Il tempo della fine
Giovanni Sarubbi - 30-09-2014
Diamo spazio a questo editoriale, che condividiamo pienamente, ed approfittiamo per porre una domanda: per quanto tempo ancora siamo disposti a farci prendere per il culo da questa gente?
Vedi anche >>> renzi-a-tutele-crescenti <<<
Gianni Zappoli


Il tempo della fine
di Giovanni Sarubbi

Viviamo il tempo della fine che è anche il tempo della verità. Viviamo il tempo della fine di un sistema sociale, che domina sul piano mondiale, che ha oramai raggiunto un livello di iniquità mai prima raggiunto. Gli imperi, storicamente, hanno fatto tutti una brutta fine.
Sono tempi, quelli attuali, paragonabili a quelli della fine dell'Impero Romano, con disfacimento di tutte le strutture sociali, morali, etiche di quella società. In più oggi stiamo vivendo il tempo della fine anche da un punto di vista ambientale, cosa mai verificatasi prima nella breve storia dell'umanità.
Si muore sempre più di cancro e nessuno si chiede, di fronte all'ennesimo amico, familiare o conoscente il perché. Chi vive nella Terra dei fuochi in provincia di Caserta, lo associa alle discariche dei rifiuti tossici presenti su quel territorio, così fa anche chi vive a Taranto, associando quelle morti all'ILVA, o a Casal Monferrato, patria dell'amianto, o in tutti quei luoghi dove vi sono stati disastri ambientali gravi. Per il resto si parla di sfortuna, di fatalità magnificando le doti del morto di turno come se questo servisse a riportarlo in vita o a punire i responsabili di quelli che in realtà sono dei veri e propri omicidi.
Omicidi perpetrati da chi, consapevolmente, fa eseguire attività inquinanti per ricavarne profitto. E le fa fare, di solito, alle persone più povere e ricattabili, agli ultimi operai delle fabbriche, che forse magari neppure si rendono conto di quello che fanno, e che mettono il cosidetto "lavoro" prima del rispetto della propria dignità di persona e del rispetto della vita dei propri familiari e di tutti gli altri abitanti di questo pianeta.
Ma il tempo della fine è anche il tempo della verità. E' il tempo durante il quale tutte le bugie giungono al pettine e si manifestano per quello che sono, bugie, falsità, imbroglio, truffe, ladrocini.
E una di queste bugie è arrivata a capolinea proprio in questi giorni e si chiama Renzi, primo ministro del governo Italiano.
Il "giovane" primo ministro Renzi parla contro i "poteri forti" che vorrebbero impedirgli di approvare il nuovo diritto del lavoro, che altro non è se non l'ennesimo attacco ai diritti di chi lavora a favore dei padroni dei mezzi di produzione, quelli che il buon vecchio Marx chiamava capitalisti. E Renzi parla contro i "poteri forti" seduto di fianco a Marchionne, amministratore delegato della FIAT che è la quintessenza dei poteri forti di questo paese. Di quella FIAT che, per dirla con le parole di un altro potere forte che risponde al nome di Diego Della Valle, ha "succhiato tutto il succhiabile da questo paese" per poi andarsene all'estero.
L'immagine di Renzi seduto di fianco a Marchionne che parla contro i "poteri forti", che per loro sarebbero gli operai a cui vogliono togliere le briciole dei diritti che gli sono rimasti, credo sia la visione moderna di quel passo del libro dell'Apocalisse (Ap 17,4-5) dove viene descritta una donna "vestita di porpora e di scarlatto, adorna d'oro, di pietre preziose e di perle" che " teneva in mano una coppa d'oro, colma degli orrori e delle immondezze della sua prostituzione" e che sulla sua fronte aveva scritto un nome misterioso: "Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra". La bugia non è stata mai più manifesta di quell'immagine ma, siamo convinti, che la maggioranza di questo paese non l'ha ancora compresa.
E questo perché i poteri forti, come ci ricorda sempre l'Apocalisse, sono abituati da millenni a mostrarsi deboli, addirittura vittime di quelli che loro ammazzano e schiavizzano. E lo fanno per continuare ad ingannare, rapinare, schiavizzare e uccidere. Come sta facendo in questo tempo della fine la superpotenza USA, che schiavizza mezzo mondo ma che si dichiara vittima di un terrorismo che essa stessa genera e alimenta per giustificare il proprio delirio di potenza. Invertono il senso delle parole, pace diventa guerra, debolezza diventa forza, viltà diventa coraggio.
Ma viene il tempo, ed è quello della fine che stiamo vivendo, nel quale la verità non può essere più nascosta e tutte le cose risultano chiare e nessuno potrà più dire io non ho capito, io non c'ero, io non so di che cosa tu parli.
Hanno chiamato questo nuovo diritto del lavoro Jobs Act, giusto per confondere le idee con un termine inglese, come se un termine inglese potesse servire a coprire ciò che nuovo non è perché si tratta di idee e norme risalenti al primo capitalismo, quello del 1800, quando i lavoratori non avevano alcun diritto e già era molto se riuscivano a sopravvivere. Se ne sono accorti l'economista Piketty (Leggi qui), lo stesso Krugman (leggi qui e qui) che comunisti non sono.
Cosa volete di più dai lavoratori? Ritenete che questi potranno ancora a lungo rimanere schiavi di un sistema che li uccide sul lavoro, che li costringe alla disoccupazione, a fare a meno delle medicine per curarsi, al cibo per vivere, al diritto all'istruzione, ad una casa e ad una vita degna di essere vissuta? Ritenete che l'accumulazione di immense ricchezze nelle mani di pochi individui a livello nazionale e mondiale possa darvi l'immortalità?
Il tempo della fine è un tempo con il quale ogni essere vivente deve fare i conti sul piano personale. E questo tempo verrà anche per gli oppressori di turno, per i re come per l'ultimo mendicante. E allora le ricchezze immense accumulate andranno al vento e produrranno solo morte su morte ed il nome di chi le ha possedute verrà maledetto in eterno. Di questo potete essere certi.

