Riflessioni a margine della Buona Scuola
Cosimo De Nitto - 06-12-2014
La carota ideale, il bastone reale

O la realtà è stupida perché non riesce ad entrarmi in testa, oppure sono stupido io che la rinchiudo fuori.
Mettiamo che la "buona scuola" di Renzi trovi attuazione (non vi dico cosa sto toccando in questo preciso momento). Cerco di rappresentarmi gli scenari possibili. Visto che la carotina delle 60 euro andrà a chi viene deciso da parte del nucleo di valutazione delle singole scuole (dirigente ancillato da qualche docente, e da un esterno che potrebbe essere anche un marziano) fino al raggiungimento del 66%, non uno di meno, non uno di più, mi chiedo:
- nel caso in cui, essendo le scuole diverse, dirigenti diversi, docenti senior diversi, persino marziani diversi, chi ci assicura che ogni "migliore" di quel 66% sarà parimenti o "più migliore" ;-) di quelli che sono riconosciuti "migliori" dalle altre scuole?
- e chi ci assicura che un "non migliore" per una scuola non sia parimenti o "più migliore" di uno o tanti "migliori" di altre scuole?
- l'essere "migliore" è a scadenza come uno yogurt e dopo tre anni se non ha cumulato i bollini perde questa sua caratteristica e va rottamato tra i "non migliori"?
- è la bravura dell'insegnante che determina ciò che guadagna o sono i 60 euro che costituiscono la "patente" di buon insegnante?
- poniamo caso che nell'arco dei tre anni un insegnante con la patente di "migliore" abbia problemi di salute, problemi familiari (non glielo auguriamo, ovviamente, ma è possibile tutto sotto questo cielo) e non possa cumulare i bollini previsti, ma continua ad insegnare bene (non si diventa brocchi e ignoranti come capre in tre anni, non si disimpara ad insegnare in un lasso di tempo così breve, semmai si accumula esperienza che è una componente importante della maturità professionale) cosa succede? Perde la patente di "migliore" e così oltre il danno dei guai della vita anche la beffa della penalizzazione economica e della pubblica gogna?
Ma forse non sono io che non capisco la "buona scuola", forse è "la buona scuola" che non vuole (o non può) entrarmi in testa.
PS. n.°1 Amici fidati esperti di numeri mi dicono che hanno fatto i conti e hanno scoperto che con i 60 euro i "migliori" prenderanno di meno rispetto agli scatti attuali che verrebbero soppressi (adesso sono solo "sospesi") e che pertanto questi insegnanti si affanneranno ad accumulare punti qualità...per guadagnare di meno. Solo ad un geniaccio potrebbe venire in mente questa furbata. Lavori di più e guadagni di meno. Ovviamente non parliamo di quanto perderebbero quegli sfigati del 33esimo (%) girone dell'inferno.
PS n°2 Nel corso dei tre anni tra una valutazione e l'altra gli insegnanti avranno il tempo per pensare anche a bambini e bambine, ragazzi e ragazze, ciascuno con la propria singolare e originale problematica e non solo alla propria "carriera"? Penseranno a loro o solo a se stessi così presi in questo ingranaggio assurdo?

Capaci di stare al mondo
I tempi della scuola non sono quelli della società, specie quella attuale così veloce, economicistica, utilitaristica, individualistica, precaria, competitiva, atomizzata.
Nella "Buona Scuola" di Renzi manca assolutamente la consapevolezza di questa differenza. Il principio dal quale muove è unico e univoco: "la scuola per la società", dove la "società" è considerata sinonimo di economia, sistema di produzione, distribuzione, vendita di prodotti, accumulo; dove l'organizzazione delle relazioni e della governance aziendale diventano modello unico anche per istituti e organizzazioni, come la scuola, che sono affatto diversi, diversi per missione costituzionale, diversi per contenuti, finalità, mezzi, strumenti, relazioni ecc.
Per l'economia e per l'azienda il futuro è oggi, il futuro sono l'andamento e gli indici di borsa di oggi, il futuro è il tempo che passa tra la produzione di un oggetto e la sua distribuzione e vendita sul mercato. Il passato... semplicemente non esiste se non come insieme di cifre e rendicontazioni utili come parametri per il presente produttivo.
La scuola no, non è fatta così, non ha questi tempi, non può adeguarsi a questi parametri, a queste finalità, semplicemente perché è "cosa" affatto diversa.
La scuola ha un passato lunghissimo quanto quello dell'umanità che si studia, ha un passato meno lungo quanto la vita dei soggetti che la popolano, alunni, genitori o insegnanti che siano. Il passato nella scuola è fondamentale, non è fatto di cifre e conti economici, è esistenza e storia delle persone dalle quali non si può prescindere pena la miopia nel presente e la cecità assoluta per ciò che attiene il futuro.
La scuola ha un futuro lungo quanto si possa proiettare in avanti come rappresentazione della società e come sue implicite possibilità, ma lungo anche quanto la vita degli allievi che molti e molti anni dopo si ritroveranno a vivere in quella società, che certamente sarà cambiata, si spera in meglio.
Schiacciare e appiattire la scuola sul presente è un errore gravissimo. Un gravissimo errore schiacciarla sul "lavoro" che c'è/non c'è oggi, vista la rapidità con cui aziende, prodotti e processi produttivi compaiono e più spesso scompaiono superati da nuove forme produttive, da nuove tecnologie, da nuovi "bisogni" essenziali o indotti che siano.
La "Buona Scuola" dichiara che vuole essere "utile". Utile al soggetto affinché trovi lavoro, cosa che spesso oggi appare una chimera, un sogno, una presa in giro talvolta. Utile più probabilmente alle aziende il cui orizzonte di interessi è circoscritto al massimo profitto qui ed ora, come è ovvio che sia.
Una scuola buona (potenza della posposizione), invece, della categoria dell'utile non fa parametro, principio, valore unico, ma secondario e integrato. Integrato in un contesto valoriale principale più ampio che comprende ed abbraccia la persona in tutti i suoi aspetti. A partire dal suo diritto alla libertà, alle opportunità, alle possibilità di scegliere e persino di costruire nuovi lavori, nuove "imprese", alla possibilità e libertà di scegliere il proprio ruolo nella società in relazione ai propri sogni, alle proprie ambizioni, al proprio progetto di vita. Con l'aiuto della sua libertà interiore (frutto dell'educazione e della cultura), con l'aiuto del suo ingegno (frutto di una scuola che "allena" la divergenza), con l'aiuto di contesti favorevoli che ribaltino l'assunto e, accanto e prima della "scuola per la società" vedano quello che rivendica una "società per la scuola".
Il lavoro, dimensione economica ed esistenziale ancorché importantissima, non assorbe tutto l'arco delle finalità costituzionali e costitutive del sistema formativo. Compito della scuola non è costruire "macchine per lavorare", ma buoni cittadini, colti, capaci anche di lavorare, ma prima ancora capaci di stare al mondo, non solo in questo mondo, ma anche in quello di domani, dopodomani e di quanti dopodomani e quante società sarà possibile vivere, e per le quali le persone devono avere le capacità, la libertà, gli strumenti culturali al fine di accettarle così come sono, oppure poterle modellare e trasformare come essi ritengono.

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