La scuola in chiaro?
Claudia Fanti - 08-12-2011
Mi permetto di attaccare senza preamboli questo mio breve scritto.
Mi riferisco all'incontro di ieri, 7 dicembre, al Cnr, che vedeva l'introduzione del ministro Profumo.
In particolare mi riferisco alla questione del merito di scuole e prof.
E' incredibile. Ma Ŕ questo il problema dei problemi?!
Impensabile che si voglia vendere fumo mentre i giovani insegnanti non trovano posto, gli edifici invecchiano; mentre gli alunni aumentano e al contempo scarseggia tutto dentro aule, bagni, corridoi, biblioteche, segreterie, dentro le nostre tasche, nelle nostre menti bombardate di spread, tasse, nuovi e vitali problemi insorgenti...e nonostante ci˛ lavoriamo con senso del dovere.
Posso osare col dire che Ŕ volgare e iniquo?

Ancora una volta ci saranno schiere di persone che si attiveranno, che penseranno a queste "moderne diavolerie" che dividono il mondo in primi della classe, secondi, terzi, ultimi...? E poi quanto costa tutto questo organizzar e andar per convegni di dirigenti e tecnici?
E' proprio vero che siamo governati sempre e ancora da obsolete teste formate alla vecchissima scuola della selezione e del merito (dai parametri opinabili) , quella scuola che divideva il mondo in bianco e nero, in buoni e cattivi, in dietro la lavagna con gli orecchi del somaro o bravi alunni con la lode! Dov'Ŕ la novitÓ? Dove sarÓ nascosto, in quale era nascerÓ qualcuno che comprenderÓ che con la selezione, i voti, la differenziazione, al posto della collaborazione, della formazione in servizio, della riflessione comune, ecc...non si cambierÓ nulla? E che, al contrario, le relazioni, la chiarezza nei rapporti interpersonali e le vite saranno ancor pi¨ complesse e tristi?

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 Francesco Masala    - 08-12-2011
Quando il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito, dice un proverbio cinese.

Da anni la scuola muore e da anni i medici/assassini del governo e del ministero se la prendono col termometro, ci fanno i convegni, ne parlano i giornali e la tv.

Chi parla dell'assassino e su come fermarlo Ŕ uno fuori dal coro, viene additato come complice.