breve di cronaca
Scuola pubblica: miniera di libertà
NEV - 07-03-2011
Scuola pubblica. Sconcerto dal mondo evangelico per le parole di Berlusconi
Le dichiarazioni di "31 Ottobre", Tavola valdese e Unione battista
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Roma (NEV), 2 marzo 2011 - "Le parole in libertà pronunciate sulla scuola pubblica dal Presidente del Consiglio a margine di un convegno dei cristiani riformisti non possono che destare vivo allarme in quanti hanno a cuore le istituzioni repubblicane". Nicola Pantaleo, presidente dell'Associazione "31 ottobre per una scuola laica e pluralista promossa dagli evangelici italiani", ha espresso sconcerto per quanto dichiarato da Berlusconi il 26 febbraio scorso, per cui gli insegnati delle scuole pubbliche inculcherebbero ai ragazzi "idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie". "Ciò suona particolarmente sgradito nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia - prosegue Pantaleo -. Si tratta di affermazioni gravi che finiscono con lo sminuire il lavoro degli insegnanti già malpagati e afflitti dai tagli della Riforma Gelmini. L'accusa di inculcare negli alunni contenuti contrari a quelli dell'educazione familiare suona ingiuriosa e gratuita. Con un colpo solo si attacca l'impianto educativo della scuola pubblica, di cui si presuppone che il Presidente del Consiglio debba essere il principale supporto, e si conferisce alla scuola privata, lautamente finanziata, il carattere di modello educativo. Ma il calcolo di guadagnarsi così il favore e la riconoscenza del Vaticano è miseramente fallito quando l'input non è stato raccolto dagli interessati, anzi è giunta da essi una gelida presa di distanza. In questo quadro di implicita erosione della laicità non meraviglia l'ennesima latitanza del ministro Gelmini, le cui aperture in senso confessionale sono ben note e sperimentate. L'Associazione '31 ottobre' si unisce a tutti coloro che hanno censurato quelle affermazioni e si dichiara pronta a partecipare e promuovere azioni di protesta in difesa della scuola pubblica, voluta dalla Costituzione, e dei docenti che vi lavorano con impegno e abnegazione" ha concluso Pantaleo.

Intanto la pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese (organo esecutivo dell'Unione delle chiese metodiste e valdesi) ha firmato l'appello per la scuola pubblica lanciato in questi giorni da Repubblica.it. Per Bonafede la scuola pubblica "è uno spazio prezioso di educazione al pluralismo e al dialogo interculturale". "Piuttosto che denigrarla sarebbe importante ricordarne il ruolo nella costruzione dell'identità nazionale. E' in questa prospettiva che valdesi e metodisti hanno sempre difeso la centralità della scuola pubblica rivendicandone il carattere aperto e laico, contro ogni ingerenza confessionale. Lo facciamo anche oggi preoccupati che per cercare il consenso di alcuni settori del mondo cattolico, si perdano di vista il valore e la ricchezza di questo patrimonio", ha scritto Bonafede nel suo messaggio di adesione all'appello.

Lo stesso ha fatto il pastore Lello Volpe, presidente dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI) che, sottoscrivendo l'appello, ha precisato: "Lo faccio a nome di tanti genitori battisti che ogni giorno affidano nelle mani di insegnanti di scuole pubbliche i loro figli e lo fanno con fiducia e con la certezza che essi cresceranno imparando i valori di cittadinanza, le libertà civili, il significato vero della democrazia. Lo faccio anche a nome di tanti insegnanti battisti che ogni giorno, insieme ad altri/e colleghi/e di altre religioni o di convinzioni atee, lavorano insieme per costruire uomini e donne liberi. Lo faccio a nome dei tanti bambini e bambine, ragazzi e ragazze che crescono nelle nostre chiese avendo compreso chiaramente il valore della separazione tra stato e chiesa e che sanno quindi che le scuole devono restare pubbliche se vogliono essere uno spazio di garanzia per tutte le libertà".

