Valutare il lavoro dei docenti: alla fiera delle corbellerie
Enrico Maranzana - 30-09-2013
Il ministro Saccomanni ha presentato l'aggiornamento al Documento di Economia e Finanza per il 2013. Esso prevede che "la valorizzazione del personale docente passi per la definizione di nuove modalità di sviluppo di carriera dei docenti stessi, con l'avvio di un sistema di valutazione delle prestazioni professionali collegato ad una progressione di carriera, svincolata dalla mera anzianità di servizio"

In linea di principio l'idea è sensata ma, rebus sic stantibus, impraticabile.

Non esiste complesso organizzato che non abbia consegnato al propri dipendenti un mansionario: la scuola fa eccezione.

Non esiste complesso organizzato che non consideri la valutazione come stato conclusivo di un processo progettuale, nodo che si sostanzia nel soppesare lo scostamento esistente tra gli obiettivi programmati e i risultati conseguiti. La scuola fa eccezione: il controllo è a sorpresa; gli istituti e i docenti non conoscono l'oggetto dell'indagine condotta sul loro operato .. ma, ancor più insensato, i singoli istituti hanno l'onere dell'autovalutazione che mira all'adeguamento del servizio ai traguardi sottesi ai questionari elaborati dall'Invalsi!

Non esiste complesso organizzato che non abbia definito la propria struttura decisionale ricorrendo ai dettami delle scienze dell'amministrazione. La scuola, indipendentemente dalla dimensione del problema educativo, vive nel passato, abbarbicata all'obsoleto, inadeguato e inefficace modello gerarchico-lineare. (*)

L'art. 2 della legge 53/2003 definisce la scuola "SISTEMA": l'unitarietà, la finalizzazione e l'autoregolazione sono i caratteri predominanti.

L'organizzazione conferisce l'identità ai lavoratori della scuola e ne qualifica l'azione.

Il sistema è orientato alla formazione, all'educazione e all'istruzione dei giovani, traguardi che implicano un piano sinergico degli insegnamenti.

Formazione - educazione - istruzione - insegnamento sono i cardini dell'attività d'una scuola: i decreti delegati del '74 hanno assegnato a specifici organismi le corrispondenti responsabilità.

Il doloso/colposo non-funzionamento degli organi collegiali della scuola colloca il docente su un terreno sterile: la volontà di valutare il suo lavoro, snaturandolo, evoca la favola di Fedro, il lupo e l'agnello.

Il mondo corre .. corre, si modifica e si ristruttura in continuazione, la sua immagine futura è indeterminabile. Questo il motivo dell'aver posto come finalità della scuola le capacità dei giovani, capacità da promuovere ATTRAVERSO le conoscenze disciplinari.

La mission della sistema scolastico diverge sostanzialmente da quello delle università.

Le competenze sono comportamenti che rendono visibili le capacità.


(*) [Il primo raffinamento della rivisitazione della gestione scolastica in chiave scientifica è visibile in rete: "Coraggio! Organizziamo le scuole"; "Quale formazione per il dirigente scolastico?"; "La professionalità dei docenti: un campo inesplorato"; "Non dimentichi d'esser donna di scienza"]

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 Cobianchi Biagia    - 06-10-2013
Comunque è necessario arrivare ad un sistema di valutazione del lavoro dei docenti e collegarvi la progressione di carriera. Se si vuole veramente che la scuola cambi, in meglio, bisogna intervenire ANCHE in questo campo. Non si neghi la frustrazione di quanti lavorano con passione ed impegno e si vedono equiparati ai TANTI (rassegnati, delusi o semplicemente "svogliati") che tirano a campare, quando non fanno veri e propri danni, danni anch'essi non quantificati!!E' così difficile mettersi attorno ad un tavolo e, partendo da una proposta, magari insoddisfacente, costruirne una che permetta una svolta? Certo che non andrà bene a tutti, soprattutto non andrà bene a chi non ha voglia di lavorare.