Noi vogliamo il tempo pieno, altro che un anno in meno!
Claudia Fanti - 14-01-2012
Ho letto un pezzo di Luisa Ribolzi, un'analisi della situazione scolastica nel tempo: mi è sembrato dotto, ma ha scritto affermazioni tutte soggettive che fanno veramente impressione per la loro determinazione. Non un dubbio, non un "pensamento", non un ripensamento sulle SUE analisi come fossero oro colato!
Certo la scuola ha bisogno di una bella iniezione di fiducia e di una operazione di ristrutturazione, ma non certo di un ritorno ai "bei tempi andati" della media selettiva. Se mai avrebbe bisogno forse di un ritorno a un bel tempo pieno, magari anche nelle medie, di una sfrondatina di materie, di insegnanti che rivedano il proprio modo di fare scuola in base ai tempi mutati, sostenuti da un corposo piano di formazione a tappeto (altro che il progetto Valorizza per il merito di alcuni pagato con i soldi degli altri!) come ai tempi degli aggiornamenti dopo i N.P. per le elementari. Un aggiornamento che tenga insieme discipline e competenze nella conduzione delle classi. Magari, non so, di un biennio orientativo post media e poi di una scelta da parte dello studente di un proprio percorso con poche materie a scelta. Non mi pare ad esempio che la proposta che sta circolando sulla stampa di ridurre il percorso prima delle superiori a 12 anni sia risolutiva della dispersione. Affrontare la dispersione è un tema che non riguarda le riforme di sistema (che francamente hanno mostrato tutta la loro fragilità e dannosità e che per poterle valutare occorrerebbero 20 anni), bensì le modalità in cui si insegna e si apprende nel contesto. Poi per i ragazzi ci sarebbe bisogno ovviamente di una rete di protezione sociale anche esterna alla scuola. Altro che spedirli fuori un anno prima. A fare che cosa?

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 Pier Luigi Lunerti    - 15-01-2012
Luisa Ribolzi, già autrice de “Il Manuale di Nonna Papera”, nel suo articolo sulla decadenza della Scuola Media Italiana, scritto per conto della Fondazione Agnelli (no comment), va dritta al cuore del problema: “E’ un’affermazione diffusa che la scuola media (ora secondaria di I grado) costituisca il ventre molle della scuola italiana, sia dal punto di vista degli esiti di apprendimento, con le ripetenze e gli abbandoni, sia per la sua difficoltà a ridurre gli svantaggi fra i diversi gruppi di utenti, a fornire una efficace educazione civica, ad accogliere le innovazioni tecnologiche e didattiche”. E se io invece scrivessi: “E’ un’affermazione diffusa che l’università (di cui la Ribolzi è docente) costituisca il ventre molle della scuola italiana, sia dal punto di vista degli esiti di apprendimento, con i fuori corso e gli abbandoni, sia per la sua difficoltà a ridurre gli svantaggi fra i diversi gruppi di utenti, a fornire una efficace preparazione, ad accogliere le innovazioni tecnologiche e didattiche”. Forse, mi avvicinerei di più alla realtà ma rimarrei sempre nell’ambito “dell’affermazione diffusa”. Il tutto va visto invece, con un po’ più di determinazione, come un ennesimo tentativo del think tank prezzolato di sistema, a delegittimare con “attenta analisi” la Scuola Pubblica Italiana per poter poi procedere a una bella riforma a forma di forbice con leggero retrogusto di cetriolo, certo con buona pace di Nonna Papera s’intende.

 Claudia Fanti    - 16-01-2012
W Pierluigi!
Ben scritto!

 Carla Giulia    - 16-01-2012
NOI VOGLIAMO IL TEMPO PIENO!

VOGLIAMO più tempo a scuola altro che ore in meno!
Le ore in meno servono a :
- tagliare la spesa pubblica;
- rendere tutti più ignoranti e quindi meglio "manovrabili";
- favorire le scuole private;
PRIVATIZZARE LA SCUOLA!
La riforma Gelmini a questo tendeva / tende!
E mi indigna che la sinistra non si impegni a contrastarla
MI INDIGNA!


 Claudia Fanti    - 16-01-2012
Cari Pierluigi e Carla Giulia,
ho appena letto su edscuola un'intervista a Berlinguer , (intervista di novembre, ma poi evidentemente rilanciata ora. Perché?) che di nuovo sostiene la sua riforma dei cicli. Ovviamente la quinta classe verrebbe "medizzata" per non togliere un anno alle superiori. E' incredibile, non imparano dai loro errori: d'altra parte tutti, media ed esperti vari, sostengono che Berlinguer cadde sul "concorsone". Ovviamente fingono di non ricordare che molte associazioni e movimenti di insegnanti elementari si erano mossi proprio contro la riforma dei cicli, altro che concorsone! Tanto é vero che Berlinguer si sentiva perseguitato proprio dai maestri!

Qualcuno sa qualcosa di cosa stanno architettando tutti insieme al ministero?!