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Migranti: dove sono finiti i diritti?
Fuoriregistro - 23-09-2011
La domanda è legittima, anzi doverosa. Come doveroso sarebbe, è, non dimenticare che siamo in "Un gioco feroce dove si smarrisce l'umanità. Oltre quelle gabbie ci sono uomini e donne. Chi lo dimentica è complice". Red

L'Ue sul banco degli imputati
21 settembre 2011

Da Vita.it

Human Rights Watch accusa l'agenzia Frontex di complicità nei maltrattamenti dei migranti in Grecia

Bruxelles - Che la gestione dei flussi" migratori fosse un piatto indigesto per l'Unione Europea lo si sapeva già. Ma ora alla Commissione Ue sta vendendo pure il mal di testa dopo la pubblicazione di un rapporto di Human Rights Watch sui maltrattamenti subiti dai migranti nei centri di detenzione greci. Nel suo studio, intitolato "L'UE ha le mani sporche: implicazione di Frontex nei maltrattamenti dei migranti detenuti in Grecia", l'organizzazione non governativa per la difesa dei diritti umani punta il dito contro l'agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne, accusata di complicità con le autorità greche per le condizioni disastrose in cui versano i migranti in centri di detenzione "sovrafollati" e "disumani".
HRW ricorda che "tra il 2 novembre 2010 e il 2 marzo 2011, circa 12mila migranti entrati in Grecia dal territorio turco sono stati arrestati e rinchiusi. Le condizioni di detenzione non rispondevano ai standard minimi richiesti per il rispetto dei diritti umani". Nonostante "la Corte europea dei diritti umani abbia definito queste condizioni 'degradanti e disumane'", ricorda Human Rights Watch, "durante lo stesso periodo l'agenzia Frontex ha fornito alla Grecia risorse umane e materiali con l'obiettivo di migliorare le condizioni disumane in cui versavano i migranti".
Reagendo al rapporto, la Commissione europea ha respinto le accuse di Human Rights Watch. Il portavoce della commissaria Ue per gli Affari Interni, Cecilia Malmstroem, non ha negato che i migranti possano essere rimasti vittime di abusi, ma gli agenti di Frontex non possono essere ritenuti responsabili per le condizioni dei centri di detenzione in Grecia. Questa responsabilità spetta totalmente alle autorità greche.
"E' il paese che richiede la missione Frontex che stabilisce le regole e le destinazioni" ha dichiarato Michele Cercone. "Gli ufficiali di Frontex in Grecia hanno lavorato sotto l'autorità dei greci e Frontex non può essere ritenuta responsabile delle defaillance di uno Stato nel rispetto dei diritti umani". Su un punto la Commissione europea condivide le conclusioni raggiunte da Human Rights Watch nella sua inchiesta: le condizioni "inaccettabili" dei migranti.
Del resto, ricorda Cercone, il braccio esecutivo di Bruxelles "ha lanciato una procedura d'infrazione contro Atene nel giugno per non rispetto dei diritti fondamentali nei centri di detenzione".
Ma per Human Rights Watch questo richiamo non basta. Anzi, la missione effettuata da Frontex sul territorio greco nel novembre 2011, è la prova che l'agenzia "si è resa complice dei trattamenti subiti dai migranti" e che fosse conscia che questi trattamenti erano "assolutamente vietati secondo il diritto relativo ai diritti umani" sostiene Bill Frelick, direttore del programma Rifugiati a Human Rights Watch.

