Cronache italiane: seconda puntata
Irene Drea - 27-02-2014
Qui la prima puntata...


SECONDA PUNTATA


18 aprile 2013 - Si tenta invano di eleggere un Presidente della Repubblica, ma 101 franchi tiratori del PD vanificano ogni accordo. Caduti Marini e Prodi, fondatore del partito, tornerà il Presidente uscente, che, intanto, ottiene una nuova sentenza favorevole: la Cassazione respinge il ricorso di due avvocati, che avevano bloccato la distruzione delle intercettazioni, ritenendone l'ascolto utile alla difesa di un loro assistito. Per i giudici solo la tutela della vita e della libertà personale o la salvaguardia dell'integrità costituzionale delle istituzioni avrebbero consentito di evitare la loro distruzione. Mai nessuno saprà quale fosse il contenuto dei contenuti intercorsi.

19 aprile 2013 - Bersani, sentendosi tradito, annuncia che si dimetterà da segretario del PD dopo l'elezione del Capo dello Stato. Il partito pare sacrificare il suo leader.

20 aprile 2013 - Mentre i giovani democratici si ribellano - non vogliono un Presidente della Repubblica frutto di accordi col PDL - il Pd non vota Rodotà, sgradito a Berlusconi. Poco prima che la Consulta dichiari incostituzionale la legge elettorale che le ha formate, le Camere chiedono a Napolitano di tornare al Quirinale. Il Presidente acconsente e il voto rende ufficiale la svolta. Non era mai accaduto. La Costituzione non lo vieta, ma in giro circolano dubbi fondati: se si può replicare il mandato perché non c'è un esplicito divieto, fino a quante rielezioni si può giungere? II segretario del PD Bersani si dimette.

22 aprile 2013 - Napolitano firma le dimissioni dalla carica assunta nel 2006, ma presta giuramento come nuovo Presidente. Il discorso alle Camere è duro: se non fate come dico mi dimetto, afferma. E' vero, aggiunge, non spetta a lui "dare mandati per la formazione del Governo vincolati a qualsiasi prescrizione", ma un Presidente deve preoccuparsi che il Governo "abbia la maggioranza in ambedue le Camere". Napolitano sa che la maggioranza nelle due Camere non c'è; sa che gli elettori hanno appena votato la Destra perché prometteva di non andare con la sinistra e la sinistra perché giurava di non andare con la destra; ai parlamentari, tuttavia, indica un indirizzo preciso: gli "obiettivi in materia di riforme istituzionali" e le "proposte per un nuovo sviluppo economico", elaborati dalla sua Commissione, da uomini cioè scelti da lui e lontani dal Movimento 5 Stelle. Un "programma politico del Presidente", quindi, che presuppone un'intesa tra PD e PDL ed esclude Grillo. Messo l'accento sull'orizzonte politico definito dai "saggi" e individuata, in pratica, l'unica maggioranza per lui possibile - quella che nasce da un accordo tra centrodestra e centrosinistra - Napolitano indica così la sua via: "larghe intese" e Governo che abbia un programma preparato dai saggi. Bersani, ostile all'intesa con Berlusconi, fallisce definitivamente.

23 aprile 2013 - Iniziano nuove consultazioni per formare un Governo.

24 aprile 2013 - Napolitano affida l'incarico a Enrico Letta. Siamo stati su un filo per mesi. I mercati e lo spread non se ne sono nemmeno accorti.

25 giugno 2013 - Il Parlamento approva una mozione della maggioranza: nessun nuovo acquisto di cacciabombardieri F35 "senza che il Parlamento si esprima nel merito".

3 luglio 2013 - Continuano le novità, le sorprese e il lavoro di indebolimento del Parlamento. Il Consiglio Supremo di Difesa, presieduto dal Presidente della Repubblica, "avverte" il Parlamento: sui programmi di ammodernamento delle Forze Armate, quindi anche sull'acquisto dei caccia F35, non gli compete alcun potere. A decidere è il Governo.

