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Pareggio di bilancio, una pugnalata alla democrazia
Giuseppe Aragno - 20-01-2012
Si dice - e a guardarsi attorno dev'esserci un fondo di verità - che Iddio acceca coloro che ha deciso di perdere. Si levano da più parti lamenti scandalizzati per il referendum sulla legge elettorale che la Consulta ha giudicato inammissibile e c'è chi si sorprende per le posizioni degli immancabili "illuminati". La verità è che da tempo abbiamo una "società civile" che, a volerla guardare spassionatamente, come si muove fa danni e tanto è onnipresente quando si tratta di far discussioni sulla "lana caprina", quanto stupisce per l'ostinato silenzio, se in gioco ci sono le questioni scomode e gli equilibri legati alle formule bieche del "politicamente corretto". Sono anni che si va avanti così e siamo alla fine del percorso.
Dopo che Scalfari ha dato dell'imbecille a chi ha avanzato dubbi sulla costituzionalità dell'operazione Monti - e ho avuto il privilegio di questa "benedizione", perché mi sono trovato tra quelli che sul
Manifesto i dubbi li hanno avanzati, è difficile pensare che un Dio onnipotente non si sia messo all'opera per ridurci a oche starnazzanti per la sicurezza del Campidoglio, mentre l'Urbe va a fuoco e non c'è chi provveda. Così, "Libertà e Giustizia" ventila non so che "sciopero del voto" e Flores d'Arcais, per converso, in una sorta di dispetto infantile, chiama i cittadini a votare, perché c'è una legge con cui non si può... votare!
Il rischio mortale che incombe senza preoccupare nessuno - e qui mi pare ci sia davvero lo zampino d'una qualche diabolica divinità - è la maggio-minoranza di nominati che, in un Parlamento ridotto a Camera dei Fasci e delle Corporazioni, tiene in piedi un Governo mai eletto e onnipotente, il quale - eccolo il marchingegno fraudolento - si accinge a una "modifica" costituzionale, che inserisce nella Carta il cosiddetto "pareggio di bilancio". Nella forma tutto ha i crismi della santità, nella sostanza la pugnalata alla democrazia è mortale, perché cancella ogni possibile autonomia della politica e chiude ogni praticabile strada a provvedimenti di tutela sociale, "costosi" si dirà domani, eppure sacrosanti. Quando questo accadrà, un ragioniere attento sarà più che sufficiente a governare la repubblica e nessuno potrà rimediare il danno e tornare alla situazione attuale.
Quale che sia la legge elettorale che avremo in futuro, e non c'è da sperare in provvedimenti miracolosi, un dato è certo, e per questo occorre ringraziare il presidente Napolitano: non vi saranno mai più maggioranze numericamente sufficienti e alternative alla maggio-minoranza che sostiene Monti, in grado di far cancellare le riforme già approvate alla Camera e al Senato in prima istanza e quelle che ancora Monti potrà realizzare. Due terzi del Parlamento e neanche la possibilità di reagire raccogliendo firme per un referendum! Non c'è legge elettorale in grado di riproporre questa situazione. Per farlo era necessario che accadesse quello che c'è passato sotto il naso. Gli storici diranno cos'è stato. A noi tocca il compito di prenderne coscienza: sarà impossibile cambiare di nuovo la Costituzione. C'è, quindi, una sola via: dar fondo alle energie, mettere insieme le intelligenze e costruire subito una straordinaria mobilitazione che sbarri la via a quello che si profila come un vero e prorpio omicidio di ciò che un tempo chiamavamo "Stato sociale".

L'articolo è uscito su "il Manifesto" il 18 gennaio 2012

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