eppure, i primi segnali non sono del tutto positivi. La scelta di privilegiare e finanziare pochi poli universitari, così come è trapelato, non sembra avere un buon riscontro. Si contesta inoltre il sistema delle assunzioni, una sorta di 'jobs act ' relativo al mondo accademico, che non va giù a nessuno.
C'è poi il caso dell'Università di Palermo che, oltre a non aiutare a capire il problema, in qualche modo lo complica. Dunque l'Università di Palermo, uno dei più grandi atenei del sud, è in profonda crisi. Nel 2008 aveva un passivo di 50milioni di euro. Ora i conti sono stati risanati, ma per quanto riguarda la didattica, le cose vanno malissimo. Dai rilevamenti fatti risulta che, ad un anno dalla laurea, trovano lavoro solo il 44 per cento dei giovani diplomati mentre nelle altre Università italiane la media è del 67 per cento.
Certo, è vero, i conti sono stati risanati a colpi di aumenti delle tasse e con la chiusura dei corsi con pochi iscritti, ma il controcanto è stato la mancanza di iscrizioni. Praticamente si è passati da 8240 immatricolazioni nel 2010, alle 6700 del 2014, con un calo del 19 per cento. Naturalmente questo comporta una diminuzione quantificabile in quasi 20 milioni in meno di finanziamenti statali, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili. Le prospettive, quindi, non sono rosee. Tanto più che uno dei parametri per il trasferimento dei fondi per il futuro, sarà l'eliminazione dei fuori corso, e a Palermo sembra che ce ne siano moltissimi.

3. Precisamente 48 anni fa, era il 26 giugno, moriva don Lorenzo Milani. Verrebbe voglia, per chi ha amato le sue idee, di osservare un minuto di silenzio, in modo autonomo, unilaterale, senza enfasi, per ricordare la sua scuola e il suo lavoro.
Praticamente sono trascorsi 50 anni e alcuni concetti che egli poneva con forza, non solo non si sono fatti strada, ma sono stati traditi. La natura classista della scuola che è rimasta inalterata e la questione del merito che non tiene conto delle condizioni di partenza, sono due tra i tanti argomenti ancora sospesi. E poi, gli insegnanti e il loro ruolo degradato, con l'aggiunta di un sindacato che ha visto consumarsi lentamente la sua carica di opposizione, inseguendo disegnini di poco conto.
Ecco, tutto questo avrebbe fatto molto male a don Lorenzo Milani.
La sua, vera, 'buonascuola', resterà però nel cuore e nelle idee di chi lo ha amato.

Tags: Renzi, Giannini, docenti, scuola, buonascuola, Lorenzo Milani, Universit


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