11 novembre 2013 - Scandali e instabilità non hanno più effetti sui mercati. In vista delle primarie del PD, Roberto Morassut, dirigente del partito, denuncia: c'è un aumento esponenziale delle iscrizioni. Scoppia lo scandalo delle false tessere. "Spread indifferente.

4 dicembre 2013 - La Consulta boccia il Porcellum: dichiarati incostituzionali il premio di maggioranza senza soglia e le liste bloccate. Appena saranno note le motivazioni della sentenza, si potrà votare con la legge Calderoli modificata dalla Corte. Una bocciatura complessiva della legge elettorale vigente. M5S escluso, il Presidente della Repubblica e i partiti si affannano a ricordare che, per il principio della continuità dello Stato, l'illegittima della legge elettorale non toglie validità giuridica alle elezioni e agli atti che ha adottato il Parlamento nel frattempo. Della legittimità morale e di quella politica si tende a tacere, forse perché sono irrimediabilmente compromesse.

8 dicembre 2013 - Primarie del PD. Possono votare tutti i cittadini come alle normali elezioni (politiche, amministrative, referendum); dai 16 ai 18 anni serve la registrazione online non successiva al 6 dicembre. Chiunque voglia provare a decidere chi sarà il segretario del PD trova porte aperte.

9 dicembre 2013 - Renzi vince le primarie. E' il nuovo segretario del PD.

13 gennaio 2014 - La Consulta comunica le ragioni per cui la legge elettorale è incostituzionale: produce un "meccanismo premiale manifestamente irragionevole"; le liste fanno accordi per accedere al premio, poi la coalizione che ha ottenuto il premio si scioglie o subisce la fuoriuscita di qualche partito. La sentenza della Consulta è auto applicativa. Cancellato il vecchio sistema elettorale, rimane in vigore un proporzionale puro, senza premio di maggioranza e che consente all'elettore di esprimere una sola preferenza. Il Presidente della Repubblica ignora la sentenza e afferma: "Occorre ribadire il superamento del sistema proporzionale". Per Napolitano, un Parlamento eletto con una legge incostituzionale ha le carte in regola per cambiare la Costituzione.

18 gennaio 2014 - La posizione del Presidente della Repubblica incoraggia le iniziative. Berlusconi, che è stato condannato in via definiva a molti anni di carcere per frode fiscale, ma è inspiegabilmente libero, incontra Renzi nella sede del PD. Dopo due ore di colloquio, Renzi parla di "profonda sintonia" sulle riforme istituzionali e su una legge elettorale che non preveda preferenze e abbia un forte premio di maggioranza. Uno schiaffo alla Corte Costituzionale, che però non si dimette, e un oltraggio per quanti, condannati, sono privati della libertà personale.

28 gennaio 2014 - Renzi non ha solo estimatori tra i suoi, com'è naturale e come dimostrano De Benedetti e "Repubblica". Il suo maggiore"sponsor" è Berlusconi. I contatti con lui, infatti sono continui e Berlusconi lo elogia. "Non è comunista", dice, con lui si possono fare le riforme". C'è chi teme che Renzi, sostenuto da De Benedetti e amico di Berlusconi, sia fatalmente un nemico di Letta e un pericolo per il governo.

29 gennaio 2014 - Renzi, indignato per i "sospetti di accordi sottobanco, dichiara di voler far cadere ogni alibi sulle divisioni interne e aggiunge: Personalmente non mi farò ingabbiare nelle stanche liturgie della politica tradizionale: le carte sono in tavola, nessuno può bluffare, se qualcuno vuol far saltare tutto, lo faccia a viso aperto e lo spieghi al paese.

29 gennaio 2014 - Il clima è sempre più avvelenato. Per la prima volta nella storia, la Presidente della Camera, Laura Boldrini, applica la cosiddetta "ghigliottina", un provvedimento che impedisce la discussione di una legge e apre immediatamente la votazione. Parlamento mortificato.

11 febbraio 2014 - "Io a Palazzo Chigi? E chi me lo fa fare?", dichiara Renzi, "Ci andrò passando solamente dalle urne, e non dagli inciuci di Palazzo. Enrico stia sereno. E' un amico e agli amici si deve lealtà, questo è il valore più grande". Corrono voci, però, sul futuro di Letta.

