Non ci resta che il Senato!
Francesco di Lorenzo - 23-05-2015

Non ci resta che il Senato. Potrebbe essere lo slogan augurale, per la scuola, in questi ultimi giorni di maggio. Come sappiamo la buona scuola è passata alla Camera e, tra oppositori e sostenitori, le posizioni sono rimaste più o meno le stesse. Solo tendenzialmente sono usciti di più allo scoperto i sostenitori: chi perché ha pensato che le critiche al testo originale erano state prese in considerazione, chi perché nel frattempo ha cambiato idea
Intanto, abbiamo appreso da un quotidiano nazionale il nome di colui che ha dato il titolo alla riforma: la buona scuola, si chiama così su suggerimento di Marco Lodoli, docente e scrittore romano di una certa fama.
Gli studenti, invece, dal canto loro, si sono sentiti esclusi da tutta la vicenda. "Il DdL appena approvato alla Camera non è buona scuola, ma autoritarismo e diseguaglianza. Abbiamo chiesto tutti insieme di cambiare i punti chiave del testo, ma il Governo non ha voluto ascoltare il mondo della scuola. Questo DdL così è inaccettabile e rovinerà la scuola italiana: accentramento dei poteri decisionali nelle mani del preside-manager, arbitrio invece che valutazione, finanziamenti privati diretti alle scuole, nessun finanziamento al diritto allo studio. Questa non è autonoma scolastica, basata sulla cooperazione, la democrazia, la lotta alla diseguaglianza: è una scuola-azienda che produce diseguaglianze." Queste le parole di Alberto Irone, portavoce nazionale della Rete Studenti Medi. E, per fotografare la situazione, sintesi migliore non ci potrebbe essere.
Quindi, al Senato l'ultima parola?

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Anche in Francia la riforma della scuola media è stata osteggiata da intellettuali e professori. In pratica, i colleghi d'oltralpe, come noi, si sentono sottopagati e poco considerati. Sono scesi in piazza il 19 maggio per protestare contro la troppa autonomia concessa alle singole scuole, e contro la tendenza alla interdisciplinarità. Secondo loro, troppa autonomia nell'elaborazione della programmazione delle varie scuole potrebbe essere deleteria, come la troppa interdisciplinarità ridurrebbe gli orari della singole materie. E lì, i prof, sono attaccati alle proprie discipline. Insomma, la paura di ritrovarsi presidi con troppo potere, ci accomuna. Dopo questa notizia verrebbe voglia di sentirsi un tantino più europei.

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Quello che succede a Massa Carrara è emblematico della situazione che si vive nella scuola italiana. Mentre giustamente discutiamo del decreto e di tutto ciò che comporta il suo passaggio, lentamente vanno a morire, nel più completo oblio, le poche belle esperienze fatte di realtà scolastiche di prestigio che esistono nel nostro paese. O, per meglio dire, che esistevano.
A Carrara gli studenti della locale Accademia delle Belle Arti hanno inscenato una protesta contro l'ulteriore taglio dei finanziamenti alla didattica. Lo hanno fatto con un corteo funebre che è sfilato per le vie del centro storico. Tutti vestiti di nero, tambureggiando una marcia funebre, hanno trasportato la bara che simboleggiava la didattica di qualità. E l'hanno deposta in piazza del Duomo. Un modo creativo e riuscito di protestare contro qualcosa di inconcepibile. Come è possibile che le Accademie di Belle Arti, espressioni della creatività, qualità e ricchezza italiane, vengano da cinque anni depotenziate attraverso lo stillicidio dei tagli. Per l'anno prossimo è previsto un altro ulteriore taglio alla didattica. E le perdite della qualità degli insegnamenti, con i tagli pregressi, hanno già fatto danni irreparabili.
Ecco quello che proprio non va giù, dire di essere a favore della ricerca e per la qualità e, nello stesso tempo, far morire (senza una lacrima) le espressioni più alte che le incarnano. E che dovrebbero essere un patrimonio da proteggere.

Tags: Renzi, la buona scuola, docenti, scuola


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