La noia
Claudia Fanti - 02-02-2012
Da dove cominciare?
Siccome siamo immersi nella neve, ma anche nel rigido rigore dei signori del governo, bisognerà difendersi con un po' di calore. O no?
Il posto fisso che tanto sembra allarmare lorsignori è un antidoto contro la fragilità, contro la monotonia della ricerca del nido senza trovare mai posa.
E' un'ancora di salvezza contro il senso di morte gelida che la politica ci propina ogni giorno.
E' un luogo, un tempo che ti fa dire "sono vivo", esisto per qualcosa e per qualcuno, siano quel qualcosa e quel qualcuno la società, la famiglia, il datore di lavoro, la cosa che costruisco con le mie mani.
E' quel tempo in cui stringo relazioni, in cui nascono e si appianano i conflitti, in cui parlo con i colleghi e le colleghe.
E' il luogo delle mie competenze, di quelle che posso condividere e orgogliosamente riconoscere dopo anni di applicazione e devozione a un'idea, a un progetto.
Tu, signore del mio governo, tu che ti trovi su quel posto che non vedi l'ora, dici tu, di abbandonare, tornerai alle tue sudate carte, ne annuserai l'odore conosciuto, rassicurante. Ti guarderai indietro e ti piacerai o non ti piacerai, ma sarai consolato dalla visione di una continuità, di uno studio che ti ha permesso di salire in alto in alto fino a diventare signore di te stesso e morirai con la serenità che dà l'aver trovato luogo e tempo per te.
Non credere signore che noi non ti capiamo quando ci parli con quel tono pacato, sereno, distaccato, a volte rotto da qualche cedimento che fa tanto umano.
Tu e l'altro potere che è quello dei media che ti danno voce concedendo a volte un contraddittorio dove tu non sei più e non potrai sentire, siete le due facce della medaglia di una sirena moderna che usa le parole come un refrain inestinguibile, martellante per ottundere le coscienze, per annichilire la capacità di discernere dei tanti che stanno lì appesi a una speranza di cambiamento.
E dite e dite e dite sempre le stesse cose fino a farle entrare non soltanto nel lessico quotidiano, ma addirittura nel sogno di un cambiamento agognato: quello di un' Italia più giusta. Ed è proprio questo che non è perdonabile: la distruzione del sogno. Anzi dei sogni di tutti i piccoli senza volto che non ce la fanno a diventare grandi a causa della loro remissività ai vostri dictat. Una remissività che confonde l'argomentare libero, depista le idee più rivoluzionarie assoggettandole alla continua vostra somministrazione di ricette per la vita.
Girando per la strada, nei luoghi di lavoro, la gente parla ormai come voi: ha acquisito il vostro lessico e non ne trova un altro. Replica e si fa replicante sacrificando se stessa alla vostra idea di un sistema economico che sarà più bello grazie alla flessibilità, alla rinuncia del tempo lento dell'apprendimento e del consolidarsi di tale apprendimento. Una visione di un mondo di senza storia personale. Sì, perché non tutti hanno la grazia di accedere a lavori di soddisfazione, emozionanti, gratificanti come voi, come lei egregio Presidente del Consiglio.
Lei vede il suo mondo e il nostro come mondi identici a cui lei, i suoi collaboratori, i politici in parlamento e noi saremmo chiamati agli stessi sacrifici. Usa il noi, mai il voi...le chiedo per favore di usare il voi...sarebbe più equo, non le pare?
La noia è una condizione che si può conoscere soltanto quando non si ha nulla a cui pensare, oppure quando si ha la pancia piena, o ancora, quando non si ha tempo di riflettere intorno alle proprie conquiste.
Non quando si è circondati da colleghi e colleghe che ti stimano per ciò che hai fatto nel tuo lavoro fisso, quando a casa (in quella agognata da tutti) trovi i tuoi bambini che hai potuto far crescere bene grazie al tuo lavoro, quando i tuoi progetti di vita sono sostenuti dalla sicurezza che dà la consapevolezza che sei importante per le persone che ritrovi il giorno dopo al lavoro che ti sei scelto o che hai trovato per caso e a cui poi hai dedicato il tuo tempo prezioso.
La noia sta diventando una dimensione sociale, sta sommergendo i tanto da lei amati giovani che ormai giovani stanno per non essere più (si invecchia in fretta sa, quando si sbatte contro i muri giorno dopo giorno), sta affliggendo la marea di laureati a cui pensate perfino (assurdo il pensarlo in un momento come questo!) di togliere valore al loro "pezzo di carta", sta portandoli alla deriva psicologica e culturale fino a toglier loro anche la voglia di leggere un giornale...
La noia! Nessuno che abbia un lavoro fisso oggi si annoia, ma voi a dire che si annoia! Alla fine qualcuno ci crederà pure visto che glielo si dirà per mesi e magari perderà il posto contento di non annoiarsi più! E vi ringrazierà! Sì, me li vedo a ringraziarvi in ginocchio per aver loro tolto un peso...in fondo sui sessant'anni magari viene a noia il lavoro e si desidera essere meno garantiti come i "giovani" e può darsi anche che si desideri il sussidio che sarà meglio della pensione. Chissà, forse...
Forse la noia, mai conosciuta, sarà la molla che farà dire "che bello, ho perso il lavoro per cui ho lavorato tutta la vita!" Ha presente quei vecchi film sul condizionamento, sulla propaganda che rendeva tutti un po' decerebrati, ammansiti, innocui...Se li è rivisti? dica la verità!
O forse no, lei proprio crede a ciò che sostiene, perché talmente grande è la convinzione che ha una mission da portare a termine per il bene degli altri che perde di vista l'uomo, la donna e il loro desiderio estremo di fare nido, di avere figli all'età giusta, magari in modo naturale, senza l'uso di fecondazioni di varia tipologia in età avanzata, perché prima, da giovane, non ci si era voluti annoiare.

