Ben ci sta!
Francesco di Lorenzo - 06-06-2015
Che dovessimo farci aiutare da Berlusconi per contrastare il proseguimento della Buonascuola, è proprio un'ironia della sorte unita ad uno scherzo del destino. Evidentemente per arrivare a tanto, siamo messi proprio male. Si legge, infatti, che il resuscitato Cavaliere, per rientrare nel gioco politico, sia in trattative con l'opposizione democratica e che sia disposto a dare una mano sia sulla riforma della scuola che su quella del Senato. Roba da non crederci. Un ispiratore dell'affossamento della scuola italiana che ora cerca di aiutarla ad essere più credibile e ispirata. I tempi sono bui, direbbe qualcuno.
E i tempi sono talmente bui, sulla scuola, che sempre più famiglie scelgono la 'homeschooling', che se nella traduzione letterale diventa 'istruzione parentale', nella pratica è la scuola fatta in casa, cioè i bambini che imparano tra le mura domestiche. Il fenomeno in America è molto diffuso, ma sta prendendo piede anche da noi, dopo che già Francia e Spagna ne hanno saggiato la pratica. I dati ufficiali sulla consistenza del fenomeno sono incerti perché ogni famiglia autonomamente deve comunicare al dirigente scolastico di competenza 'di essere in possesso dei requisiti tecnici ed economici per poterlo fare' (ma non ce ne vogliono di particolari). È un diritto sancito dalla nostra Costituzione e ognuno si attiva, assecondando la propria creatività, per far svolgere il programma di studio ai propri figli. Si tratta, per i sostenitori, di un percorso parallelo a quello scolastico e, alla fine dell'anno, ai sensi di una circolare, l'alunno deve sostenere una prova di idoneità (prima di iniziare l'anno successivo). E comunque, l'esame diventa obbligatorio quando si vuole rientrare a frequentare la scuola pubblica.
Invece, gli oppositori della 'homeschooling', naturalmente, mettono in primo piano il fatto che un bambino senza confrontarsi ogni giorno con gli altri (sia della sua età, sia con gli adulti), perde la possibilità di comunicare il proprio vissuto e ritarda l'incontro con le difficoltà della vita, che sono proprie di quell'età. Oltre al rischio di restare sempre più isolati nel proprio mondo. Al proposito viene in mente un inno (o slogan) che potrebbe rifarsi al titolo del film di Moretti, Io sono un autarchico, vale a dire avere la propensione all'autosufficienza. Come dire, dalla Buona alla Micro-scuola. In attesa del dissolvimento finale.

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Il tormentone sui compiti per le vacanze sì/no è arrivato puntuale, come tutte le cose di stagione. Poi ci dimenticheremo fino alla prossima volta. Intanto le polemiche, accompagnate da vere e proprie campagne contro, si sprecano. Ai bambini, si dice, bisogna lasciare il tempo per giocare e per riposarsi; si invoca addirittura la Carta Internazionale dei diritti dell'infanzia. E giù con appelli firmati da associazioni di genitori, psicologi e ricercatori sui compiti per le vacanze che sarebbero inutili, dannosi, discriminanti, prevaricanti, impropri, limitanti, stressanti e malsani.
Poi, però, il portale della rivista Tecnica della scuola fa un sondaggio in merito e vien fuori che il 55% dei genitori è favorevole, per i propri figli, ai compiti per le vacanze.
Insomma, nonostante sembra che si parli molto di scuola, ci si accorge che alla fine nessuno veramente si interessa di spiegare per bene le cose. E le contraddizioni sono all'ordine del giorno, accompagnate ad una gran confusione. Solo così può venire in mente ad un presidente del Consiglio di far disegnare la nuova scuola a quattro burocrati ministeriali, anche ben pagati, che la chiamano Buona, non tengono conto dell'esperienza di chi la vive e possono permettersi di chiamarci anche retrogradi e conservatori.
Ben ci sta!

Tags: Buonascuola, Renzi, docenti, scuola, compiti per le vacanze, homeschooling


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