Dead teachers talking
Francesco Masala - 10-12-2014
Bisogna abbassare il livello.
Tanto il diploma è solo un pezzo di carta.
Il materiale umano è quello che è.
Io voto sempre come dice il Preside (Dirigente scolastico), non si sa mai.
Pensa ai posti di lavoro.
Bisogna stare attenti ai ricorsi.
Vado a scuola, firmo, e poi, tanto gli studenti non ci sono, vengo alla manifestazione.
Ma che cosa ti costa promuoverlo?
Il cliente ha sempre ragione.
Bisogna venirsi incontro.
Ma lei cosa ha fatto per farli recuperare?
Non bisogna mettere brutti voti, altrimenti si uccide la motivazione.
Ma io apprezzo la buona volontà!
Se lo dice il Preside (Dirigente scolastico) sarà così.
Gli alunni bisogna accontentarli...

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 Un docente    - 11-12-2014
Io sono andato oltre: a causa del fatto che l'euro ha prodotto un dimezzamento del potere d'acquisto dello stipendio percepito, oltre al mancato riconoscimento della progressione degli scatti di anzianità e all'effettivo aumento del carico di lavoro dovuto al taglio del personale (sotto forma di riduzione delle ore d'insegnamento per diverse discipline) e alla formazione di "SCUOLE POLLAIO" e non le cosiddette classi,
dicevo alla luce di questo ed altro mi sono ridotto il carico di lavoro autonomamente: quello che prima facevo in una settimana ora lo faccio in un mese.
A che serve seminare sull'asfalto se poi non crescerà niente?
Il futuro della nazione e' un popolo di dementi, perché ai politici interessa rubare e non governare.
Allora devo minimizzare le perdite.

 Maria Luisa Loche    - 14-12-2014
Non facile davvero, e già se ne vedono i frutti: da che scuola escono Renzi e la nuova generazione al potere? (e Barracciu ...)? Quale altra "buona" scuola potevano immaginare? Quando ho visto i cuoricini nella consultazione ho visto rosso. Ma è questione vecchia in fondo che ha come padri "nobili" vecchi invecchiati inutilmente (per sé, e dannosamente per gli altri)come L.Berlinguer, che presenta la scuola dell'"innovazione"del PD. Ma da che scuola usciva un figuro come Berlinguer? Qui la faccenda si complica parecchio ...

 Ambra Prearo    - 15-12-2014
Insegno lettere nel primo ciclo (scuola media) e anno dopo anno mi ritrovo ragazzi ai limiti dell'analfabetismo. Tutto quello che dico va preventivamente tradotto in sub-italiano. Se mi distraggo, e parlo normalmente, non mi capiscono.
Di imparare il lessico se ne fregano, loro e le loro famiglie.
Mi sono convinta già da tempo che l'unico lavoro sensato da fare a scuola è l'alfabetizzazione (italiano L2) per i ragazzi stranieri. Loro hanno voglia di imparare, e infatti apprendono presto e bene. Le famiglie italiane hanno smesso di trasmettere curiosità, e non è possibile delegare alla scuola il riempimento di un simile vuoto.

 Emilio    - 15-12-2014
E' esattamente quello che si dice anche nella mia scuola. Io ho capito che insegnare (nel senso tecnico e limitato del termine) è il più grande atto politico che ci sia concesso.
E ho capito anche che non c'è nemmeno un piano organico contro la scuola (quale visione culturale si trova nella proposta del governo?), c'è soltanto la logica dei tagli (la scuola è un bancomat perfetto) e quella di presidi (e colleghi) beceri che in questo pantano vedono solo la necessità di salvarsi il posto aumentando gli iscritti.
Infine ho capito che la lotta contro i contenuti dell'insegnamento, la pressione per fare meno e alzare i voti corrisponde all'interiorizzazione da parte di molti di noi, del disprezzo verso tutto ciò che non è immediatamente acquistabile/spendibile sul mercato; solo un forte senso della politicità del nostro ruolo può fare da antidoto, ma la corrente tira dalla parte opposta.