Lampedusa. I semi dell'odio
21 settembre 2011

Da Taz, laboratorio di comunicazione libertaria

I fatti di Lampedusa suscitano rabbia e amarezza. È successo quello che era prevedibile e che, per certi versi, è stato voluto a tutti i costi.
Più di mille persone concentrate in uno spazio ristretto e senza un motivo comprensibile non possono che perdere la testa. Per la gran parte tunisini, gli immigrati del CPSA di Lampedusa sono destinati a essere rimpatriati. Ma negli ultimi giorni, il consolato tunisino ha tirato il freno a causa del raggiungimento del tetto massimo di trasferimenti. I tempi lunghi della detenzione e la stessa prospettiva di essere rispediti in un paese oggettivamente insicuro per via della transizione politica del dopo-Ben Alì, hanno acceso la miccia dell'esasperazione. Martedì 20 settembre gli immigrati prigionieri a Lampedusa hanno dato fuoco al centro di "accoglienza" distruggendolo completamente. Dopo di che, si sono riversati in paese cercando in qualche modo di manifestare il loro dissenso per una condizione che è davvero inaccettabile. Così come è inaccettabile l'ipocrisia di tutto questo sistema che faceva dire al ministro della difesa La Russa, solo pochi giorni fa, che a Lampedusa tutto va bene e che gli immigrati non hanno niente di cui lamentarsi. Poi, come succede in tutti i campi di internamento per stranieri, una volta finita la visita ufficiale di questa o quell'autorità, i pasti serviti tornano a essere la solita schifezza, e le false premure di sbirri e inservienti ridiventano insulti e botte.
A Lampedusa è successo quello che non doveva succedere: scontri tra immigrati e popolazione locale. Forse è il primo caso eclatante di scontri razziali in Italia. Pare che alcuni tunisini prima abbiano fatto irruzione in un ristorante della zona del porto per poi minacciare di far saltare in aria delle bombole del gas, di quelle che si usano in cucina. A quel punto, il fronteggiamento con i lampedusani si trasforma in battaglia: gli isolani attaccano gli immigrati a sassate, gli immigrati rispondono, uomini si scagliano contro altri uomini. Poi la polizia carica gli immigrati, e ci sono immagini che mostrano l'accanimento vigliacco contro una folla con le spalle al muro che sfugge alle manganellate buttandosi da un'altezza di tre metri. Non tanto, forse. Ma quanto basta per farsi davvero male in una situazione di panico generalizzato.
Disgustosa, come sempre, la figura di Bernardino De Rubeis, sindaco di Lampedusa, che non ha perso occasione di spargere a piene mani i semi dell'odio parlando di una guerra in atto, e della capacità dei lampedusani di attrezzarsi in tal senso. E infatti, De Rubeis si è dovuto asserragliare nel suo ufficio, sorvegliato da agenti di polizia, perché all'esterno alcuni compaesani volevano prenderlo a sberle. Perché? Non perché sia un personaggio impresentabile; non perché sia stato indagato e arrestato per concussione; non perché fino a qualche mese fa aveva accolto in pompa magna Berlusconi reggendogli il gioco nelle sue sceneggiate propagandistiche. I lampedusani vogliono la pelle di De Rubeis perché, secondo loro, è stato troppo "morbido" nella gestione del problema-immigrazione. E così, De Rubeis ai giornali ha detto di sapersi difendere, con una mazza di baseball custodita in ufficio.
L'abbrutimento di Lampedusa è il frutto avvelenato della politica del governo italiano che continua a gestire l'immigrazione in maniera folle. Ora, al di là della scientifica criminalità delle leggi liberticide che reprimono i flussi migratori, a Lampedusa i problemi vengono ulteriormente esacerbati e ingigantiti dal pressappochismo, dalla trascuratezza, dalla volontà di rendere impossibili anche le cose semplici.
Nell'esasperazione collettiva di Lampedusa, la strada della solidarietà umana viene abbandonata in favore della scorciatoia razzista e rabbiosa. E non sappiamo quanto tutto questo possa essere davvero recuperato, stando così le cose.


Torino. Fuga dal CIE
22 settembre 2011

Da Senza frontiere noblogs.org

La notte scorsa i prigionieri del Centro di Identificazione ed espulsione di corso Brunelleschi hanno tentato una fuga di massa. La seconda in meno di un mese.
In contemporanea hanno tentato di abbattere le porte delle recinzioni delle varie sezioni. In parecchi hanno scavalcato dall'uscita secondaria di corso Brunelleschi.
Alcuni ce l'hanno fatta, altri sono stati riacciuffati. Secondo La Stampa on line hanno riconquistato la libertà in 22, mentre altri 7 sono stati tratti in arresto con l'accusa di resistenza e lesioni.
Durante la notte, alcuni abitanti affacciati al balcone di corso Brunelleschi gridavano ai poliziotti "almeno questi li avete ripresi".
Come in videogame. Un gioco feroce dove si smarrisce l'umanità.
Oltre quelle gabbie ci sono uomini e donne. Chi lo dimentica è complice.


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