Racconti - Questa tua mania di attaccarti alle parole come fossero vita, sangue, muscoli e nervi della realtà non è semplicemente puerile. E' patologica come un'ossessione e mi mette a disagio... Dietro il tono pacato di Lucia, s'intuiva una rabbia rancorosa. Sono anni, anni che stai lì a imputarti sui tuoi sogni, i tuoi principi, le tue impossibili storie, ma la vita vera non è quella dei tuoi militanti martiri e santi, pareva dire coi suoi occhi grandi, neri ed espressivi che si facevano impenetrabili. O forse no, forse c'era compatimento nel ripetuto ma impercettibile no della testa tutta ricci abilmente tinti di nero corvino che incorniciavano la fronte in guerra perenne con le rughe. Una sorta di compassione che a stento affiorava sul velluto innaturale del viso, dietro il trucco lieve ma incredibilmente efficace che, Dio solo sa come, cancellava pallori e rossori, esaltando il disegno delle labbra misteriosamente innocenti e sensuali. "/>
Luci e ombre
Giuseppe Aragno - 31-08-2011
Dallo Speciale Racconti



- Questa tua mania di attaccarti alle parole come fossero vita, sangue, muscoli e nervi della realtà non è semplicemente puerile. E' patologica come un'ossessione e mi mette a disagio...
Dietro il tono pacato di Lucia, s'intuiva una rabbia rancorosa. Sono anni ormai che stai lì a imputarti sui tuoi sogni, i tuoi principi, le tue impossibili storie, ma la vita vera non è quella dei tuoi militanti martiri e santi, pareva dire coi suoi occhi grandi, neri ed espressivi, che si facevano impenetrabili. O forse, forse c'era compatimento nel ripetuto ma impercettibile no della testa tutta ricci abilmente tinti di nero corvino che incorniciavano la fronte in guerra perenne con le rughe. Una sorta di compassione che a stento affiorava sul velluto innaturale del viso, dietro il trucco lieve ma incredibilmente efficace che, Dio solo sa come, cancellava pallori e rossori, esaltando il disegno delle labbra misteriosamente innocenti e sensuali.
Ognuno vede se stesso e gli altri con la luce che gli viene dalle cose in cui crede e per le quali vive. Luci di dentro. Accendono e spengono un mondo che non vediamo com'è, ma come ci appare in un eterno gioco di chiaroscuri che inconsciamente disegniamo.
Alessandro si portava dentro i sogni d'una giovinezza lontana, semplicistici, forse. "Utopie senza futuro", come da tempo sosteneva Lucia, senza nemmeno provare a dissimulare un dispettoso fastidio che talora pareva disprezzo. "Sogni egualitari con i quali volevamo combattere le fatidiche 'grandi ingiustizie' e n'è venuto fuori questo letamaio!"
Se la luce di Alessandro si fermava sulla disperazione che sbucava da ogni parte e diventava rivolta, il buio che Lucia portava dentro, pragmatico e cupo, figlio naturale della delusione, ricopriva la disperazione fino a farla sparire. Lei vedeva luci che ad Alessandro parevano ombre: l'abitino griffato che "si porta molto, ma vedi? E' senza prezzo... Un amore, sì, ma occorre vedere addosso come scende".
Luci ed ombre.
- Il conflitto è nelle cose. Da Eraclito a Marx: acqua e fuoco, ricco e povero, operaio e padrone - ripeteva a se stesso Alessandro che, per Lucia, avrebbe fatto meglio a occuparsi più spesso della barba e dei capelli che l'invecchiavano troppo.
- Ed è un peccato, osservava, perché la tua potresti dirla ancora e non lo vedi...
- Come tu dici la tua, certo...
Alessandro, in verità, la sua la diceva, ma sceglieva un terreno diverso: riunioni, appelli in piazza, manifestazioni e, se capitava la manganellata, pazienza. Come un disco incantato, qualcuno allora ripeteva: Alessandro? Su lui sì, su lui si può contare.
Alla fine, ognuno diceva la sua dove gli pareva che ci fosse da dirla. Così, se per Lucia cortei e proteste erano "quanto di più patetico si possa vedere in città al giorno d'oggi", i periodici "saldi al 30 % da 'Camomilla', che poi ti frega e ricicla il museo degli orrori" erano per Alessandro "la prova più evidente dell'inizio della fine".
Come accade assai spesso nella vita, tra le luci e il buio c'era probabilmente una terra di nessuno in cui si confondevano albe e tramonti, aurore e crepuscoli e l'intera gamma delle tonalità di grigio pronta a miscelarsi a un qualche sconosciuto colore. C'era, impercettibile ancora, ma pronto a germogliare, il mondo nuovo. Più giusto o più ingiusto si sarebbe capito dopo, ma a domandarglielo, Lucia t'avrebbe detto che "tutto rimane in fondo sempre uguale a se stesso" e Alessandro l'avrebbe punzecchiata: "Tu no, tu sei certamente cambiata". Dentro però, lui continuava a crederci: altri avrebbero provato a cambiare le cose, uno per passione o per ossessione, un altro per compassione di se stesso e degli altri, ci avrebbero provato ancora. E ne sarebbero nati grandi amori, forti passioni, tremende delusioni. Uno avrebbe pensato dell'altro che era patetico e quello l'avrebbe guardato con compatimento. E se l'angoscia lo prendeva e una malinconia invincibile pareva averla vinta, lo sollevava improvvisa una speranza insensata, irrazionale eppure lucida e puntuale.
- E' questo, si domandava, solo questo che resta di quanto abbiamo cercato? Questo resta di noi e degli altri, questo fiume melmoso d'anime, di pensieri e di lamenti? E quand'è che abbiamo sbagliato? Quando c'è parso giusto ribellarci assieme, oppure oggi, che ognuno fa la sua strada e tutti siamo soli?
Lucia stringeva le belle labbra in una smorfia fino a farsi male e replicava:
- Non c'è mai stato un tempo della ragione e uno dei torti. C'è la vita che scorre e ci cambia.
- Ci cambia quando rinunciamo a cambiarla, brontolava Alessandro, mentre irrimediabilmente la luce sua da dentro oscurava il buio di Lucia.
Luci ed ombre.
Dov'è mai la ragione, se una ragione c'è nell'intrico delle nostre cose? L'improvviso e devastante fragore dei tre cacciabombardieri che a quell'ora partivano puntuali dalla vicina base li schiacciava al suolo come fossero due insetti. Portavano con sé, nei modernissimi motori, un mondo che voleva essere nuovo ma pareva antichissimo. Un mondo che chiamava pace la guerra e divorava in mille modi la vita: i fuggiaschi lasciati a morire nel Mediterraneo, i giovani senza futuro, i vecchi senza pensione, gli operai sempre più servi della produzione. In quell'arroganza senza limiti, luci e ombre si fondevano in un sentimento di rabbia indistinta che risvegliava pensieri politici e sogni del passato. Era come la terra tremasse; Lucia e Alessandro ora lo sentivano bene senza bisogno di parlare: c'era nell'aria tutta l'elettricità d'un fulmine improvviso che nella notte, col rombo cupo del tuono, annuncia la burrasca.
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