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 Dal Comitato Insegnanti Evangelici Italiani    - 07-03-2011
Berlusconi, Bagnasco e la scuola pubblica

Che fare? Commentare l’ultima gag del Presidente del Consiglio sulla scuola pubblica ci sembrava francamente eccessivo. Infatti, appare palesemente inattendibile se non addirittura tragicomico che un uomo sospettato di gravi reati con risvolti morali civili e penali intervenga ad un convegno di cattolici inveendo contro la scuola che “inculca ai nostri figli valori contrari a quelli della famiglia”!

Ciò che però ci fa saltare sulla sedia è la replica del Cardinale Bagnasco che il giorno successivo tra le polemiche e il polverone sollevato dalle parole di Berlusconi si erge a difensore della scuola pubblica statale.

Anzi a dire il vero l’intervento di Bagnasco suscita in noi indignazione. Certamente la chiesa cattolica ha a cuore la scuola pubblica ce ne eravamo accorti... Perché la scuola rientra in un grande e articolato progetto di cattolicizzazione della società che nel secolo scorso ha segnato le sue tappe più importanti con il Concordato del 1923 e il suo rinnovo nel 1984.

Non ci si lasci quindi confondere dall’elogio cardinalizio perché la CEI ha molto a cuore un progetto, quello di clericalizzare la scuola, obbiettivo al quale gli ultimi governi e ministri dell’istruzione si sono piegati con vergognoso servilismo.

La chiesa cattolica vuole fagocitare culturalmente la scuola pubblica statale e questo obbiettivo lo sta portando avanti con il massimo impegno.

Dobbiamo di nuovo ricordare i 13.500 insegnanti immessi nei ruoli dello Stato dalle curie e pagati con le tasse di tutti i cittadini? I libri di testo di religione cattolica gratuiti? Le ore di insegnamento cattolico inserite nel curricolo e nell’orario scolastico? Le discriminazioni subite dagli alunni non avvalentisi? Le centinaia di atti di culto cattolico in orario scolastico? Le visite di prelati ed eminenze? Una volta si è scomodata perfino la madonna di Fatima…!

Da una parte un premier senza dignità che corteggia l’elettorato cattolico con intollerabile ipocrisia a suon di soldi e privilegi dall’altro la chiesa cattolica che non disdegna certo i favori di chi fa mostra di biasimare.

Che dire davanti a tutto questo? Siamo certi che al di là delle gerarchie anche nel mondo cattolico c’è chi vede e si vergogna ma ora laici e cattolici devono dire basta!

Non è sufficiente alzare il vessillo della scuola pubblica anche se è giusto e necessario non basta riconoscere la dedizione di molti che vi lavorano e vi studiano.

Non ci associamo nemmeno a chi si schiera contro la scuola privata la quale è costituzionalmente prevista con la clausola che non costituisca oneri per lo Stato.

Ma in tutto questo fango gettato sulla scuola pubblica perché “non educa” c’è qualcosa di ancora più fuorviante. Infatti, se la scuola deve supportare la famiglia non deve però e non può sostituirsi alla famiglia. Sono la fragilità e l’involuzione di questo nucleo fondamentale della società a riversare sulla scuola tutta una serie di problematiche (etiche sociali esistenziali) a cui la scuola non è chiamata a rispondere anche se di fatto è costretta a farlo.

Da troppo tempo si delega alla scuola la missione di salvare una società che va in frantumi chiedendosi poi perché faccia fatica a svolgere il suo compito specifico.

È urgente un ripensamento generale una riforma di ampio respiro sociale politica religiosa che parta da nuovi presupposti e coltivi nuovi progetti per il bene comune un’assunzione di responsabilità di ognuno nel suo campo e nelle sue sfere di attività che unisca il proprio impegno all’impegno altrui con rinnovata dedizione.

E per questo ci vogliono nuove forze sociali e nuove energie una cultura rinnovata e con nuovi orizzonti nuovi ideali e speranze nuove nuovi uomini e nuove donne che siano disposti a pagare di persona per ciò in cui credono. Questo auspichiamo e per questo ci impegniamo come cristiani e come insegnanti della scuola pubblica.

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