Non vi chiediamo scusa per ciò che facciamo ora ...
Prof. delle medie Il Guercino - 30-10-2012
... vi chiediamo scusa per non avere avuto il coraggio e la forza di farlo prima d'ora

Questo il testo del volantino che i prof. della scuola Media "Il Guercino" di Bologna distribuiranno ai genitori all'entrata ed uscita da scuola, rimanendoi a confrontarsi con loro.


Più ore di cattedra per gli insegnanti non significa miglior qualità della scuola, ma più classi per ogni insegnante. Più classi vuol dire calo della qualità dell'istruzione. Maggior carico di lavoro significa meno approfondimento ed attenzione per tutti, meno energie per il recupero degli svantaggiati.
Le ore di lezione sono solo la punta di un grande iceberg. E per far sì che quelle ore di lezione portino frutto, occorre fare molte altre cose, al di fuori di quelle ore passate in classe.

Arrivare in classe ed insegnare significa aver preparato prima la lezione. Arrivare in classe e distribuire il testo della verifica significa averla preparata prima e correggerla poi. Decidere quale voto dare ad un alunno significa valutare dal punto in cui è partito e il punto in cui è arrivato.
Aggiornamenti, progetti, riunioni, confronto tra colleghi della classe, colloqui con i genitori. Questo tempo è tempo di lavoro. Gli insegnanti non svolgono solo il lavoro in classe, ma anche prima di entrare in classe, e anche dopo esserne usciti.

Aumentare le ore di lezione significa aumentare il numero di alunni per ogni insegnante.

Il rapporto numero/qualità, dovrebbe essere evidente per tutti, è inversamente proporzionale: più aumenti le ore ed insieme gli alunni, più la qualità si abbassa.

Già oggi i prof di molte materie si ritrovano con 9 classi e 250 ragazzi, domani ne avranno 330 e sempre meno tempo da dedicare a ciascuno di loro; quando verrete ai ricevimenti, portatevi dietro una foto del vostro ragazzo.

Pensano ad una scuola dove i ragazzi stiano il tempo necessario per un sapere in pillole ed una valutazione basata sempre più solo sui test a crocette, ad una scuola dove tutto è misura, dimenticando che invece l'apprendimento è possibile solo dentro una forte relazione tra insegnati e studenti . Non conta più la qualità, conta solo la legge del risparmio.

A che servirebbe, a chi servirebbe una scuola così? Ai nostri ragazzi non è stato già tolto abbastanza futuro?

Non chiediamo di fare meno ore, ma di insegnare meglio.
Non chiedeteci di fare più ore, significherebbe insegnare peggio"

La posta in gioco è la funzione che la Costituzione assegna alla scuola pubblica: "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta' e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana".

In questi anni abbiamo provato con scioperi, appelli, raccolte di firme, ma non è servito a niente. Ora ci riproveremo, rifiutandoci di far volontariato, di fare quello che non è strettamente di nostra pertinenza, sospendendo per il periodo di discussione della Legge di stabilità ogni attività didattica aggiuntiva ed il ricevimento individuale settimanale.

Può darsi che in alcuni casi creeremo una situazione momentanea di caos; ma lo facciamo nel tentativo di evitare una situazione permanente di caos, di difendere la scuola pubblica statale.

Non vi chiediamo scusa per ciò che facciamo ora, vi chiediamo scusa per non avere avuto il coraggio e la forza di farlo prima d'ora.

Speriamo ci capirete e ci sarete vicini

Gli insegnanti dei vostri figli



Qui potete trovare il documento della nostra assemblea sindacale e meglio precisate le ragioni della nostra protesta:

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 Giuseppe Altieri    - 31-10-2012
La rivoluzione dei prof: è scattata l’ora dell’obiezione magistrale

di Alex Corlazzoli | 30 ottobre 2012

Firmare, controfirmare, vidimare, certificare, verbalizzare, sbarrare, registrare: basta! Io voglio insegnare. Di fronte all’assedio della burocrazia nella scuola, al ridurre l’insegnamento ad una sorta di omologazione,all’aumento da 18 a 24 ore (a parità di stipendio) dell’orario di insegnamento contenuto nella legge di stabilità per il 2013, è arrivata l’ora dell’obiezione magistrale.

Dobbiamo riprendere le parole di don Lorenzo Milani: “L’obbedienza non è più una virtù”, nel senso che di fronte a determinati “ordini” vale più il principio della libertà di coscienza che non quello del dovere dell’obbedienza.

Sta agli insegnanti iniziare ad opporsi a chi vuole certificare la propria scuola con il “bollino qualità” omologandola e costringendo gli insegnanti ad uno stress burocratico assurdo. Non possiamo più essere trattati come operai alla catena di montaggio dell’istruzione che vengono inseriti in commissioni di ogni tipo (sicurezza, continuità, qualità, Pof, valutazione, gite, mensa e chi più ne ha più ne metta) senza avere il minimo riconoscimento.

In questi giorni dall’altro canto stiamo assistendo ad una storica rivoluzione dei prof: da Roma a Bologna, da Gioia del Colle a Palermo, a Brescia i prof sono tornati a fare lo sciopero bianco, bloccano i viaggi d’istruzione, non partecipano più alle commissioni.

A Roma il collegio docenti del liceo scientifico “Talete” con a capo il dirigente, ha deciso all’unanimità (un solo astenuto), come “forma estrema di dissenso contro i gravi attacchi alla scuola pubblica del Governo Monti, di svolgere una settimana di protesta in classe: didattica essenziale e assemblee”. Nessuna interrogazione, nessuna attività di laboratorio. A Bologna i prof. della scuola Media “Il Guercino” hanno scritto una lettera ai genitori: “Non chiediamo di fare meno ore, ma di insegnare meglio. Non chiedeteci di fare più ore, significherebbe insegnare peggio. In questi anni abbiamo provato con scioperi, appelli, raccolte di firme, ma non è servito a niente. Ora ci riproveremo, rifiutandoci di far volontariato, di fare quello che non è strettamente di nostra pertinenza, sospendendo per il periodo di discussione della Legge di stabilità ogni attività didattica aggiuntiva ed il ricevimento individuale settimanale. Può darsi che in alcuni casi creeremo una situazione momentanea di caos; ma lo facciamo nel tentativo di evitare una situazione permanente di caos, di difendere la scuola pubblica statale. Non vi chiediamo scusa per ciò che facciamo ora, vi chiediamo scusa per non avere avuto il coraggio e la forza di farlo prima d’ora. Speriamo ci capirete e ci sarete vicini”.

Così anche al liceo “Galvani” del capoluogo emiliano dove tra il 5 e il 12 novembre gli insegnanti inizieranno uno sciopero bianco. A Gioia del Colle i docenti hanno minacciato di bruciare le tessere elettorali. Sul sito di retescuole, è possibile vedere una parte di questo movimento di protesta messo in atto dagli insegnanti. Mai era accaduto che i prof e i maestri alzassero così tanto la testa.

Dal Fatto Quotidiano

 Uno spettro si aggira per l'Europa    - 04-11-2012
Sono d'accordo, bisognerebbe "buttare "dentro una classe, chiudere a chiave per una ora e aspettare per vedere come se la caverebbe una di quelle persone che ritiene l'insegnamento un lavoro che si pensa ridotto al mero tempo dentro l'aula.