La scuola suona la campanella della rivolta sociale
Luigi Ambrosi - 01-12-2010
La memorabile giornata di lotta studentesca di ieri, martedì 30 novembre, rappresenta un salto di radicalità dello scontro sociale in italia, almeno per quanto riguarda il mondo della scuola.
Per alcuni aspetti ha assunto caratteristiche pre-insurrezionali per estensione a tutto il territorio nazionale (e non solo) e per incisività non solo mediatica :occupazioni pur brevi di stazioni ferroviarie e di autostrade, punti nevralgici della circolazione nelle città, ed una quantità incontrollabile di cortei spontanei che dalle scuole andavano ad occupare piazze, monumenti e luoghi simbolo delle città.
Il fatto che a Milano questa mobilitazione abbia avuto come grandi protagonisti gli studenti medi, per quanto solo indirettamente interessati dalla Riforma dell'Università, lascia intendere che le radici della protesta sono ben più profonde dello specifico provvedimento legislativo.
Assistiamo negli ultimi tempi nelle scuole a collettivi studenteschi sempre più partecipati e con posizioni sempre più radicali con occupazioni che si sovrappongono ad autogestioni
Dai giovani, dalle scuole emerge l'insofferenza verso un presente senza futuro e senza prospettiva e che si somma all'insofferenza per un quotidiano scolastico e sociale in progressivo degrado.
L'aria che si respirava ieri era di forza che dava il piacere anche di improvvisare: la città è nostra, blocchiamo la città; lo slogan più gridato era anche il più politicamente adeguato: "Gelmini, Tremonti, Berlusconi: DIMISSIONI".
Gli stessi cortei, a differenza di altre volte nel passato, non hanno incontrato fastidio od ostilità da parte di cittadini, ma una grande attenzione e non raramente consenso e plauso. L'insofferenza di giovani e studenti può cominciare a contagiare la popolazione e anche se per ora le strade sono percorse solo da studenti, cresce il consenso sociale.
Ora non spetta solo alla scuola promuovere la protesta sociale, ma si sa che studenti e giovani sono sempre stati la scintilla, il detonatore della grande protesta sociale. E in questa direzione si sta andando, verso l'organizzazione delle protesta di massa, resistendo e unificando le iniziative coi metalmeccanici, con gli immigrati, con i lavoratori tutti. Dimissioni di questo Governo e Sciopero generale nazionale di tutte le categorie diventano gli obiettivi intermedi di questo percorso.
Abbiamo la coscienza che questo è quanto più teme questa classe dirigente, la protesta di piazza unita di tutte le categorie in questo contesto di crisi economica ed alla vigilia di nuovi pesanti provvedimenti anti-popolari.

P.S.

Non delegheremo l'opposizione ai partiti istituzionali, ad un emendamento del massacratore del G8 di Genova, ai candidati ad un governo tecnico (pronto ad attuare "da centrosinistra" una manovra finanziaria da 140 miliardi di euro in tre anni come obbligati dall' UE), ma solo alle nostre forze ed alla organizzazione sociale di base.


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