Crisi: far guadagnare l'ottimismo
Mauro Artibani - 04-11-2013
Andiamo a ficcare il naso dove stanno i problemi irrisolti della crisi.
Un mercato del lavoro sovraffollato, l'aumento della produttivitÓ guadagnato con la riduzione del costo del lavoro, le migrazioni dal sud al nord del mondo, l'automazione dei processi produttivi e chissÓ quant'altro ancora hanno ottenuto un non trascurabile risultato: i redditi erogati dalle imprese a chi lavora per produrre sono risultati insufficienti per smaltire il prodotto!
Quando accade questo, questo finisce con il generare un'offerta in eccesso ed una domanda in difetto che ha blocca il meccanismo dello scambio. La crisi, al netto di un credito surrogatorio ormai inattingibile, sta tutta qui.
E noi qui, in mezzo al guado, per uscirne diamo un colpo al cerchio ed uno alla botte.
Al cerchio, quello rappresentato dalle imprese che per poter vincere nella competizione globale hanno l'obbligo di sottoporre a dieta i costi: quelli del lavoro, primi da comprimere, costi quel che costi.
Alla botte mezza vuota, quella dei consumatori, della risorsa di reddito adeguato a fare la spesa.
La produttivitÓ totale dei fattori viene alterata: quella del Capitale sale; quella del Lavoro che produce reddito si riduce; quella dell'esercizio di Consumazione, sospesa l'efficacia della risorsa di reddito, smette di fare la spesa mettendo in stand by pure altre risorse: ottimismo, attenzione, tempo
Ricominciamo daccapo:
Inderogabile la riduzione del costo del lavoro per stare sul mercato e fare profitti?
Inderogabile avere nel portafogli il denaro per acquistare quanto prodotto per far fare profitto?
Beh, si Ŕ davanti allora ad una strada obbligata: qei profitti fatti e per continuare a farli occorre reinvestirli, magari riducendo i prezzi, per rimpolpare i consumatori di quel potere d'acquisto che smaltisce merci altrimenti svalutate.
Difficile, non impossibile. Ci sono imprese che giÓ lo fanno insieme ad un rinnovato profitto.
Per stare ai fatti:
Ikea, remunera il tempo occorso per il montaggio del mobile acquistato con il prezzo pi¨ basso per quel prodotto.
Le televisioni commerciali, ma anche le "free press" remunerano la mia attenzione alla loro pubblicitÓ con la gratuitÓ del prodotto/servizio.
Nel mondo Low cost e quello dei Social shopping, i prezzi rassodano l'ottimismo.
Un momento, facendosi domandanti ben altro che acquirenti, si pu˛ fare di pi¨. Altro che gongolare per queste offerte che mostrano ancora carattere occasionale, .
Si pu˛ fare ancor di pi¨: i consumatori che fanno impresa per fare commercio dell'unica merce scarsa sul mercato, la domanda.*
Bene, quando tutto questo accade, accade pure che quelle risorse tornano agenti.
Ottimo e abbondante per tornare a far crescere proprio quella bistrattata produttivitÓ totale dei fattori.
Se si ritenesse necessario dover ancorare l'equilibrio di tali processi ad un fondamento stabile, si pu˛ ricorrere ad un paradigma nuovo di zecca: "La crescita si fa con la spesa. Cosý viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera."
*a pag. 201 de: " La domanda comanda", Aliberti Editore 2013, si trova il business plan prodromo all'impresa.

Mauro Artibani
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