Finché le scelte si faranno col bilancino...
Giocondo Talamonti - 20-07-2014
Dovrebbe essere, ormai, chiaro a tutti che ragionare in politica unicamente in termini di numeri non paga. Non paga in panorami macroeconomici (vedi l'Europa), a maggior ragione in contesti più contenuti (la nostra provincia). Il diniego della giunta regionale a prevedere un CPIA con sede a Terni, presso l'IPSIA "S.Pertini", indicato dalla III Commissione come idoneo alla funzione, si articola sui numeri. Questo iter procedurale, al quale si ricorre in assenza di idee e di sensibilità, è la negazione di ogni attenzione per le esigenze dei cittadini. In sintesi la negazione del sociale, il fallimento della politica, la dichiarata, automatica incapacità a gestire i bisogni di una comunità. Sgombriamo il campo da personalismi e campanilismi: il Consiglio dei Ministri del 04.10.2012 ha approvato in via definitiva il Regolamento per l'organizzazione di Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti, ed entrato in vigore il 25.02.2013, data di pubblicazione sulla G.U.
Terni non solo ha avanzato la sua disponibilità a individuare una sede qualificata (l'IPSIA), ma ha sottolineato la necessità di un riferimento siffatto, in conseguenza della crisi industriale che impone riconversioni di saperi, acquisizione di nuove competenze, accrescimento della competitività tramite l'aggiornamento delle conoscenze. La costituzione a Terni di un polo professionale costituito dall'Ipsia e dal Centro Adulti (CPIA) è strategico per il territorio. Ciascuno dei due non raggiungerebbe il numero minimo per ottenere l'autonomia (Dirigente più DSGA -direttore amministrativo-), ma insieme sì . L'istruzione professionale e l'educazione degli adulti non sono bizzarrie di visionari, ma rispondono alle esigenze di un territorio che vuole preparare i lavoratori del domani, riconvertire le conoscenze di quanti trovano difficoltà ad inserirsi nel mondo produttivo o assistere chi ha subito la perdita del posto di lavoro (l'atto d'indirizzo del Comune di Terni n.17 del 3.02.2014 e l'O.d.g del Consiglio Provinciale di Terni Deli.ne n.7 del 24.02.2014 sull'argomento vanno in questa direzione).
Il mancato riconoscimento regionale a una sacrosanta necessità, ancora una volta, sarà disattesa. E non si tratta di fare del catastrofismo gratuito. A breve, i lavoratori ternani che si troveranno, per scelta o per necessità, a guardare ai Centri di Istruzione come estremo riferimento per rientrare nel mercato del lavoro con il corredo delle conoscenze necessarie, troveranno ostacoli burocratici e organizzativi difficilmente gestibili da lontano, specie da chi ha mostrato, da sempre, scarsa inclinazione a contemplare equamente i bisogni del territorio regionale.
La giustificazione addotta dall'Assessore Casciari è, dunque, che a Terni non ci sono i numeri per istituire una sede autonoma. Se è per questo, non ce l'ha nemmeno Perugia, obbligata a concentrare i Centri Territoriali di Città di Castello, Foligno, Spoleto, Gualdo Tadino.
Finché le scelte sociali si faranno col bilancino, la popolazione dovrà imparare a distinguere fra politico e politico. Intanto, a Terni, cominciamo a chiederci se i nostri rappresentanti alla Scuola e alla Cultura non necessitino di qualche corso di formazione.

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