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 Pier Luigi Lunerti    - 05-02-2012
Mentre in Francia si cominciava a respirare aria di rivoluzione, la regina Maria Antonietta invitava il popolo affamato e senza pane a mangiare brioches. Monti, come Maria Antonietta, con aristocratico distacco, invita oggi i giovani a pensare alle gioiose opportunità del lavoro interinale al posto di quel noiosissimo lavoro a tempo indeterminato che abbrutisce e appiattisce la vita.
Maria Antonietta se non fosse arrivata la rivoluzione sarebbe stata regina a vita. Anche Monti se non arriverà la rivoluzione sarà senatore a vita. Ma l’Italia del 2012 non è la Francia del 1789. Mi dispiace però che Monti pur essendo professore di economia non abbia avuto il tempo di studiare Voltaire che diceva :“Il lavoro ( quando c’è, aggiungo io) allontana tre grandi mali: la noia, il vizio ed il bisogno. “

 Giuseppe Annulli    - 05-02-2012
Una bella lettera aperta, forse un poco retorica (o soltanto aulica), che dice le cose giuste che il destinatario non leggerà e nell'ipotesi che la legga non la comprenderà. Perché vedi, cara Claudia, l'esercizio dello scrivere, anche quando, come nel tuo caso, è connesso ad un pensiero critico, non cambia di un punto il "sistema delle cose". Certo scrivere, comunicare è molto importante ma se poi non si passa all'azione... O pensi che scrivere, comunicare sia già cambiare le cose? Io no. Io penso che bisogna passare all'azione. Prima individuando i nodi e come scioglierli. Faccio un esempio banale. Il neo presidente del consiglio, tecnico prestato alla politica, e dunque politico come altri, è un liberale, uno che difende le banche, le finanziarie, i grandi gruppi economici, insomma chi ha il potere e lo gestisce per il suo tornaconto. Se fa questo è perché è questa (e tu lo hai capito molto bene) la sua cultura antropologica. Cosa possiamo fare per cambiare questo stato di cose? Veltroni ieri sera a Che tempo che fa parlando dei giovani si è augurato un sistema nel quale sia possibile, di nuovo, per un giovane andare in una banca e chiedere un prestito. No. Non può essere questo il cambiamento. Io sogno, al contrario, una società in cui un giovane possa produrre da sé senza chiedere prestiti perché le banche, da sempre, sono gli usurai del mondo moderno (già dal XIV secolo direi!!); o un mondo in cui le banche siano ETICHE, un mondo fatto di tantissime piccole banche ETICHE. Vogliamo, allora, cominciare da qui? Un Banca Etica già esiste. Possiamo incentivarla, valorizzarla, sostenerla, renderla fruibile. Ma gli esempi potrebbero essere infiniti: acquisti diretti dei prodotti della terra, commercio equo e solidale, coltivazione dell'orto nel terrazzo di casa, autoriduzione dei consumi per la benzina... Vogliamo cominciare a fare qualcosa come cittadini e come consumatori o ci accontentiamo di fare delle belle analisi e scrivere lettera aperte che i destinatari non leggeranno (o non capiranno9 mai?

 claudia fanti    - 05-02-2012
Giuseppe, anch’io considero, la tua, una bella critica per le osservazioni, le quali considero condivisibilissime.

