Titoli e silenzi
Francesco di Lorenzo - 09-05-2015
Il titolo di uno dei giornali più letti in Italia ci riporta con i piedi per terra e ci restituisce la precisa dimensione delle cose, ci fa capire, cioè, qual è l'esatta percezione e la considerazione di cui godono i docenti. Dopo la giornata del 5 maggio, secondo il quotidiano, si sta 'trattando sui premi agli insegnanti', questo il titolo. Detta così, e nell'articolo non viene fuori né il come né il perché, c'è tutta, ma tutta, l'idea nemmeno un po' ironica del tentativo di svilire la protesta contenuta nello sciopero. Come se lo sciopero fosse servito a trattare, cioè a sedersi ad un tavolo. E buonanotte ai suonatori.
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Altro titolo è: 'Renzi ci vuole ignoranti'. Che sia più semplice avere a che fare con un popolo di incolti è, come dire, lapalissiano. Però, non sempre è chiarissimo a tutti. Anche perché, se ci vengono in aiuto le parole di personaggi come Che Guevara, 'un popolo di ignoranti è più facile da governare', o anche di Nelson Mandela 'l'istruzione è l'arma più potente per cambiare la società', ci sono, di contro, una serie infinita di piccoli uomini e di tirannetti che lavorano in senso inverso e fanno di tutto per lasciare la gente nell'ignoranza (= per continuare a governare senza problemi). Ma riportiamo la questione a noi. Il fatto di porre poca attenzione alla scuola nel nostro paese è un qualcosa di storico. Fin dalla nascita del regno d'Italia c'è stata la diatriba tra chi come Francesco De Sanctis si poneva l'obiettivo della scuola per tutti con l'istruzione obbligatoria, e chi invece si chiedeva perché devono studiare proprio tutti. Questa contrapposizione è continuata, sia in modo sotterraneo sia in modo scoperto, fino ad oggi e con tutta probabilità ancora continua. Pensiamo solo che nel 1974, quindi dopo il '68, il ministro della Pubblica Istruzione Luigi Gui, in un suo articolo sulla rivista 'Testimonianze delle scuola', scrisse che 'i giovani erano tanto più vuoti quante più scuole avevano frequentato'. Insomma, per alcuni c'è l'idea che la scuola sia sì importante, ma stiamo attenti a farci andare proprio tutti (cani e porci).
Il problema veramente ostico di oggi è capire che cosa abbia in mente Renzi, o forse, ancora più difficile, che cosa dice di non fare, ma poi fa. Tendenzialmente la sua riforma dovrebbe essere dalla parte di chi vuole il superamento dell'ignoranza, e questo anche e soprattutto per la collocazione politica; nella realtà, però, tutto si combina perché si lascino una parte degli italiani nell'ignoranza. La 'buonascuola' è buona solo per i soliti noti.
Tutto sta a capire se il suo voler farci del bene alla fine si traduce nel farci del male, oppure ci sta semplicemente prendendo per i fondelli. La terza ipotesi è che sia tutto un bluff, come alcuni pensano. Ma anche in questo caso, pur se fa ridere, ci farebbe solo del male.

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Ci sono stati una decina di giorni fa nelle scuole italiane le elezioni per il Consiglio Superiore della Pubblica istruzione. Ad oggi, però, i risultati, oltre le indiscrezioni, ancora non si sanno. Qualcosa si è inceppato. Ma cosa?
Non entrando nel merito della funzioni di questo organo collegiale della scuola, il titolo a cui si fa riferimento è: 'Verbali scritti con la penna d'oca e trasmessi a dorso di mulo?'. Intanto la scuola digitale di cui al ministero tutti sono fieri, dov'è? Se invece dei computer si fossero usati i vecchi corrieri, le schede e i verbali sarebbero già a Roma da un pezzo. Quindi qualcosa non funziona, qualcosa non va.
Non è che, come si vocifera, sia stato il ploff dei sindacati tradizionali e l'affermazione dei sindacati di base a far inceppare le cose? Attendiamo, anche se senza trepidazione, i risultati.

Tags: Renzi, buona scuola, docenti, scuola


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