Vicinanze
Giovanni Lamagna - 10-11-2010
Tra domenica e lunedì due fatti "politici" hanno colpito in modo particolare la mia attenzione.
Il primo è stato (direi: ovviamente) la convention di Futuro e Libertà a Perugia.
Il secondo la trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano (anche questa, per me, è stata un fatto politico).
Ne approfitto per parlare di due personaggi, Gianfranco Fini e Roberto Benigni, che hanno dominato nelle due situazioni di cui sopra: il primo, ovviamente nella convention di Futuro e Libertà, il secondo nella trasmissione di Fazio e Saviano.
E ne parlo perché, di fronte ai discorsi che hanno fatto entrambi, mi è venuto spontaneo associarli alla figura di Nichi Vendola.
Proverò a spiegare perché.

Parto dall'associazione che ho fatto tra Fini e Vendola.
I due personaggi sono naturalmente diversissimi.
Fini è molto alto, altezzoso, tendente al macho.
Vendola è di media altezza, mite, alla mano, non certo effeminato, ma dichiaratamente gay.
Fini si richiama ad un padre "nobile": Almirante. Quindi non rinnega le sue radici fasciste.
Vendola non rinnega le sue radici comuniste, pur avendole oramai trascese.
Fini è pacato nell'eloquio, razionale, quasi freddo, piuttosto compassato.
Vendola è focoso, emotivo, passionale, caldo.
Eppure, guardando e sentendo Fini, domenica scorsa per televisione, non ho potuto fare a meno di cogliere delle analogie tra lui e Vendola, che avevo visto e ascoltato in diretta a Firenze, due domeniche prima.
Quali analogie?

1) Sono più o meno coetanei. Appartengono quindi alla stessa generazione politica.
2) Entrambi hanno un forte carisma. Rappresentano, quindi, una leadership sicura e indiscutibile all'interno del loro raggruppamento politico.
3) Entrambi hanno messo profondamente in discussione le loro radici , compiendo un lungo percorso di revisione culturale e politica.
4) Ma, soprattutto, entrambi stanno provando a scardinare, a provocare una specie di bing bang nello schieramento politico di cui fanno parte: Fini nell'ambito del centro-destra, Vendola nell'ambito del centro-sinistra.
5) Entrambi, pur avendo fatto un lungo e significativo percorso, tendono a recuperare il meglio e l'essenziale delle loro radici culturali e politiche; in modo particolare tendono a recuperare linguaggi e contenuti che la seconda repubblica aveva frettolosamente e superficialmente abbandonato.
6) Entrambi, quindi, si candidano a rappresentare una novità: Fini nell'ambito del centro-destra, Vendola nell'ambito del centro-sinistra. Novità che, forse, prefigurano un nuovo salto nella storia della Repubblica Italiana, forse un passaggio dalla seconda alla terza repubblica.
7) Entrambi, se riusciranno a consolidare l'operazione politica che stanno tentando, contribuiranno ad un avanzamento (potremmo dire in direzione sinistra) del quadro politico nazionale: il centro-destra sarà più di centro e il centro-sinistra più di sinistra.

E vengo alla seconda associazione: quella che mi è venuta di fare tra Benigni e Vendola.
Ieri Benigni ha fatto un intervento strepitoso: nella prima parte esilarante, comico, ridanciano, a tratti sarcastico, a tratti ironico, a tratti sferzante; nella seconda parte lirico, poetico, commovente, a tratti religioso, quasi mistico.
E' in questa seconda parte che mi è venuto di associarlo a Vendola. Soprattutto per due ragioni.

C'è stato un momento in cui Benigni ha fatto una vera e propria "dichiarazione d'amore" a Saviano, esaltandone la bellezza, ovviamente morale e culturale, ma anche dello sguardo limpido e pulito. Questa "dichiarazione" ha raggiunto l'acme, quando Benigni ha cantato a Saviano (proprio come fa un innamorato alla sua amante, girandogli attorno, come in una danza) una meravigliosa canzone napoletana Era de maggio.
In quel momento mi sono ricordato del discorso che ha fatto Vendola a Firenze, due settimane fa, sulla bellezza.
Nelle parole di Benigni e soprattutto nel pathos con cui le ha dette ho ritrovato gli stessi accenti e le stesse tonalità emotive di Vendola.

C'è stato un altro momento in cui Benigni ha più meno detto così, parlando dei camorristi (in particolare di Schiavone), che hanno "condannato a morte" Saviano: "Come si fa a condannare a morte un uomo che ha scritto un libro? Chi lo fa uccide un uomo, ma, nel momento in cui uccide quest'uomo, uccide anche se stesso. Non si può ammazzare un libro, non si può ammazzare la cultura. Ad un libro si risponde con un altro libro (se si è capaci di scriverlo). Nessuno potrà mai "uccidere" un libro. Chiunque tenti di farlo ammazza prima di tutto se stesso."
Ovviamente ho provato a riportare in sintesi il concetto che ha espresso Benigni, ma non sono in grado di avvicinarmi, neanche lontanamente, la tensione lirica/poetica esemplare con cui lo ha reso.
Ascoltando questo passaggio, mi è venuto naturale pensare al passaggio fatto da Vendola a Firenze sulla non violenza. Con parole diverse, ma con la stessa tensione morale ed emotiva.

Era un caso che Vendola fosse presente ieri alla trasmissione di Fazio e Saviano e ne sia stato uno dei protagonisti, quando si è parlato degli stereotipi legati alla omosessualità?

A proposito, ho scoperto di essere un omosessuale.
Non l'avevo mai saputo fino a ieri.
Quando, infatti, Saviano (dopo che Vendola aveva letto le decine e decine di epiteti con cui nei vari dialetti della penisola vengono definiti gli omosessuali) ha (a sua volta) letto gli innumerevoli comportamenti che vengono, nell'immaginario collettivo, attribuiti a chi ha quantomeno tendenze omosessuali, non ho potuto fare a meno di riconoscermi in molti di quei comportamenti.
E, infatti, puntuale è arrivata la telefonata di una che mi conosce bene, mia figlia, la quale ironicamente mi ha chiesto: "Papà, ma allora sei gay?"
Come avevo fatto fino a ieri a non accorgermene?

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