  discussione chiusa  condividi pdf

 Giocondo Talamonti    - 30-09-2014
L’Art. 18 viene presentato dal Premier come l’ostacolo maggiore all’avvio di un progetto di crescita nazionale, come il muro che divide bund e btp, come separé invalicabile fra lavoratori e datori di lavoro.
Affrontato così, il problema è destinato a creare tensioni di cui nessuno ha bisogno. Visto con un’ottica serena, il tema non reclama nessuna urgenza, semplicemente perché non esiste. L’accanimento a cancellarlo ha il sapore del contentino a vantaggio di una classe sociale che non lo digerisce a prescindere, ma che ha l’effetto si esasperarne un’altra che continua a sentirsi battere la testa come pesto in un mortaio. Sarebbe sufficiente considerare che l’applicazione del disposto è destinata a regolare i rapporti di lavoro in realtà industriali con oltre 15 dipendenti, vale a dire una percentuale ridicola, prima che irrisoria e che in queste concentrazioni occupazionali c’è già chi, come Marchionne, se ne frega delle norme che contiene. Il ricorso all’Art. 18 nel passato ha visto interessati poche migliaia di lavoratori e dispute legali risoltesi con il compenso economico a neppure 300 persone. Dov’è, allora, il problema? Possibile che nessuno si sia chiesto quale sia il ruolo svolto dall’Art. 18 nell’ambito del contratto collettivo? Possibile che si debba rinunciare ad un’innocua bandiera che testimoni la speranza in una continuità del lavoro morta da tempo? Finché vedremo contrapposti i protagonisti dell’occupazione, lavoratori e datori di lavoro, finché si soffierà sulle fiamme a pieni polmoni, sarà difficile arrivare a conclusioni eque. E’ inconcepibile una realtà produttiva che possa fare a meno di dipendenti e dipendenti che possano fare a meno di un imprenditore. Allora, a chi giova?

 Cub, Unione Inquilini, Usb, USI-AIT, Sisa, Sial Cobas,Opposi    - 04-10-2014
Contro le politiche di austerity
Per il lavoro e il reddito

Milano - P.zza Stefano Türr - Presidio dalle 9 alle 16

In occasione della conferenza dei capi di stato e di governo sul lavoro, le organizzazioni sindacali e sociali di base presidieranno il vertice per contestare la politica recessiva della UE che impone austerity e rigore finanziario e toglie alle masse popolari, ai lavoratori, ai pensionati ai giovani lavoro, reddito e addirittura speranze nel futuro.
Quella che doveva essere un'Europa solidale e dei popoli è diventata sempre più un'Europa mercantile che subordina le condizioni di vita dei popoli ai debitori, al rigore finanziario, alle esigenze dei padroni e delle banche.
Il presidio assumerà la forma dell'Agorà, un'assemblea popolare per contrastare questa deriva, discutere e rilanciare politiche alternative adeguate ai bisogni attuali degli strati popolari europei.
Sarà dato corpo ai personaggi di riferimento della politica del presidente del Consiglio, alle renzocchie, più note come sue fandonie pinocchiesche, ed anche ai più noti capi di governo Europeo.