E soprattutto perché mi dà modo di spiegare una cosa a cui tengo in modo particolare.
La penna (la tastiera) si può usare in tanti modi, così come la lingua. Non sarà che io so che loro sanno che io so che leggono eccome! Anzi, sottolineano addirittura ciò che scrive qualcuno! Sei sicuro che non leggano? Io so che leggono eccome. E so anche che alcuni scrivono sotto pseudonimo perché tempo fa hanno avuto timore addirittura di ripercussioni sulla loro professione. E’ triste, ma è così! Io scrivo a mio nome; inoltre uso proprio volutamente uno stile che non sia accomunabile ai soliti stili che vengono usati per dire cose giuste e pur tuttavia non lette perché le parole usate son di tutti, uguali a quelle di tutti.

Su “lorsignori” e per descriverne le competenze, i ruoli, le azioni… si può prendere un articolo qualsiasi di un buon quotidiano, fare un copia e incolla e replicarlo all’ ennesima potenza!

E poi, come cittadina, voglio che rimanga scritto quello che penso.

Per ciò che riguarda il fare qualcosa di concreto per contrastare, sono d’accordo su tutto ciò che scrivi. Ognuno lo può e lo deve fare nel modo che gli è più congeniale. Lo condivido talmente che infatti qualcosa ho sempre fatto, e soprattutto nell’ambito di mia competenza che considero vitale e così importante da spenderci tutte le mie energie (tranne quelle poche che consentono di affrontare una quotidianità difficile di cui qui sarebbe sì retorico il parlare).

Ah, dimenticavo, ringrazio la scrittura così come la parola in generale, per comunicare anche con persone come te, che, raramente, altrimenti, si potrebbero incontrare.

Scrivo nella notte, dopo essermi dedicata ad altro, molto altro, e dico viva la libertà di espressione, di pensiero e di comunicazione con le persone lontane.

 claudia fanti    - 05-02-2012
EVVai, Pier Luigi! Hai proprio ragione!
Grazieee!


 Pier Luigi Lunerti    - 05-02-2012
Caro Giuseppe Annulli scriveva George Orwell «Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario». Non voglio fare il difensore d’ufficio di Claudia Fanti ma pensare che lei scriva per essere letta da Monti mi sembra ingenuo. Banalmente le consiglio di rileggersi la favola del Colibrì. Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario con una goccia d'acqua nel becco. "Cosa credi di fare?" gli chiese il leone.
"Vado a spegnere l'incendio!" rispose il piccolo volatile. "Con una goccia d'acqua?" Disse il leone con un sogghigno di irrisione. Il colibrì, proseguendo il volo, rispose:"Io faccio la mia parte!" Nel caso della Fanti la GOCCIA D’ACQUA cade giorno a Scuola come insegnante.
P.s. Per chiarirci le dico cosa intendo per linguaggio retorico e aulico: “Bisogna passare dalle parole ai fatti.”- “O un mondo in cui le banche siano ETICHE, un mondo fatto di tantissime piccole banche ETICHE”. Banca etica mi sembra inoltre un ossimoro assoluto.

 Cosimo De Nitto    - 05-02-2012
Caro Giuseppe, condivido la tua tensione pragmatica, il tuo invito alla praxis come conseguenza del pensiero critico e in coerenza con esso, ma a me pare che la lettera aperta di Claudia, alla fin fine, non sia molto lontana dal tuo "sogno". Qualcuno potrebbe dire che aulicità della pubblica invocazione (lettera) e la visione del "sogno" (I have a dream) non cambiano di un punto il "sistema delle cose". Ma io non sono di questo avviso, in quanto mai le parole sono figlie di se stesse ma del pensiero e il pensiero non è mai fine a se stesso, ad eccezione di quello teoretico. Il pensiero è profondamente legato alle idee, ai sentimenti e quindi ai comportamenti PRATICI, tranne nei casi che sono oggetto di studi clinici. Tutti gli obiettivi che tu indichi sono buoni e condivisibili, ma hanno bisogno di "mediazione" politica, devono, cioè, essere organizzati da soggetti collettivi che devono svolgere una battaglia politica nella società (consenso) e nelle istituzioni (parlamento ecc.) affinché sia data una cornice legislativa che le renda attuabili. Per avere consenso servono le "parole", sotto forma di lettere aperte, articoli, interventi, discussioni, narrazioni, "sogni" ...e ogni forma di comunicazione libera, genere e stile che ci possiamo inventare. Le idee, che attraverso le parole si comunicano e si diffondono, camminano sulle gambe degli uomini e cambiano la storia. Come abbiamo visto.