Quanta è bella giovinezza...
Cosimo De Nitto - 15-02-2012
La cultura berlusconiana, che ci ha intossicati per un ventennio, ha propinato miti e leggende, ha venduto sogni, ha costruito modelli che ha interpretato, esemplificato e seminato a piene mani anche attraverso un uso/abuso dei media, ai quali ha sempre dato in pasto dichiarazioni provocatorie, barzellette e battutine da bar sport dietro le quali tutti a rincorrere, sostenitori e fans, ma anche critici e contrari.

Berlusconi ha interpretato il sogno degli italiani, ovvero il loro bisogno di sognare. Sognare la possibilità di diventare ricchi, basta che lo Stato lasci fare, non frapponga ostacoli, lacci e laccioli, basta trovare i giusti agganci, basta avere visibilità. La ricchezza, sinonimo di felicità, è naturale conseguenza dell'apparire, della fama. Dal bisogno di apparire scaturisce la necessità dell'apparenza, della bella apparenza. Il culto del corpo, la visibilità, la frequentazione dei media e degli ambienti ad essi contigui, la frequentazione delle stanze del potere che bisogna adulare, compiacere, e al quale bisogna anche offrirsi per averne i favori.

"Se tu sei racchia e fai schifo, te ne devi stare a casa. Se vuoi 20mila euro al mese ti devi vendere anche tua madre"

Terry De Nicolò, escort famosa per le sue prestazioni presidenziali, pronuncia queste parole spontanee, per certi aspetti "innocenti" e ingenue, perché ritenute da lei normali al limite dell'ovvietà. Queste parole sono il paradigma della cultura berlusconiana basata sulla convinzione che tutto abbia un prezzo: le cose, le occupazioni, le cariche, gli uomini, le donne, la giustizia, le istituzioni ecc.
Tutto può essere venduto e comprato, basta fare il prezzo giusto e avere la moneta con cui pagare.

I modelli sociali che questa cultura sottende sono aberranti, incompatibili con un paese civile in cui ci siano uomini e donne che hanno dignità, senso dell'onore e del pudore, amore per un lavoro onesto, magari faticoso, ma che non costringe a "vendersi".
Berlusconi, come in uno spot pubblicitario, ha costruito un sogno in cui si vedono giovani belli, felici e gaudenti, con auto di lusso, elegantissimi, nei posti più belli della terra e con il mondo ai loro piedi. Il suo target erano i giovani, l'eterna giovinezza, il potere sugli altri con la seduzione. Era, ed è ossessionato dalla gioventù, anche quella precoce al limite dell'adolescenza.

Dopo 20 anni, sotto i colpi della crisi che ha provocato un brusco e tragico risveglio dal sogno, degenerato frattanto in narcolessia, questa epoca si è avviata sul triste viale del tramonto in favore di altra cultura, altri paradigmi, altro stile, altri modelli, altri sogni, altre narrazioni.

La diversità di questa cultura la stiamo scoprendo via via col nuovo governo. Una cosa che balza subito agli occhi in tutta la sua evidenza è il fatto che Monti si rivolga anche lui ai giovani, citandoli spesso, chiamandoli alla complicità, giurando che tutto quello che fa, lo fa per loro.

I giovani montiani sono, però, diversi. Non più quelli degli spot pubblicitari, sono giovani che devono costruirsi una posizione sociale, con l'impegno, la fatica, la competizione, l'adattabilità a qualsiasi occupazione, in qualsiasi condizione, per qualsiasi tempo della vita, ovunque. E se non lo fanno sono "mammoni" o "sfigati".

Il sogno del giovane montiano è meno contaminato eticamente, non c'è che dire, ma è costretto entro il convincimento che la sua vita è una variabile dipendente del mercato del lavoro e dei cicli economici che dipendono da fattori per i quali la sua vita, il suo pensiero, la sua azione nella società, il suo essere persona non contano niente.
Un giovane, quello montiano, svuotato della sua essenza più umana, quella della prospettiva e del progetto di vita da costruirsi "insieme" agli altri, non in competizione e "contro" gli altri. O prende quello che "offre" il mercato, o è un mammone impigrito e vagabondo. E se vuol capire il motivo di questa assenza di prospettiva, se vuole scoprire di chi è la "colpa", è presto detto, è dei "padri".

L'invito al parricidio si coniuga col senso di colpa dei padri, che angosciati si chiedono se davvero essi hanno depredato e sperperato le risorse del paese, hanno tolto il pane di bocca ai figli, si sono costruiti e si sono arroccati in un'impenetrabile cittadella di privilegi e, come il conte Ugolino, hanno cannibalizzato i propri figli.

I padri sono spiazzati, credevano di aver fatto tutto quello che era umanamente possibile per i figli, dare loro qualche sicurezza, nutrirli, istruirli, contribuire col lavoro alla crescita della casa comune, aiutarli anche quando dovrebbe essere la società a dare loro un lavoro, un'occupazione e mantenerli anche con la cassa integrazione, con la pensione misera del nonno, col mutuo da pagare.
Tutto si sarebbero immaginato, tranne che un giorno venisse qualcuno a ribaltare il paradigma della solidarietà tra padri e figli per porre al centro dell'attenzione il conflitto generazionale al posto di quello sociale.

I giovani, per avere, devono togliere ai padri. Il posto lo avranno se sarà licenziato il padre, qualche diritto lo avranno solo se sarà tolto al padre.
E intanto le vere cause della crisi, le vere responsabilità, i veri interessi rapaci che cannibalizzano tutti, padri e figli, se ne stanno ben coperti nel loro oggettivo, asettico, intangibile, tecnico assioma della realtà, che bisogna prendere così come è, naturale, immodificabile, eterna, fissa, imprescindibilmente scontata e indiscutibile, altrimenti c'è la catastrofe, la rovina in cui tutti perderemo tutto, anche quello che non abbiamo.

I giovani, dunque, sono gli obiettivi tanto di Berlusconi quanto di Monti; l'uno per ridurli all'ebetismo onirico tramite illusioni vuote, non possono infatti tutti andare in televisione, fare spettacolo, soldi, compiacere il sultano, sposare un calciatore o il figlio del Cavaliere ecc., l'altro per indurli alla rinuncia a qualsiasi progetto di vita con la sottomissione docile al mercato, dal quale devono prendere quello che offre, non quello che sognano e per cui hanno studiato e fatto sacrifici insieme alle loro famiglie per lunghi anni. Popolo senza volto, senza nome, senza diritti.

Sedurre i giovani senza amarli, senza rispettarli, senza aiutarli è la retorica del potere. Diversi gli strumenti usati, uguali, alla fine, gli obiettivi. Sostituire il conflitto sociale con la lotta tra le generazioni. La critica sociale e il conflitto democratico contro i poteri forti costituiti e dominanti, che hanno polarizzato sempre più la ricchezza e allargato oltre la tollerabilità sociale la povertà, vengono sostituiti dallo scontro tra poveri, tra generazioni, tra padri e figli in un conflitto alla fine del quale c'è solo la sconfitta di tutti, ma non di chi veramente è responsabile della crisi e dei corifei che hanno seminato e raccolto per loro, intonando il peana delle magnifiche sorti e progressive del liberismo.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf