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Solidarietà ai minatori della Carbosulcis
http://senzapatria.bloog.it - 30-08-2012
L'USI-AIT esprime piena e concreta solidarietà ai 470 minatori della Carbosulcis che - come estremo atto di protesta e di attenzione sociale - hanno occupato la miniera di carbone e le relative gallerie di accesso di Nuraxi Figus, a Gonnesa, situate a 400 metri di profondità. Questo estremo metodo di lotta sociale - che si inserisce idealmente nel solco di proteste già inaugurato dai minatori asturiani e dai colleghi sudafricani di Marikana - è, a nostro avviso, l'unico possibile considerando la cecità ed il disinteresse fin qui dimostrato dalla politica e dalle forze sociali "responsabili" più impegnate nel chiacchierìccio anti spread e nella formulazione di riforme "a costo zero" piuttosto che sul fronte della tutela dell'occupazione (in assoluta sicurezza sanitaria ed ambientale) e del lavoro. Che prevederebbero, al contrario, l'utilizzo di ingenti risorse finanziarie che il governo preferisce dirottare per supportare banche e capitale.

Come già esplicitato in altre occasioni - oltre ad incoraggiare i lavoratori in lotta autogestita per la dignità e la difesa del posto di lavoro - vorremmo rivolgere loro un suggerimento già sperimentato, con successo, dai lavoratori ILVA di Taranto e che parte dall'esperienza positiva e concreta dei lavoratori Richard Ginori di Firenze che - per evitare lo spostamento della vertenza a Roma con il rischio, concreto, di essere esclusi dalla trattativa a beneficio di coloro che, finora, hanno solo "fatto finta" di occuparsene - hanno occupato la fabbrica conquistando - con l'azione diretta
- un diritto che potrebbe essere appannaggio anche dei minatori del Sulcis.
Il diritto ad avere una propria rappresentanza con pari dignità e opportunità al tavolo delle trattative ad ogni livello: locale, regionale, nazionale.
Non lasciatevi espropriare da questo diritto perché nessuno - meglio dei lavoratori stessi - conosce le problematiche connesse alle proprie funzioni e nessun "esperto" o "tecnico" al mondo farà mai - fino in fondo - i vostri interessi.
La delega in bianco non paga. Riprendetevi il futuro continuando a praticare l'azione diretta ... affinché la vostra lotta non sia strumentalizzata da alcuno.

Unione Sindacale Italiana AIT




4 settembre 1904: cronaca di un massacro




Il 2 settembre 1904 i minatori della miniera Malfidano, gestita da una società francese, si videro imposta dal direttore un'anticipazione dell'orario invernale, che comportava la riduzione da 3 a 2 ore della pausa nel momento più caldo della giornata; reagirono promuovendo uno sciopero spontaneo; il giorno 4,domenica, mentre i loro delegati erano in trattativa col direttore, la folla in attesa venne affrontata dai carabinieri che spararono ad altezza d'uomo. I minatori Littera e Montixi furono uccisi sul colpo, Pittau e Giovanni Pilloni (non ricordato nella targa) in seguito alle ferite riportate; molti altri rimasero feriti. In risposta a questo episodio le organizzazioni sindacali che si stavano organizzando il tutto il paese promossero il 16 settembre di quell'anno il primo sciopero generale nazionale. La vicenda è ricordata anche da Giuseppe Dessì nel romanzo Paese d'ombre. Attualmente le miniere del Sulcis sono chiuse, come quasi tutte quelle della Sardegna. Il monumento, che occupa un'area a giardino, è costituito da diverse iscrizioni, un angolo con oggetti che ricordano l'attività mineraria e un prato su cui giacciono tre statue in pietra a rievocare i caduti dell'eccidio.

Ecco in breve la cronaca dell'eccidio di Buggerru, riportata negli stralci del giornale "La Primavera umana" An. I, n. 25, Cagliari- Iglesias, 18 settembre 1904.




"Era fatale. Era inevitabile. Il Direttore di Buggerru..... aveva sete di sangue, e sangue ebbe finalmente, il disgraziato, il quale nei suoi operai vede la massa brutta che il capitalista può sfruttare impunemente ed impunemente frustare, senza concederle neanche il piccolo e meschino diritto della protesta. ... oh! si, Signor Georgiades (Direttore della miniera di Buggerru), turco di nascita e turco d'anima ....i sei figli del povero Montixi, il figlio non ancora nato del povero Littera, il dolce bimbo, che, a giorni, vedrà la luce e non avrà il conforto delle carezze e dei baci paterni, saranno sempre - spettro terribile - tra voi ed i vostri piccini, i quali - belle ed innocenti creature come quelle degli assassinati - non sappiano mai - l'auguriamo proprio di cuore alla pura santità della loro infanzia - non sappiano mai che voi, loro padre, siete un assassino.

Come si svolsero i fatti: ecco, brevemente. Gli operai erano oramai stanchi delle prepotenze e delle vessazioni...

Non contento di tutte le prepotenze da lui fatte, noncurante del malumore che il personale nutriva contro di lui, ultimamente il signor Georgiades intendeva imporre agli operai, che lavoravano all'esterno, un nuovo orario, che violava antichissime abitudini sempre seguite nella miniera.
Orbene, il Direttore pretendeva imporre l'orario invernale col primo di settembre. Gli operai si ribellarono a questa pretesa. Essi osservarono che, per i grandi calori estivi, erano indispensabili tre ore di riposo, durante quella parte della giornata, in cui il caldo è eccessivo. Indispensabili specialmente ad operai che dovevono lavorare all'aperto, sotto la sferza del sole. Inoltre essi osservarono che col nuovo orario avrebbero lavorato un'ora in più. Fu formata subito una Commissione operaia, la quale, accompagnata dal Cavallera, dal Battelli e dalle autorità, doveva conferire con il Direttore, che - freddo, impassibile, provocante - resisteva a tutte le preghiere ed a tutti i consigli delle stesse autorità su dette. .... La Commissione si recò dal Direttore. Una grande folla, l'immensa maggioranza della popolazione, seguì la Commissione, fino alla Direzione. Battelli rimase con la folla, per mantenerla calma. Salivano alla Direzione - posta presso alla riva marittima - le cupe voci del mare, a quando dominate, soffocate dai lenti, profondi, terribili ululati della folla impaziente. (...) Ad un tratto si ode, distinto, il tonfo di pietre, scagliate con forza. Era la sassaiola. Poi, acute, fischianti, ininterrotte, una ventina di fucilate. Era l'eccidio!! Il sangue proletario innaffiava anche questa arsa ed infelice terra sarda; il sangue di poveri bagnava Buggerru (...) Tre furono i minatori rimasti uccisi".

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