5 febbraio 2013 - Giorgio Squinzi e la Confindustria di cui è presidente non condividono l'ottimismo di Letta ed esprimono a chiare lettere la loro insoddisfazione per l'azione del Governo. "O si cambia radicalmente o si torna a votare". Il futuro di lavoratori, disoccupati e pensionati si fa più buio di quanto non già sia.

12 febbraio 2014 - ''Elezioni? Non diciamo sciocchezze''. Il Capo dello Stato risponde così ai cronisti che lo interrogano sulla eventuale crisi di governo. Non una parola su quale nuovo evento giustificherebbe la fine del governo. Letta, intanto, si fida di Renzi e alla vigilia di una riunione decisiva del Consiglio Nazionale del PD, si dice certo di convincere il Partito nel quale militano entrambi. "Matteo non ha mai detto di voler fare il premier, lo dicesse chiaro e forte. E poi dovrà sfiduciarmi. Io mi considero un uomo delle Istituzioni, così mi comporto", dichiara, e si prepara a dar battaglia, convinto che ci sarà una discussione e, come logico, un voto in Parlamento. I governi dovrebbero cadere lì. Ne è così convinto che, da Presidente del Consiglio, apre la sua conferenza stampa a Palazzo Chigi e presenta il piano 'Impegno Italia'. "Io sono un uomo del Pd, aggiunge. Poco dopo, però, il PD gli comunica lo sfratto da Palazzo Chigi. E' già tutto deciso. Nemmeno la minoranza è con lui. Quasi tutti renziani.

13 febbraio 2014 - Al Consiglio Nazionale del PD viene approvato il documento presentato dal segretario Matteo Renzi. Favorevoli 136 , contrari 16, astenuti 2. Civati vota contro: "Negli ultimi giorni" dice, si è assistito a una via di mezzo tra la prima repubblica e Shining"; quella che si sta prendendo "è una decisione avventata e pericolosa, non vedo cosa cambierebbe con la stessa maggioranza. Io ho la smisurata ambizione di ridare la parola ai cittadini e andare al governo con una vittoria elettorale".

14 febbraio 2014 - Di elezioni Napolitano non vuol sentir parlare. Dopo che Letta è "salito" al Quirinale, sono partite subito le consultazioni. Nemmeno per un attimo ha pensato che sarebbe stato meglio se la crisi si fosse consumata in Parlamento con un voto di sfiducia, con Renzi assente - non è deputato, né senatore - e un partito costretto a spiegare al Paese perché fa cadere il suo governo e perché anche stavolta lo "spread" non salga alle stelle. Eppure ce l'avevano assicurato, gli "esperti: l'instabilità distrugge l'economia! Napolitano ha accettato le dimissioni di Letta senza batter ciglio e riceverà senza batter ciglio anche il pregiudicato Silvio Berlusconi; anzi a lui, dopo la condanna in via definitiva a vari anni di galera, non ha ritirato nemmeno il titolo di cavaliere, come prescrivono la normativa e la legge 15 maggio 1986, n. 194: "Incorre nella perdita dell'onorificenza l'insignito che se ne renda indegno". Di questo passo, la galera per reati comuni diventerà un titolo di merito.

17 febbraio 2014 - Napolitano affida a Renzi l'incarico di formare il governo.


Fine. In molti sensi.

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 Emanuela Cerutti    - 27-02-2014
Una cosa che sta diventando sempre meno strana è l'incoerenza. Non discuto le convinzioni e le ragioni personali. Me ne chiedo l'utilità sul piano politico, che vuol dire nostro, di cittadini, di paese. Che Lanzetta, una dei pochi pd a non aver votato contro Letta, sia ora Ministra di Renzi fa una certa impressione. E che il battagliero Civati voti la fiducia per non star fuori dal partito anche peggio. E' difficile lanciare segnali credibili di cambiamento dall'interno del carrozzone. E il grande burattinaio lavora.