Racconti Quasi sera. Ombre sempre più lunghe. Dante imbronciato nel suo mantello di marmo fluente, tracce di volantini calpestati e l'eco dell'ultimo intervento che ancora batteva sul tasto morale: - Donne di nuovo in campo, ripeteva, donne per dire no a questo scempio e ricordare: si lavora, si suda, si vive e tutto si conquista. Dignità! Perché far chiudere ad Angela, col suo cappotto rosa e il basco di sghimbescio, nessuno saprà mai, ma un ingegno acuto, di quelli che vanno dritto al sodo, aveva commentato con amarezza tagliente: - Questa qui nella sua vita non ha mai lavorato. Io me la ricordo sempre "amica" di chi contava molto. E che scalata! Le manca il Parlamento, ma verrà. "/>
Il veto
Giuseppe Aragno - 22-02-2011
Dallo Speciale Racconti



Quasi sera. Ombre sempre più lunghe. Dante imbronciato nel suo mantello di marmo fluente, tracce di volantini calpestati e l'eco dell'ultimo intervento che ancora batteva sul tasto morale:
- Donne di nuovo in campo, ripeteva, donne per dire no a questo scempio e ricordare: si lavora, si suda, si vive e tutto si conquista. Dignità!
Perché far chiudere ad Angela, col suo cappotto rosa e il basco di sghimbescio, nessuno saprà mai, ma un ingegno acuto, di quelli che vanno dritto al sodo, aveva commentato con amarezza tagliente:
- Questa qui nella sua vita non ha mai lavorato. Io me la ricordo sempre "amica" di chi contava molto. E che scalata! Le manca il Parlamento, ma verrà.
Un filo di vento prendeva via Toledo dal mare d'infilata, girava per la piazza in mulinelli larghi e freddi e sfiorava il gruppo delle dissenzienti, "donne in rosso" per l'occasione, quelle che nelle lotte ci stanno sempre, e la carezza pareva eccitarle. Da giorni avevano messo su le mille iniziative di chi protesta: artiste da strada, balli provocanti, musica un po' gitana con le chitarre pizzicate e battute e un coro greco di maschere squadrate che ripeteva in toni cavernosi:
- Si vede che siam donne inferocite,
pronte a mordere chi ci viene incontro...

- Occasione perduta, esplose stizzita Antonella, con occhi di fuoco sotto l'onda dei capelli neri. E tu, poi, perché non hai parlato?
Ce l'aveva con me.
- Io? E parlare dove, scusa?
- Dal palco! E dove sennò? Sono tre giorni che abbiamo dato il tuo nome alle organizzatrici. Per noi precari, parla lui...
- Si vede che siam donne inferocite,
pronte a mordere chi ci viene incontro...
, ripetevano con un ritmo crescente, girandoci attorno in un cerchio elegante le splendide "donne in rosso".
- Nessuno mi ha detto nulla. Non mi hanno mai informato, borbottai.
- Ma come? fece Antonella, inalberandosi. Che è questa vergogna?
- Si vede che siam donne inferocite,
pronte a mordere chi ci viene incontro...

- E' la nostra vergogna. Lo sai. Avrei detto quello che oggi pensavamo in tanti: non muoviamoci di qui, la piazza è nostra. Prima se ne vadano a casa e poi sbaracchiamo. Evidentemente non hanno voluto.
- E chi?
- Chi? Voi con chi avete parlato? Chi in piazza ci sta per una sceneggiata!
Il resto lo tenni per me. Come racconti alla gente che questo governo parafascista vive dei silenzi complici e dei puntelli di un'opposizione speculare, di un "fascismo rosso", tutto bibbie, parrocchie e potere? Come lo dici che ci sono mille modi di prostituirsi?
- Nessun popolo può ragionevolmente credere che i disastri della storia siano colpa esclusiva di chi vince e governa, mi dicevo sconsolato, lasciando la piazza e aprendomi cortesemente un varco nel cerchio provocante delle "donne in rosso".
- Si vede che siam donne inferocite,
pronte a mordere chi ci viene incontro...


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