Quando si tocca il fondo
Lorenzo Picunio - 05-04-2014
Da alcuni anni le scuole italiane non dispongono più di spazi di contemporaneità oraria (eccetto alcune briciole), quegli spazi che permettevano di svolgere attività di piccolo gruppo o di laboratorio, di impostare attività di recupero, di sostenere situazioni di difficoltà (disabilità, disagio socio-ambientale, disturbi specifici dell'apprendimento, alunni non italofoni). Restava un margine, rappresentato dal fondo di istituto, che consentiva di ritagliare nelle scuole poche centinaia di ore per attività di recupero o di laboratorio.

Rientrano nel fondo di istituto anche le ore utilizzate per incarichi di vicepresidi e coordinatori, di responsabili di progetto, di figure - cioè - impegnate a vario titolo a far funzionare le scuole, e retribuite comunque ben al di sotto delle ore di lavoro svolte effettivamente. E vi rientrano anche le ore utilizzate per commissioni, anche queste al super-risparmio. Colpa degli stipendi degli insegnanti ? No, perchè sono fra i più bassi d'Europa, e fermi ormai da dieci anni (compresi quasi tutti gli scatti di anzianità).

Restava proprio poco per il recupero ed i laboratori: ora, però, con l'asciugarsi quasi totale del fondo stesso, si rischia che rimanga ancora meno, praticamente nulla. Nulla per i vicari, nulla per le commissioni, nulla nemmeno per gli interventi a sostegno delle situazioni di disagio.

Basta, veramente a questo punto. Se la scuola dev'essere di qualità, occorre che sia finanziata adeguatamente. occorre che vi siano interventi finanziari forti, capaci di sostenere la qualità dell'istruzione a livello del nostro tempo. Non c'è in questo differenza di interessi fra lavoratori e imprenditori: l'Europa si salva solamente con un livello elevato di istruzione.


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 Franco Dore    - 06-04-2014
In diverse scuole sta accadendo che i presidi pretendono di compensare la parte mancante del FIS con i contributi delle famiglie; altra parte dei contributi è utilizzata per il funzionamento ordinario della scuola.
Ricordo che i contributi delle famiglie hanno natura di "contributo di scopo" e che distrarre risorse dalla loro destinazione naturale è vietato dalla legge.

Il tutto nel silenzio "interessato" del MIUR.

E' questa l' "AUTONOMIA SCOLASTICA" ??

Franco Dore OLBIA