La Bruttascuola
Francesco di Lorenzo - 21-03-2015
Speravamo in una bella scuola ma quella fin qui delineata è solamente brutta (e chissà perché la chiamano 'buona'). In effetti quello che questo governo sta facendo, non solo nel settore scuola, è un'operazione di maquillage, un modo per far finta di innovare, di 'cambiare verso' che nella pratica determina effetti minimi se non addirittura deleteri.
Si sta delineando una scuola senza anima, anticostituzionale, una scuola che svende le conquiste faticosamente raggiunte e che, alle vere innovazioni (come ad esempio le tante sperimentazioni che negli ultimi anni sono state abolite), preferisce la rincorsa a sogni di natura aziendalistica che non solo non stanno nel nostro DNA ma che ci porteranno di certo al fallimento totale.
Nell'attesa leggiamo che la Commissione Libertà civili e affari interni dell'Europarlamento ci ammonisce in questo modo: "L'Italia ha una lunga tradizione nel ridurre i finanziamenti alla scuola ed è questa forse una delle ragioni degli scarsi risultati degli studenti italiani nei test internazionali. L'Italia dovrebbe ribaltare questa tendenza, tenendo conto che l'istruzione è cruciale per essere competitivi nell'economia globale". Ora, ditemi se negli ultimi vent'anni, i nove ministri della pubblica istruzione che si sono succeduti, partendo da Lombardi e finendo a Giannini, non hanno detto testualmente, in discorsi ufficiali, quello che è stato riportato dalla UE in questo mese di marzo 2015.
Il fatto incontrovertibile è che nessuno dei ministri ci credeva veramente. Né più né meno. Nessun ministro infatti si è dimesso perché invece di investire, come loro stessi pensavano, i governi in carica tagliavano fondi e posti di lavoro nel settore scolastico. Quindi, la conclusione è che erano d'accordo solo a parole.
Ma, al di là di tutto, solamente la figuraccia di farsi dire cose così banali (e di buon senso) da una normale commissione della UE, dovrebbe farci riflettere e forse vergognarci un po'.
Intanto, dallo stesso rapporto vengono fuori alcuni dati che spesso non si ricordano e che non è un peccato invece aver presenti. Intanto il primo: l'Italia è il Paese del vecchio continente che spende meno di tutti nell'Istruzione pubblica. Quello che dovremmo spendere nell'istruzione pubblica, è noto, noi lo versiamo violando la Costituzione alle scuole private. Come se niente fosse e guai a parlarne.
Il secondo dato è che il rapporto smentisce anche la falsità che gli insegnanti italiani lavorino meno degli altri. Non è vero. Gli insegnanti italiani sono tra quelli che trascorrono più ore in classe. E con uno stipendio tra i più bassi.
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Siamo un paese strano, ci interessiamo delle piccole cose come se le grandi fossero già risolte e andasse tutto per il meglio. Ecco la notiziona: la Federazione Italiana Gioco Calcio ha siglato un accordo. Da oggi in poi tutti gli atleti delle nazionali che vanno dal 15 ai 19 anni per i maschi, e dai 17 ai 19 per le ragazze, avranno a disposizione, nel corso dei loro spostamenti per partecipare ai tornei internazionali, degli insegnanti che non faranno perdere ai nostri campioni neanche un'ora di lezione. Si prevede un casino totale per uniformare i programmi e scegliere quale argomento trattare. Oppure, cosa non insensata, si dovrebbe prevedere un insegnante a testa: ogni atleta un tutor. Che è meglio per tutti. Insomma, se non siamo al delirio ci andiamo vicini.
La conseguenza del delirio è il vecchio motto: cominciamo dalle piccole cose che per le grandi c'è tempo!
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Se poi si legge che a Castel di Sangro un docente già condannato per furto e per resistenza a pubblico ufficiale ha tagliato le gomme dell'auto del suo preside, non dobbiamo stupirci. Per completezza di informazione bisogna dire che lo ha fatto perché il preside aveva applicato nei suoi confronti un procedimento disciplinare. L'accusa era di aver offeso e ingiuriato un alunno; lui poi se l'era presa con i colleghi che non lo difendevano.
Un banalissimo caso di follia che ci riporta alla realtà: follie al vertice e follie alla base, in perfetta sincronia. In mezzo in mezzo il mare magnum di personale serio e dirigenti onesti che non trovano pace.

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